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Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
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NOTERELLANDO... Costume e malcostume 11. Il gioco delle tre cartacce PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Martedì 21 Aprile 2015 06:26

["Il Galatino" anno XLVIII n. 6 del 27 marzo 2015, p. 3]

 

Con l’avvento del computer e della scrittura virtuale, i soliti immancabili, illuminati e sagaci profeti avevano sentenziato che la carta sarebbe presto sparita.

Non più lettere, stampe, comunicazioni, avvisi, notifiche, manifesti, e perfino i giornali o i libri – i vecchi cari libri che per secoli hanno pazientemente aspettato di essere sfogliati da curiosi e impavidi appassionati, donando sempre e comunque meraviglie – sarebbero ben presto spariti dalla faccia del pianeta, con buona pace del signor Gutenberg, e dei nostalgici e retrogradi lettori di vecchia generazione.

Si sarebbe finalmente lasciato il passo, sentenziavano i sagaci profeti, ad una trasmissione di sapere e conoscenza rapidissima e universale, facendo volentieri a meno degli inutili e superati orpelli cartacei: tutto via etere, come nel nulla, come per magia, toccando un tasto, e facendo apparire (o anche sparire) milioni, e anzi miliardi di miliardi d’informazioni. (Mi sembra, peraltro, assai paradossale, che nonostante si parli di misure incommensurabili di ‘memoria’, questa ‘memoria’, infine, potrebbe annullarsi in una frazione di tempo altrettanto infinitesimale!).

 

Sappiamo tutti com’è finita. Pur soffrendo una certa crisi d’identità e/o adeguandosi in parte alle nuove tecnologie, i giornali e i libri, ma anche documenti pubblici, fatture commerciali, notifiche, ingiunzioni, eccetera eccetera, sono sempre lì: sulla carta.

Mancano semmai, sostituiti dal telefonino e da un sempre più incombente “messaggiare” (neologismo di squisita fattura), le lettere personali di una volta, quel fitto carteggio fra persone comuni o fra uomini di stato o studiosi in vena di confronti e confidenze o fra semplici innamorati, che dava forse un senso più sentimentale e umanistico alla cronaca e talvolta alla storia: testimonianze tangibili e resistenti, di cui oggi (e salvo, forse, che per qualche inguaribile romantico come me), non se ne sente evidentemente il minimo bisogno.

Per il resto, lungi dall’essere sparita, la carta è diventata ben presto una sorta d’invadente e invasiva ‘malattia’ del XXI secolo: un autentico morbo di cui tutti siamo preda, e al quale non riusciamo ancora a porre un efficace rimedio, infiltrandosi maleficamente – essa carta! – sotto i nostri usci o in tutte le cassette di posta dei palazzoni di città, come nelle case, casine, casette e casolari di borghi e paeselli, sotto l’infida forma di messaggeri di benessere e utilità.

A nulla valgono i cartelli, speranzosi e/o anche intimidatori, tipo: “È severamente vietato lasciare opuscoli pubblicitari di qualsiasi genere in questo condominio!” oppure “Chi introduce in questo stabile materiale promozionale è perseguibile a norma di legge!”. Macché. Gli ‘invasori del volantino’ sono rapidi, efficaci, invisibili, invincibili. Il personale preposto alle pulizie non fa in tempo a ripulire ingressi e androni, che manco cinque minuti dopo essi traboccano di depliants d’ogni provenienza: supermercati, pizze a domicilio, dentista-fai-da-te, fitness a rate, svuota-cantine a prezzi modici, idraulico-elettricista-tuttofare, fino all’immancabile “Lasciati coccolare dai 99 deliziosi gusti di creme e frutta con panna della Cattedrale del Gelato Artigianale!”...

Il risultato è grottesco, anzi perverso come nel famigerato ‘gioco delle tre carte’. Si perde sempre (la faccia). Dagli ingressi, androni e cassette della posta, tutto quel po’ po’ di roba finisce infatti immancabilmente per terra, diventando robaccia, cartaccia, minaccia al decoro e alla buona educazione.

 

Che civiltà è mai questa se, anziché leggere cosettine un po’ più interessanti, ci soffermiamo a controllare subito, illico et immediate, sul fresco volantino del Super-Mega Centro Commerciale, a quali e a quante offerte super-speciali non bisogna assolutamente perdere botta? E se, leggendo e rileggendo, non ci sono offerte interessanti? Beh, tanto vale buttare via il volantino, no? Il quale volantino (appallottolato o a fogli sparsi o in base all’estro dell’utilizzatore), va immancabilmente a finire per terra.

Ma come? S’è fatto tanto per eliminare la carta, e poi ci troviamo ancora più  ‘incartati’?

Che sia, ancora e sempre, colpa del consumismo?

Raccontava, a tale proposito, lo scrittore Luciano De Crescenzo: «Mia madre mi ha insegnato a non buttare via nulla. Tanto meno per terra. Teneva perfino una piccola scatola di cartone, dove sul coperchio stava scritto: “Spaghi troppo corti per essere usati”. A chi le chiedeva: - Ma che te ne fai? Lei rispondeva, sorridendo: - Po’ servì. Può servire».

Forse anche la carta inutilizzata di un volantino “po’ servì”. Quanto meno come ‘termometro’ di buona educazione. Non pensiamo certo di conservarla come gli spaghi troppo corti della signora De Crescenzo, ma buttiamola almeno in un cestino o negli appositi contenitori. O no?

A presto.


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