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Mario Signore, per me – (12 aprile 2015) PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 12 Aprile 2015 20:29

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 12 aprile 2015]

 

Tanti anni fa, sotto il rettorato Limone, all’Istituto Superiore Universitario per la Formazione Interdisciplinare fu lanciato il quarto settore, riguardante la Salvaguardia e Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali. A quell’epoca Limone vinse le elezioni contro un altro candidato dell’area umanistica, e chiamò subito il suo antico avversario ad operare nel quarto settore ISUFI. Chiamò anche me (anche se non lo avevo votato) e tanti altri docenti dell’area umanistica, dei beni culturali, di ingegneria, di economia. Persone tra le più disparate, che di solito non parlavano tra loro, pur lavorando per la stessa istituzione. Ma la seconda I di ISUFI significa Interdisciplinare, e quindi era logico che si incontrassero persone di discipline differenti. Per me è stata un’esperienza tra le più fruttuose di tutta la mia oramai lunga carriera universitaria. Ho conosciuto gente che, di solito, viene considerata poco nei settori “scientifici”. E ho capito quanto abbiamo da perdere a non interagire con loro. E credo di poter dire che anche “loro” hanno capito che c’è da guadagnare ad interagire con “noi”. Dato che sono notoriamente un rompiscatole, mi divertivo a fare il Pierino della compagnia, e a mettere in dubbio quasi ogni cosa. Facevamo lezione tutti assieme, e ognuno ascoltava quello che dicevano gli altri, e gli studenti partecipavano alla pari alle nostre discussioni. Perché tutti eravamo ignoranti e le nostre conoscenze di singoli coprivano solo un pochino della grande area di ignoranza che cercavamo, tutti assieme, di ridurre riempiendola con la conoscenza. Mettere assieme tante piccole conoscenze e farne una più grande era la sfida.

Un giorno mi divertii a spiegare come utilizzare i servizi informatici che l’Università mette a disposizione attraverso il SIBA (allora diretto da Virginia Valzano). Avete a disposizione la più grande biblioteca del mondo, se siete in grado di cercarci dentro. E i testi sono spesso consultabili cercando le parole chiave. E’ uno strumento indispensabile. Quel giorno l’antico avversario di Limone arrivò in ritardo e non sentì quel che avevo detto. Iniziò il suo discorso dicendo che Internet è il diavolo in persona. Che bisogna andare in biblioteca. Esattamente il contrario di quel che avevo detto io. Ingaggiammo una delle nostre solite discussioni. Qualche giorno dopo Benedetto XVI fece una dichiarazione che mi fece saltare sulla sedia. Aveva riabilitato un prelato della scuola di Lefebvre, senza accorgersi che si trattava di un tipo che aveva fatto dichiarazioni naziste. Per giustificarsi, Benedetto disse: se avessi fatto una semplice ricerca in rete me ne sarei accorto. Oh oh. Il giorno dopo incontro il mio amico al bar dove ci fermavamo per prendere un caffè prima di iniziare a lavorare con i nostri amati studenti. Mi vide arrivare, e sorrideva sornione. Hai sentito cosa ha detto il Papa? gli dissi, mentre mi avvicinavo. Ho sentito, ho sentito. L’avrà una bella biblioteca, il Papa, eh? Eppure ha ammesso che cercando in internet avrebbe subito risolto la situazione. Devo ammettere che hai ragione, mi disse. Devo rivedere la mia opinione. Quel giorno mi sentii molto forte. Ma poi capii che era lui ad essere diventato più forte. Io non avevo imparato niente (lo sapevo già), ma lui aveva imparato qualcosa ed aveva avuto l’onestà intellettuale di comprendere e di ammettere. Lui si era arricchito, sapeva di più. Io ero rimasto uguale. Il vincitore non ero io, era lui. Mi aveva insegnato a non aver paura di aver torto. Diventammo ancora più amici, e mi invitò diverse volte a congressi di filosofia morale, in qualità di relatore. Grazie a lui ho conosciuto Edgar Morin, e altri nomi di questo calibro. Da Filosofia era passato a Economia, dove insegnava etica. Etica agli economisti, Dio sa se ne hanno bisogno. Era in pensione, ma continuava ad essere attivo come sempre. Aveva lanciato una rivista, scriveva libri, faceva conferenze. Gli umani nascono con un bagaglio ridicolo di conoscenze innate, e accumuliamo sapere nel corso della nostra esistenza. Se non rimbecilliamo, diventiamo dei preziosi contenitori di conoscenza man mano che l’età avanza e le conoscenze si accumulano. Si chiama saggezza. Poi c’è la decadenza fisica.

Questa è la storia della mia lunga amicizia con Mario Signore. La decadenza fisica, per sua fortuna, non è arrivata e lui se n’è andato prima, in fretta, dopo una breve malattia. Troppo in fretta, caro Mario. Ma a volte, come si dice per i pugili, è meglio ritirarsi quando si detiene il titolo mondiale, invece di attraversare una triste fase di declino. Cerco di prenderla… con filosofia, visto che Mario era un filosofo. Ma faccio fatica a ricacciare indietro l’amarezza delle occasioni perdute, delle persone perdute. Ogni volta che ci vedevamo ci abbracciavamo, e invariabilmente parlavamo di quei tempi, all’ISUFI. Quando i saperi si incontravano e i presunti detentori dei saperi diventavano amici per sempre. Per un po’ ho persino sperato di poter ricominciare a battere quella strada, e Mario sarebbe stata la prima persona che avrei chiamato, per gioire di nuovo del suo sapere. Ma i tempi cambiano, e i valori di Mario in molti casi non hanno più gran senso. Sono valori che ho fatto miei, e che testardamente, in direzione ostinata e contraria, cerco di onorare. Ho perso un maestro (anche se lui non sapeva che lo consideravo tale). Mi ripromettevo di dirglielo, prima o poi, e invece… Lui era ferventemente credente, io un pochino meno. Non credo che ci saranno paradisi dove potremo incontrarci di nuovo, ma lo terrò vivo nel mio bagaglio di esperienze, in posizione di grande preminenza.


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