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Eccellenza… ma mi faccia il piacere! – (2 marzo 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 06 Marzo 2015 07:42

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 2 marzo 2015]

 

Ha ragione Enrico Mauro a prendere in giro la parola eccellenza, adoperata per definire la produzione di professori universitari. La valutazione è una cosa molto delicata e i valutatori possono fare gravi errori di autoreferenzialità. Per completezza di informazione, però, diciamo che il prof. Mauro opera nel campo del Diritto Amministrativo e che l’area giuridica non è il paradigma di tutta l’Università. All’Università i docenti sono chiamati a svolgere due funzioni essenziali: la docenza e la ricerca. La docenza non li impegna moltissimo, sono centoventi ore all’anno di lezione. Poi ci sono gli esami, le tesi, ma si tratta pur sempre di un carico di lavoro non particolarmente oneroso. Il resto del tempo andrebbe dedicato alla ricerca. Un professore universitario deve fornire contributi originali all’avanzamento delle conoscenze che, dall’alto della cattedra, impartisce ai discenti. E quanto più rilevanti sono questi contributi, tanto più aumenta quella che Mauro, con molta ironia, chiama eccellenza. Nel campo giuridico non è facile da verificare. Ma in moltissimi altri campi esistono, in tutto il mondo, criteri di valutazione condivisi che permettono facilmente di capire se un docente svolge ricerca di un certo livello oppure no. Non è facile dire, all’interno di una data fascia qualitativa, se uno è più bravo dell’altro, ma non è difficile riconoscere chi ha acquisito un livello internazionale da chi è rimasto in ambito provinciale.  Valutare è difficilissimo, ma è l’unico modo che abbiamo per non appiattire l’Università a un mero esamificio. Diciamo che in alcuni campi le valutazioni si fanno, eccome. Se siamo malati e ci dobbiamo curare troviamo il modo per sapere quale professore sia più indicato a curare le nostre patologie, e troviamo anche il modo di sapere quale sia la migliore struttura. Valutare si può anche in campo giuridico, per esempio analizzando il tasso di successo nella difesa di cause in tribunale. Ma qui siamo nella pratica (malati guariti, cause vinte), mentre all’Università si devono elaborare nuove teorie, per trovare nuove pratiche. Se vogliamo entrare in campo economico, non posso non sorridere al pensiero che la migliore Università italiana in campo economico è la Bocconi. Vi si elaborano magnifiche teorie. Poi diamo il paese in mano a Monti, che chiama altri eccellenti professori universitari, come Elsa Fornero, ed ecco che il disastro è assicurato.

E quindi sì, è difficilissimo valutare. Ma non esiste altra strada. Le valutazioni possono cambiare. Monti e Fornero erano eccellenti, poi la prova dei fatti ci ha mostrato che, sotto la vernice scintillante, la carrozzeria era abbastanza arrugginita. Si cambia opinione. Ma questo significa che non si può sapere chi, in Italia, sia ai vertici qualitativi in un certo campo e chi no? Le valutazioni si fanno periodicamente e devono servire di stimolo a migliorare. Che alternativa si propone? Il nulla? Oppure il mero numero di studenti ai quali si è fatta lezione, e il numero di esami superati? C’è molta resistenza, nel sistema universitario, alla valutazione. Si preferiscono le divisioni a pioggia, in modo da accontentare la maggioranza.

Ma un giovane che debba scegliere l’Università da frequentare, potendosi permettere un trasferimento, in base a cosa sceglierebbe dove formarsi? Avrebbe la possibilità di discernere tra corsi di laurea dove trionfa la mediocrità e altri in cui operano persone di ottimo livello? La nostra reputazione, a spanne, è quello che gli altri dicono di noi. Sapete come fanno i ragazzi e le ragazze? Prendono la pagina web del corso di laurea, guardano i nomi dei docenti, poi li scrivono in google, col nome tra virgolette, e vedono cosa dice il mondo di quelle persone. Già il numero di citazioni dice qualcosa. Poi si vanno a guardare le prime citazioni, nelle prime tre o quattro pagine. Se si tratta di docenti di area scientifica, trovano le pagine di Google Scholar e vedono la produzione scientifica, la comparano con quella degli altri docenti di altre università. Dimenticavo, oltre a didattica e ricerca, gli universitari devono anche espletare una terza missione: il rapporto con il territorio, la divulgazione. E anche questo viene facilmente valutato. Basta cercare in Google.  Se un’Università ha un corpo docente mediamente mediocre prima o poi perderà studenti e finanziamenti. Se non si attrezza a chiamare persone “eccellenti” prima o poi decadrà. E non basterà l’ironia verso le valutazioni a salvarla. Per esempio, che risponderemmo se qualcuno chiedesse: in quali aree l’Università del Salento eccelle? Diremmo che sono tutte uguali e che una vale l’altra? Se dicessimo questo ammetteremmo che la nostra Università è mediocre. E in base a cosa, allora, potremmo dire che un’area è davvero di ottimo livello, se non dal valore dei docenti che la rappresentano? E hai voglia a fare facili ironie: se queste valutazioni non le vogliamo fare noi, le faranno gli altri. E se la maggioranza di noi deciderà che valutare è inutile, ci valuteranno lo stesso, e ne subiremo le conseguenze. Perdendo studenti e finanziamenti.

 


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