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Cultura senza natura, disastro sicuro - (19 febbraio 2015]) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 22 Febbraio 2015 08:04

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 19 febbraio 2015]

 

Ho letto con grande interesse l’appassionata difesa del Liceo Classico (e Scientifico) da parte del matematico Giorgio Israel. Io ho fatto lo scientifico, mia moglie e mia figlia il classico. Ci sono tutti i pro di cui parla Israel, ma ci sono anche dei “contro”. Nella scuola disegnata da Croce e Gentile, pur essendoci tante bellissime cose, manca la Natura. Come manca nella nostra Costituzione. Si dimentica che, nella Bibbia, il Creatore affida un solo incarico ad Adamo: dare il nome agli animali. Si dimentica che la nostra cultura nasce con le pitture rupestri, dove sono raffigurati gli animali da cacciare. Maschi cacciatori e femmine raccoglitrici (assieme ai bimbi) devono conoscere la zoologia e la botanica. Da lì abbiamo iniziato a catalogare le cose, a inventare “categorie” molto prima di Kant. La genesi della nostra cultura si sviluppa a partire da queste osservazioni e dalla loro catalogazione. Il ragionamento base costituito da “se”…. “allora” inizia in quel periodo. Se mangio questo frutto mi sento male e allora non ne mangio più. Se mi morde questo animale muoio, e allora me ne tengo alla larga. Ha ragione Israel a parlare di priorità della teoria sulla pratica, citando Einstein. Ma non dimentichiamo che Darwin sviluppò la sua teoria della selezione naturale, seguita da quella sull’origine dell’uomo, in base alle sue esperienze giovanili a bordo del Beagle e alle osservazioni che continuò a fare per tutta la vita. Saper osservare è importantissimo. Tanto quanto declinare a memoria i verbi latini, o imparare le dimostrazioni dei teoremi. Non mi sogno neppure di sminuire l’importanza di queste attività, però una scuola che dia solo questo, con buona pace di Israel, non è una buona scuola. I bambini escono da scuola e non riconoscono gli alberi che incontrano nel tragitto fino a casa. Non conoscono le specie esotiche rispetto a quelle native. Non parliamo di riconoscere gli animali. Non sanno come funziona un ecosistema e la riduzione della complessità a un insieme di piccoli fatti di minore complessità (il riduzionismo della fisica) li porta a non sapere neppure come funziona il loro corpo. Chi esce dal liceo non sa il processo con cui si forma la pipì. Per saperlo deve conoscere l’apparato digerente, quello circolatorio, quello respiratorio, il metabolismo cellulare e l’apparato escretore. Tutti questi apparati e il loro funzionamento sono parte del programma, ma sono in capitoli separati e non vengono mai fatti funzionare tutti assieme. Un fisico, a Che Tempo che Fa, ha detto che la fisica è come l’alta montagna. Si sale, scompare tutto, restano solo le rocce e, da lassù, si vede tutto. Dalle particelle alle galassie (cioè i due estremi dimensionali di organizzazione della materia studiati dalla fisica). Peccato che noi viviamo per tutto quello che sta in mezzo a questi due estremi. E con le nostre scellerate attività stiamo distruggendo la Natura che ci sostiene, mentre il nostro impatto su particelle e galassie è nullo. E particelle e galassie non hanno gran che da offrirci, in termini di beni e servizi.

Sarei un imbecille a dire che questo tipo di studi “non serve”. Ma quanto è stato imbecille togliere l’evoluzione dai programmi della scuola dell’obbligo? E vi assicuro che, anche se è stata reintrodotta, viene insegnata poco e male.

Gli ultimi tre Papi si sono resi conto di queste carenze. Benedetto XVI ha detto esplicitamente che l’ecologia deve diventare oggetto di studio nelle scuole. E non nella caricatura attuale. Giovanni Paolo II ha detto che la Natura si ribellerà a quel che le stiamo facendo. Purtroppo ci troviamo tra i due fuochi di chi rimpiange il bel Liceo dei tempi che furono e chi vuole Informatica, Inglese, e Impresa. Entrambe le visioni sono estratte dalla Natura, su una brulla montagna. E’ questa crassa ignoranza che porta a preconizzare la crescita economica infinita, senza ancora aver capito che i sistemi ecologici che ci sostengono sono finiti, e non ce la fanno più a sostenerci. L’incremento del capitale economico porta all’erosione del capitale naturale. Ma come si fa ad apprezzare la Natura se non fa parte della nostra Cultura? Mi vanno benissimo latino, greco, teoremi, fisica e chimica, anche i nucleotidi del DNA imparati a memoria come il Passero Solitario. Mi va bene l’informatica, l’inglese, persino l’impresa. Ma non mi va bene l’esclusione della Natura, dell’osservazione. Tra parentesi, il Passero Solitario è Monticula solitarius, mentre il Passero è Passer domesticus. Ma lo sapranno quelli che studiano come pappagalli parlanti (Psittacus erithacus) la poesia di Leopardi? Scommettiamo che tutti pensano che parli di un passero domestico che se ne sta solo sulla vetta della torre antica? Le informazioni stipate nei giovani cervelli sono davvero basate su conoscenza? Darwin ha cambiato la nostra visione del mondo e di noi stessi e ha mostrato la pervasività dell’evoluzione. Forse per la nostra scuola è venuto il momento di un po’ di evoluzione ma, proprio come don Abbondio con il coraggio, chi non ha la Natura nella propria cultura mica se la può dare da solo! L’uso delle maiuscole e delle minuscole è intenzionale. Rendiamoci conto che certi percorsi di formazione, infarciti di latinorum, possono originare Fabiole Gianotti ma anche pseudo-intellettuali che parlano in politichese astruso, senza sapere quel che dicono, come fanno quelli che recitano il Passero Solitario pensando che sia un passero domestico.


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