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TAP e TRIV, che differenza c’è? - (2 dicembre 2014]) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 04 Dicembre 2014 08:32

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 2 dicembre 2014]

 

l mio amico Eugenio Corrado (è davvero un mio caro amico) mi cita, in una lettera pubblicata domenica su Quotidiano, ironizzando (sottilmente) sulle mie opinioni rispetto a gasdotto e trivelle. E mi chiede come mai non sia così contrario al gasdotto mentre lo sono per le trivelle. Anzi quasi mi dipinge come favorevole al gasdotto. E quindi mi sta accusando di incoerenza. Che differenza c’è tra gasdotto e trivelle, mi chiede? Entrambi impattano, no?

È vero, caro Eugenio, entrambi impattano, ma in modo differente. Anche tu hai un tubo del gas, in casa. Ed è successo che alcuni appartamenti siano esplosi a causa di fughe di gas. Per questo togli il gas da casa tua? Il tubo del gasdotto, comunque, viene posato sul fondo del mare, non si scava una trincea. Solo vicino a terra, se ci sono ambienti di pregio, è previsto lo scavo di un tunnel che gli passi sotto. Ho fatto uno studio per l’Eni per le piattaforme per l’estrazione di gas in Adriatico, e non abbiamo trovato grandi impatti dovuti a “fughe di gas”.

Altro conto è estrarre petrolio. In questo caso non è un tubo che passa, con un gas all’interno. Si perfora il fondo del mare, e si estrae petrolio. Le perdite sono fisiologiche, e poi ci sono i possibili incidenti. L’impatto di un incidente al gasdotto sarebbe tipo quelli che fanno saltare un appartamento (non ti togli il gas per questo), mentre un incidente a un impianto di estrazione di petrolio è ben altra cosa. Lo abbiamo visto in Florida. Sono mondi completamente differenti.

Ho espresso pareri contrari ai movimenti No Tap perché mi pare strano questo ambientalismo a senso unico, dimentico di tutti gli altri impatti che stanno flagellando il Salento. Compreso l’altro progetto di gasdotto, con approdo a Otranto. Ho anche detto e scritto che se Tap mi dovesse chiedere uno studio sui suoi impatti, lo farei. E direi quel che ne risulterebbe. Mi pare una cosa assolutamente lecita. Tap fa concorrenza al gasdotto russo. Ci sono forti interessi in gioco. E fa gioco criminalizzare i possibili concorrenti. Ed è bene anche delegittimare chi denuncia questo gioco. È una strategia che funziona, evidentemente, visto che ci cascano persino i miei amici. Oramai, per qualcuno, sono un criminale, venduto, etc. etc. Sui muri di Lecce stanno comparendo scritte del tipo “No Tap, Boero infame…”

Infame è un aggettivo molto usato negli ambienti mafiosi. Non mi sono mai piaciuti i fanatici, di nessun tipo. E forse è per reazione a questi personaggi che mi sono permesso di sottolineare la mancanza di coerenza in chi fa battaglie a fronte unico. Ho già affrontato minacce personali, ai tempi in cui si istituì l’Area Marina Protetta di Porto Cesareo. Venivano da chi si opponeva alla protezione dell’ambiente. Ne ho avute anche da ristoratori che vendevano datteri e da pescatori di datteri. E da diverse altre tipologie di delinquenti e semi-delinquenti. Diciamo che ci sono abituato. Ora trovo simili atteggiamenti minacciosi anche in sedicenti difensori dell’ambiente.

Tornando a Tap, quindi, se si deciderà di farla e si chiederà il mio parere tecnico sull’impatto di quel tubo, lo darò e dirò quel che ne risulterà. Ovviamente lo studio sarà pagato da Tap, ma questo non significa che mi sarò venduto. Chi vede questa equazione probabilmente si guarda in uno specchio. Ci sono, è vero, autorevoli personaggi del mondo scientifico che si sono espressi a favore del nucleare, dicendo che avrebbero messo le scorie in camera da letto, e lì qualche dubbio è venuto anche a me. Ma qui la storia è molto diversa. Per quel che riguarda le trivelle, invece, ho già scritto quello che mi risulta. Per me, non se ne parla neppure. Il gioco non vale la candela e i rischi di costi da pagare non sono commisurati rispetto ai possibili benefici. Comunque, caro Eugenio, se vuoi ne parliamo ancora.

Ferdinando Boero


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