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La dinamica dei litorali salva l’estate – (7 aprile 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 12 Aprile 2015 06:48

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 7 aprile 2015]

 

La disciplina che studia la costa marina si chiama dinamica dei litorali. La parola dinamica dice tutto: la costa non è un’entità statica. La costa cambia, in modo dinamico. Cambiano le coste rocciose, con i crolli che portano alle cadute di massi, e cambiano le coste sabbiose. Lungo la costa, tra un capo e l’altro, si definiscono le celle di sedimentazione. La sabbia rimane all’interno delle celle, ma può essere trasportata da una parte all’altra, a seconda delle mareggiate e dei venti. Le spiagge avanzano, poi arretrano. Ma poi avanzano di nuovo. Questa è la dinamica. Se si costruisce col cemento, e ci si attende che la spiaggia resti dove si trovava quando abbiamo costruito, si va incontro a “disastri” catastrofici. Se ci si adatta alla dinamica, tutto rientra nel gioco della natura. Ora siamo contenti: la sabbia è tornata. E l’ha riportata la furia del mare che prima l’aveva portata via. Le spiagge sono anche piene di foglie di posidonia (che non è un’alga) e speriamo che non venga l’idea di ripulirle. Oppure che si usi quella massa vegetale per il ripascimento delle dune, come già è stato fatto in passato lungo nelle marine leccesi. La posidonia spiaggiata protegge il litorale e le grandi masse di foglie indicano che la prateria sommersa è in buona salute. Tutto bene allora? Quasi. Aumenta a dismisura il problema della spazzatura marina. L’Unione Europea ha emanato una Direttiva in cui identifica undici descrittori di buono stato ambientale. Il descrittore numero dieci è proprio la spazzatura marina. E la costa adriatica salentina è in cattivissime condizioni, per quel che riguarda questo descrittore. In questo caso non è colpa delle amministrazioni locali. Il basso Adriatico è caratterizzato da una corrente parallela alla costa che scende da nord e fluisce verso lo Ionio.

Inoltre la circolazione è spesso caratterizzata da un grande vortice che connette le nostre coste con quelle albanesi. Il risultato è che la spazzatura del nord Adriatico e anche quella della costa orientale del bacino confluiscono sulla nostra costa. Arriva di tutto: grandi alberi, boe, reti, involucri per le cozze, e poi plastica di tutti i tipi, scarpe, vetro, sedili di auto, a volte persino qualche cadavere! Il legno naturale è bellissimo, e fa parte della natura. Non lo considererei spazzatura marina. Ma il resto sì. Le amministrazioni locali sono costrette a sobbarcarsi la spesa della pulizia  dello sporco prodotto da altri. Spesso lo fanno in modo scorretto. I mezzi pesanti mandati sulle spiagge per raccogliere la spazzatura hanno una azione negativa sul litorale e, inoltre, spesso rimuovono sabbia assieme alla spazzatura, favorendo i fenomeni erosivi. E poi non c’è solo la spazzatura sulle spiagge. Molta spazzatura affonda e si accumula sui fondali. Lo sanno bene i pescatori. Va smaltita in modo adeguato e spesso viene rigettata in mare da chi la “pesca”.

Non dico che si tratti di una calamità naturale, però è chiaro che l’onere di pulizia non dovrebbe ricadere sulle amministrazioni locali che, una volta tanto, non sono colpevoli di cattiva gestione. Da ricercatore che si occupa di ambiente, inoltre, una volta tanto mi identifico completamente nella figura dell’operatore ecologico, un neologismo per definire in modo aulico lo spazzino di un tempo. Lo studio della spazzatura marina è di grande attualità. Definirne le tipologie, stabilirne i flussi e le dinamiche, escogitare possibili modi per rimuoverla e anche un possibile utilizzo, e tentare di proporre una legislazione che tuteli le amministrazioni locali rappresenta un tema di ricerca molto innovativo, con tutto un mondo da esplorare.

Prima di essere smaltita, la spazzatura marina dovrebbe essere studiata. E già è stata fatta una tesi di laurea magistrale in Coastal and Marine Biology and Ecology, presso l’Università del Salento. Francesca Licchelli ha studiato la dinamica della spazzatura marina lungo il litorale delle Cesine e ha quantificato i flussi e le tipologie nel corso di un anno. Ma la situazione dei litorali, lo sappiamo bene, è dinamica. Quel che abbiamo verificato nel corso di un anno potrebbe non valere negli anni successivi. E poi, proprio come con le foglie spiaggiate di posidonia, si potrebbe utilizzare la spazzatura marina per ripristinare le dune e difenderle dalle mareggiate. Già ci sono artisti che la raccolgono e la compongono, traendone opere di grande valore. Insomma, il problema potrebbe persino diventare soluzione, magari impegnando i pescatori nelle operazioni di recupero e studio, soprattutto per quel che riguarda la spazzatura sui fondali. In effetti, se il recupero sulle spiagge fosse fatto con le barche, senza uso di mezzi terrestri, si salvaguarderebbe la spiaggia. E artisti e ingegneri costieri potrebbero essere coinvolti nella ideazione di opere di difesa realizzate con la spazzatura marina, in modo esteticamente valido. Sarebbe un’azione pilota da esportare in tutta Europa. E magari verrà il tempo in cui ci si lamenterà perché il mare non porta più la spazzatura “nobile”, quella dei tronchi e del legno in generale, sulle nostre coste! Chissà cosa ne dicono i candidati alle elezioni regionali. Chissà se conoscono gli undici descrittori di buono stato ambientale della Direttiva Marina dell’Unione Europea! Valgono anche da noi, e sono quelli che in futuro qualificheranno il nostro mare agli occhi di tutt’Europa.


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