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Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
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"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Home I mille racconti I mille racconti Il Vecchio e l’Ombra 6. Terzo dialoghetto
Il Vecchio e l’Ombra 6. Terzo dialoghetto PDF Stampa E-mail
I mille racconti
Scritto da Giovanni Bernardini   
Lunedì 13 Aprile 2015 11:36

[Brogliaccio Salentino di “Presenza Taurisanese”, n. 1 / Gennaio 2015, p. 10]

 

Il Vecchio sprofondò nella poltrona restando al buio, finché una vocina interiore non l’ammonì: “Perché non accendi la lampada? Mi darai modo d’uscire a conversare un poco con te meglio che da qui dentro”.

Il Vecchio accese e, quando sedette, l’Ombra al solito s’accovacciò ai suoi piedi. Quasi a scusarsi disse: “Ormai ho preso l’abitudine a queste chiacchierate che non so farne a meno. A te non accade lo stesso?”

“Sì, certo. Ma stasera sono talmente agitato che ho dimenticato d’accendere”.

“Cosa t’è successo?”

“Pensa che la pressione arteriosa era altissima. Non tanto la massima quanto la minima. Da potermi venire un colpo”.

“T’hanno fatto arrabbiare”.

“Sì, una signora dalla capitale, in fondo una vecchia cara amica, vedova d’un generale”.

“Allora, se un’amica, perché?”

“Perché a volte anche gli amici pretendono d’importi il loro punto di vista su materia delicata e discutibile”.

“Conoscendoti, scommetto che si trattava di religione”.

“Hai indovinato. Mi parlava di mia moglie che sta in Paradiso e prega per me. Sicuro, se esistesse un Paradiso non potrebbe trovarsi che là. Ma come si possono affermare certe cose senza un minimo dubbio?”

“E’ la fede, Vecchio mio”.

“D’accordo, mia cara, però da qualche cattolico aperto ho sentito dire che il dubbio alimenta la fede. Mia moglie stessa, pur sorretta da salda fede, si poneva degli interrogativi. Intuivo che talvolta si tormentava. A me chiese se Gesù Cristo fosse davvero esistito. A proposito dell’Antico Testamento, ebbe un incontro con una insegnante di religione. Rimase delusa per la risposta che si trattava di tutti simboli. Uguale insoddisfazione provò dopo il colloquio con un dotto sacerdote, docente universitario. Continuava a desiderare una conversazione possibilmente risolutiva ed esprimeva il sospetto che gli stessi Vangeli non potessero garantire assoluta autenticità essendo passati attraverso secoli e secoli”.

“Capisco, tua moglie mancava d’una buona cultura, ma era dotata di discreta intelligenza e d’un carattere complesso, molto sensibile. Riconosciuto ciò, non mi sembra che quell’amica abbia detto nulla di offensivo”.

“Infatti no, è stato quando a bruciapelo m’ha posto la domanda: ‘Tu non credi al Paradiso?’ Io, alla sprovvista, ho risposto: ‘Mboh!’ e subito dopo m’accingevo a spiegare. Invece, come un torrentaccio in piena, m’ha inondato di parole, senza alcuna possibilità d’interloquire, d’interromperla un attimo per esprimere sommessamente il mio punto di vista. Alla fine, figurati un po’, senza conoscere le mie reali condizioni fisiche e psicologiche, m’ha consigliato di utilizzare i vasti spazi offerti da casa e giardino per le mie passeggiate quotidiane... Insomma ne sono uscito esausto e contrariato”.

“Alla tua rispettabile età dovresti aver acquistato la saggezza. Viceversa mi accorgo che ne sei ben lontano. Che senso ha prendersela tanto per una telefonata, sia pure in gran parte non condivisa?”

“Non ha senso. Hai ragione, purtroppo non sono un vecchio saggio. Dice un filosofo che tutta la vita non ha senso. Siamo noi a cercare disperatamente di darle un senso”.

“Vedi allora che anche le religioni servono a questo scopo”.

“E’ vero, purché non diventino – come spesso constatiamo – strumenti di potere e d’intolleranza. Al di là delle religioni, molti si sforzano, ognuno a suo modo, di dare un senso alla propria esistenza”.

“Tu sei fra costoro. Ci sei riuscito?”

“Ho cercato di spendermi in vari campi col massimo impegno. Se poi sia riuscito, non sta a me, saranno altri a giudicarlo”.

“Un senso privo però di qualsiasi fede religiosa”.

“A parte la fede nella cultura, esiste una religiosità laica basata sull’imperativo categorico di osservare la morale non al fine d’ottenere un premio o sfuggire un castigo, bensì nel rispetto della dignità umana, propria ed altrui. Questa moralità io credo che, per noi occidentali, probabilmente affondi le sue radici almeno in parte nel cristianesimo”.

