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Didattica o didattica e ricerca? Università a un bivio - (30 dicembre 2014) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 30 Dicembre 2014 11:44

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 30 dicembre 2014]

 

In molti paesi le Università non sono tutte uguali. Ci sono quelle dove si fa didattica e ricerca, e quelle dove si fa solo didattica. Inutile dire che le università più rinomate sono quelle dove la qualità della didattica è garantita dalla qualità della ricerca. I docenti sono eminenti personalità nella disciplina che insegnano, e ne incrementano le conoscenze con i contributi originali dei loro studi. Nelle università dove si fa solo didattica si conferiscono lauree ma, per esempio, non ci sono i dottorati di ricerca. In Italia tutte le università sono Università in senso anglosassone. E non esistono i College, cioè le università dove si fa solo didattica. Le recenti valutazioni hanno mostrato che questo non è vero, e che ogni Università è un misto di Università (dove si fa didattica e ricerca) e di College (dove si fa didattica). Ci sono docenti che fanno ricerca a un certo livello, e ce ne sono che proprio non ne fanno o che, comunque, hanno ricevuto una bassa valutazione. Ogni Università ha un mosaico di queste tre tipologie, con diverse proporzioni. Lo stato non può più permettersi di mantenere questa finzione in cui tutte le università sono Università. E, piano piano, ognuna prenderà la sua strada. In alcune si farà ricerca e didattica, e in altre si farà solo didattica.

Cosa sceglierà l’Università del Salento? Vogliamo un’università dove si fa solo didattica? O un’Università dove la ricerca abbia un ruolo di garanzia della qualità della didattica? Dopo la recente valutazione della ricerca universitaria, alcune Università stanno correndo ai ripari per affrontare la prossima valutazione. Il Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Milano, per esempio, ha preso l’iniziativa di farsi valutare da valutatori esterni, scegliendo di essere un’Università, e vuole migliorare la sua ricerca, perché pensa che avere professori di alto livello sia una forte attrazione per gli studenti.

E noi? Leggo di strategie di presenza nelle scuole, di pubblicità sui muri, e tante altre iniziative che attraggano gli studenti salentini e che li spingano a restare qui, a non andare altrove. Devo ammettere che, vista la crisi, mi sarei aspettato un maggior numero di studenti salentini nella nostra Università, perché andare al nord “costa”. Mi sbagliavo. Gli studenti vogliono andare nelle Università migliori, e le famiglie fanno qualunque sacrificio per mandarceli. E qui torniamo alla ricerca. Le Università migliori sono quelle dove si fa ricerca di alto livello. Dove i professori non devono andare nei licei per farsi conoscere, perché sono già conosciuti attraverso i media nazionali. Non per niente, la terza missione dell’Università è quella di propagandare il più possibile i propri risultati nei media, in modo che si sappia quel che produce.

Ora, poniamoci una domanda: quali sono le aree tematiche in cui la nostra Università è rinomata e conosciuta a livello nazionale e internazionale? Le recenti valutazioni della ricerca lo hanno mostrato abbastanza bene. Una strategia potrebbe essere: puntiamo su questo come nucleo di base già consolidato, e poi allarghiamo la base su cui fondare un’Università, con investimenti che mirino a rinforzare discipline che hanno le potenzialità di utilizzare al meglio le infrastrutture a nostra disposizione. Le lauree triennali, generaliste, possono anche essere basate sulla didattica. Ma le specialistiche no. E neppure i dottorati. L’Università deve valorizzare il meglio della propria ricerca proprio nelle specialistiche, nei dottorati, e nell’ISUFI. In modo da attirare studenti da tutta Italia, e anche dall’estero. Man mano che un nucleo di professori-ricercatori raggiungerà la massa critica per una didattica di alto livello, si inaugureranno nuove magistrali e percorsi di dottorato di ricerca. Lecce è una città bellissima, ci si vive bene e viverci costa senz’altro meno di Milano, o Roma, o Bologna. Dobbiamo attirare studenti da tutta Italia e, con loro, verranno anche i salentini. Ma solo dove la qualità sia garantita e certificata.

L’alternativa è offrire corsi a basso prezzo, con “quello che passa il convento”, e puntare tutto sulla didattica. Lasciando la ricerca al proprio destino. In questo caso, però, l’Università della ricerca e della didattica diventerà un’università dove si offre solo didattica, un College. Come avviene nel resto del mondo. Avverrà anche da noi. Il Ministero offre alle Università la possibilità di scegliere il proprio destino, con le strategie che vorranno intraprendere. I punti organico, gli edifici e quant’altro potranno essere investiti nel potenziamento della ricerca, allargando sempre più la base esistente, oppure potranno essere divisi a pioggia, accontentando le componenti più numerose del mondo accademico. Questa scelta condizionerà il futuro della nostra Università. Nelle discussioni di questi giorni non ho mai visto la parola ricerca, e neppure la parola valutazione della ricerca. Solo didattica. E quindi credo che la strada della didattica, staccata dalla ricerca, sia quella che abbiamo deciso di intraprendere. La conferma viene dalla strategia per decidere come distribuire gli incentivi, visto che privilegia l’attività didattica e gestionale. Le diavolerie inventate dall’Agenzia Nazionale di Valutazione, tipo le mediane e la valutazione della produzione scientifica, sono state ignorate.  A Milano hanno basato il loro sviluppo proprio su questo. Ma qui a Lecce pare  proprio che la strada intrapresa sia differente. Basta saperlo.


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