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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Una risata non li seppellirà – (18 gennaio 2015) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 18 Gennaio 2015 10:09

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 18 gennaio 2015]

 

La religione è presente in tutte le forme di cultura umana, sin dai primordi. Alcune culture hanno cercato di eradicarla, ma con scarso successo. E’ un collante sociale e comportamentale molto forte e ha probabilmente avuto un ruolo cruciale nel promuovere la socialità nella nostra specie. Siamo l’unica specie religiosa. Ma siamo anche l’unica specie in cui è possibile un ritorno alla natura primordiale, all’assenza di religione, attraverso un percorso culturale. In passato chi osava professare l’ateismo veniva fortemente stigmatizzato e spesso ucciso. Le guerre di religione sono state da sempre combattute con la più estrema ferocia. Se veramente convinti di avere in mano un libro scritto da una divinità, o su sua diretta ispirazione, si è convinti di essere nel giusto assoluto. E se si crede veramente che ci sia un altro mondo ad attenderci, migliore di questo, se avremo difeso quel libro e quella divinità da esseri spregevoli che hanno un libro diverso dal nostro, scritto da una divinità ovviamente fasulla, allora la morte non ci fa paura e il martirio diventa un premio. La nostra religione è stracolma di martiri. Molti sono martiri che non hanno ucciso nessuno, ma basti pensare a quel che abbiamo fatto con le crociate o con l’inquisizione per capire che anche la nostra religione ricalca questo modo di pensare. Gli aeroplani da combattimento spesso vengono benedetti.

Non è facile combattere contro chi non ha paura di morire. Soprattutto se il nostro sentire religioso si è affievolito e se le certezze sono sostituite da dubbi filosofici non da poco. Man mano che il percorso culturale progredisce, certe interpretazioni della religione vengono meno. La religione, infatti, è stata spesso usata per fomentare guerre che niente avevano a che fare con la divinità. Oggi siamo meno inclini a fare guerre in nome di Dio. Potrei dire che non me ne vengono in mente, di recenti. Se ce ne sono, sono poche. Prima lo erano tutte. Però c’è una parte del mondo dove ancora si dichiarano guerre in nome di una divinità. Dove si uccide se la divinità viene in qualche modo rappresentata e derisa. Dove la vita di tutti i giorni viene decisa in base a un libro scritto dalla divinità. E chi non si conforma viene frustato, mutilato, ucciso. E’ quello che facevamo noi prima del secolo dei lumi, che ci ha traghettato in una dimensione meno ferina del sentire religioso. Oggi, per noi, la religione è una questione personale. Chi crede rispetta ed è rispettato da chi non crede, e si accetta una visione plurima del fenomeno che chiamiamo religione. In altri posti no. Con la globalizzazione, queste persone hanno la possibilità di muoversi ma, arrivate in contatto con altre culture, non si omologano ad esse e mantengono saldamente i propri principi. Spesso la religione è l’ultima ancora di salvezza degli ultimi. Ma altrettanto spesso viene adoperata da persone senza scrupoli per spingere gli ultimi verso strade sanguinose. Gli ispiratori di queste imprese omicide e suicide sono spesso ricchissimi a seguito di vendita di petrolio alle stesse comunità che poi subiscono i loro attacchi.

Non è facile sconfiggere chi non ha paura di morire e che, anzi, cerca la morte. Mi spiace: la religione è più forte della satira, e anche dei missili teleguidati. Non si riesce a sconfiggere così facilmente, nelle sue forme aberranti. C’è una sola arma che può sconfiggere l’uso criminale della religione. Si chiama cultura. Si chiama scienza. Noi siamo usciti da questa fase con Voltaire, Galileo, Newton, Darwin. Non è da molto che un Pontefice ha riabilitato ufficialmente Galileo. Giordano Bruno è morto sul rogo per le sue idee. Siamo stati barbari anche noi. Poi siamo guariti e si sono sviluppati gli anticorpi della scienza e della ragione. Non hanno eliminato la religione, ma l’hanno inserita nell’ambito che le compete: la spiritualità. E accettiamo che altri credano in divinità diverse dalle nostre, o che non ne abbiano. Abbiamo anche smesso di cercare di convertire chi crede in altre divinità, sto parlando dei missionari. Ora i missionari, in nome della propria divinità, vanno ad aiutare chi ha bisogno, e non cercano di sostituire la religione locale con la propria. Un tempo sì.

La cultura non si impone con i missili, e non si impone neppure con lo sberleffo. Deridere chi crede non porterà mai a ripensamenti. Mi spaventa quel che ho appena scritto, perché rientra in canoni che non mi appartengono. Ho il massimo rispetto per ogni espressione culturale della nostra specie e la religione è una forma culturale, come lo è lo sberleffo. Ma ho appena suggerito che la nostra espressione culturale sia migliore di quella di altri. Da un certo punto di vista non lo è: la nostra espressione culturale sta distruggendo il pianeta in nome di una divinità chiamata crescita economica e la distruzione dei sistemi naturali fa morire molta gente. Che magari si rifugia in religioni che a noi paiono primitive. Non tagliamo più la testa alle persone, ma le facciamo morire in modi più sottili che meno evidenziano il nostro potere di sterminatori. Per noi, e per loro, la cultura è l’unica arma che promuove il progresso. Ne hanno bisogno “loro” ma ne abbiamo bisogno anche noi. La strada è lunga. E il rischio di tornare ad essere come “loro” è grande. Ed è il loro obiettivo.

Post Scriptum. Come ha detto il vignettista Gipi, la satira va sempre dal più debole al più forte. La satira deride chi opprime, il violento, l’intollerante. Non si può fare satira sugli ebrei nei campi di concentramento. Non si può. Se bombardano e uccidono i palestinesi si può. Non si può fare satira sugli islamici uccisi negli attentati. Si può fare satira su che taglia le teste in nome di Allah. Si può fare satira su un vescovo paludato di oro che lancia l’anatema contro i matrimoni omosessuali (e magari tace sulla pedofilia e l’omosessualità, che non sono la stessa cosa, nella chiesa). Si può. Se si fa, non si offende la religione, si offende chi usa la religione per affermare il proprio potere. L’inferno, se c’è, brucia per loro, non per chi li prende in giro (e viene ucciso).


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