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Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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NOTERELLANDO... Costume e malcostume 6. Elogio della filosofia dell’indolenza PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Giovedì 19 Febbraio 2015 10:09

[“Il Galatino” anno XLVII n. 20 del 5 dicembre 2014]

 

C’è un divertentissimo dialogo, in Questi fantasmi dell’immortale Eduardo, tra Raffaele, che è portiere di un palazzo antico e, nella fattispecie, responsabile di un particolare trasloco, e un facchino, il quale ha appena portato su, all’appartamento dell’ultimo piano (che si ritiene infestato dagli spettri), alcune suppellettili e capi di vestiario del nuovo inquilino, e si appresta a ridiscendere.

«Vado a prendere l’altra roba», dice il facchino.

«E bravo! E io? – replica il portiere, che ha una forte paura di restare solo in quella casa di fantasmi – Ma che hai, fretta? Aspetta, che adesso arriva il tuo collega, e poi torni giù».

«Ma così si perde tempo!», ribatte il facchino.

E il portiere Raffaele: «Perché, se guadagni del tempo cosa te ne fai? Lo mangi, il tempo?... E se perdi del tempo, sei ridotto sul lastrico?».

Come tanti altri, questo frammento di verace ‘napoletanità’ la dice lunga sulla tradizionale flemmatica filosofia partenopea, basata spesso, e forse sempre, su un modo del tutto speciale di vivere la vita, assaporandone – per scelta, e possibilmente – ogni attimo in tutta calma, se non addirittura con indolenza, senza affannarsi, senza agitarsi più di tanto, e senza sentire la tirannia dell’orologio che corre, e ci fa correre, tal quali al Bianconiglio di Lewis Carroll in Alice nel Paese delle meraviglie, che grida disperato: «È tardi! È tardi! È arcitardissimo!», saltando furioso di qua e di là.

A ben riflettere, viviamo oggi in un mondo sempre più smodato, dove la fretta è la nostra invisibile padrona, e anzi tiranna, che ci obbliga a fare tutto di gran corsa.

Ma ce n’è poi, davvero e sempre, motivo? È poi realmente possibile che non abbiamo il tempo per fare tutto, e sentiamo forte l’impulso di affrettarci per completare le sempre varie e sempre urgenti incombenze che, per l’appunto, incombono?

Ma chi siamo? Ulissi? Giasoni alla ricerca del vello d’oro? Giovanne d’Arco? Wonder-Women, Super-eroi?  O non è, piuttosto, una sorta di mala-abitudine inconsciamente assorbita, una pulsione emotiva derivata da un acquisito e improprio ‘costume’, per di più passivo e generalizzato?

È possibile che non si trovi più il piacere di fare quattro chiacchiere ‘inutili’ al bar o al biliardo con gli amici, o qualche “giro di villa” come ai bei tempi, due passi insieme, per rilassarsi, parlando di poco o di nulla? Non è forse meglio – una tantum – un sano frivolo scherzoso e salutare ‘cazzeggio’ al vuoto muoversi in auto da un posto a un altro, alla ricerca di chissà cosa o barricandosi in casa davanti a un monitor del computer o della tv?

Interrogativi del tutto retorici, ovviamente, per richiamarci a stare un po’ con i piedi per terra, e ad essere più semplici, più sereni. E soprattutto più liberi.

Posso anche capire (e testimoniare) che la fretta possa influenzare i comportamenti abituali in una grande metropoli, come ad esempio Roma (dove già spostarsi da un punto all’altro – con mezzi propri o pubblici che sia – richiede un impiego di tempo sempre notevolissimo), ma nelle piccole e medie città di provincia, che senso hanno paradossi del genere di quelli che si ricavano da scenette come questa, o queste, di cui sto per dire?

«Ma guarda che combinazione, che sorpresa! È un secolo che non ci vediamo! Che bello! Tutto ok? Poi mi racconti, eh? Adesso devo proprio scappare. Ci vediamo! Ciao!».

E se ne va. Deve ‘scappare’. Perché deve ‘scappare’? È forse evaso/a dal carcere ed è inseguito/a dai Carabinieri?... E poi, se è un secolo che non lo/la vedi, fermati qualche minuto in più, no? Magari invitalo/a a cena! E comunque, che senso ha il saluto finale:  “Ci vediamo!”. Siete qua, tu e lui (o lei), e vi state già vedendo, no? Non c’è affatto bisogno di aspettare domani. O un altro secolo. O mai.

La verità è che stiamo perdendo completamente il piacere della rilassatezza, dell’indolenza, della calma, dell’essere un po’ placidi e goduriosi.

Riprendiamoci un po’ il nostro tempo, allora. E giochiamocelo come più ci piace. Possibilmente senza quell’ansia e quella fretta che tutti hanno, chissà perché, e che anche noi, per somiglianza, dovremmo avere, chissà perché.

Viva infine la libertà. Senza considerarla come un’esclamazione-istigazione alla pigrizia, abituatevi a prendervela un po’ più comoda. A stare con gli altri, senza che la fretta ve lo vieti. A non farsi prendere dall’impazienza, dalla frenesia, dal dover fare questo e quest’altro, trascurando i piccoli piaceri della vita, che spesso sono i più belli.

E se può esservi d’aiuto, ricordatevi di quella mia vignetta, dove c’è qualcuno (magari potresti essere anche tu) che sta poltrendo a letto, e una voce fuori campo che lo esorta: «Sveglia: il mondo sta correndo!...». E quello: «Sì, ...ma dove?».

Meditiamo, amici. Meditiamo.

 


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