“A quanto sostieni, sei d’accordo con quel filosofo napoletano chiamato ‘il papa laico’”.

“Sì, con la sua opera Perché non possiamo non dirci cristiani. Il non dirci non significa essere. Allo stato attuale la nostra civiltà mi sembra, bene o male, ancora permeata di cristianesimo. Può darsi che, con le nuove generazioni, la situazione cambi. Ma per adesso non mi meraviglia se talune notevoli personalità, dichiaratamente atee, fanno riferimento al cristianesimo sul piano dell’etica”.

“Se tu ammetti questo, perché non spingersi un passo più avanti e abbracciare la fede?”

“Ti rispondo anzitutto con un’informazione: fino a non molto tempo fa la lettura diretta dell’Antico Testamento da parte dei fedeli era proibita”.

“Come mai?”

“Perché c’è veramente da scandalizzarsi. Un Dio che ordina stragi, se ne compiace, premia chi le esegue, punisce chi non le porta a compimento. Poi trovi adultéri ed incesti. Davide s’impadronisce di Betsabea, moglie di Uria, e manda questo a morire nelle prime file in battaglia. Le figlie di Lot, allo scopo di procreare in una terra rimasta priva di uomini, decidono d’ubriacare il padre per andare a letto con lui. Mosè uccide ben 3000 ‘fratelli’ per aver adorato un idolo. Il profeta Elia scanna 450 sacerdoti di Baal. E finalmente cade la pioggia tanto invocata. Potrei continuare...”.

“I Vangeli sono molto diversi”.

“Già, dovremmo discutere dei sinottici, ma anche dei cosiddetti apocrifi, delle lettere di Paolo, dei Rotoli del Mar Morto ecc. Sarebbe lungo e complicato. Intanto sappiamo che gli evangelisti si affannano a dimostrare la discendenza di Gesù da Davide. Abbiamo visto come costui si sbarazza di Uria. Poi, sterminati i nemici, per ringraziamento della vittoria, consegna sette figli di Saul ai Gabaoniti, che li impiccano”.

“In effetti un antenato non molto edificante!”

“C'è da dire che il primo dei Vangeli è quello di Marco, scritto intorno al 70 d.C. Gli altri, di Matteo e Luca, seguono intorno all’80-85, copiando da Marco con piccole ma numerose correzioni. Quello di Giovanni sarebbe da collocare intorno al 90-100. Tenendo presenti le date, gli autori dei Vangeli sinottici non sono testimoni oculari delle vicende narrate né hanno nome. Il primo ad attribuire loro un nome fu Ireneo di Lione intorno al 180 d.C. Ma il problema più che altro consiste nel fatto che, ad una lettura rigorosa, si colgono reticenze, contraddizioni, invenzioni. Ho accennato prima a Mosè ed Elia. Questi personaggi grondanti sangue sono posti da Marco, Matteo e Luca accanto a Gesù nella Trasfigurazione”.

“Io sono un’Ombra, non un teologo o un esperto di testi sacri. Non possiedo strumenti per replicare a quanto affermi”.

“Allora mettiamo da parte questo tema, affrontiamone un altro. Lasciami però concludere che tali testi innegabilmente contengono diversi validi insegnamenti, ma sopra tutto per le alte qualità narrative appartengono più alla letteratura che non alla storia. Torniamo al senso della vita?”

“Senz’altro, visto che è un argomento che c’intriga tutt’e due. Hai già detto che la vita non ha un senso. Siamo noi a cercare di darcelo, a nostro uso e consumo”.

“Esatto. Comunque, ammesso che io sia riuscito a darmelo via via nel corso degli anni, giunto a questa tarda età mi ritrovo a pensare in negativo”.

“Cosa significa?”
“Significa che tutto mi appare un immenso assurdo”.

“Scusami, non riesco ancora a capire”.

“Premetto che forse è male vivere così a lungo. Ti senti proprio uno straccio e vedi tutto buio. Hai tempo di riflettere sulle tue sventure e su quelle che hanno colpito le famiglie paterna e materna. Non ti fermi qui però, consideri il mondo intero. Esiste tanta malvagità senza dubbio, ma prevalgono tanta sofferenza, tanto dolore, che, senza risparmiare gl’innocenti, investono il genere umano, quello animale e vegetale. Infine c’è la morte che all’uomo può portare la pace, ma spesso la crudele consapevolezza del distacco da tutte le persone e cose amate”.

“Ho capito. Dunque non c’è rimedio?”

“Non lo so. Mi rendo conto soltanto che la vita e l’universo restano, almeno per ora, avvolti dal mistero”.


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