Nuova sospensione delle attività
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Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
Sospensione attività in via precauzionale
Avviso sospensione attività Pur in assenza di casi accertati di coronavirus, nella regione Puglia sono sconsigliati (anche se non ancora formalmente vietati) gli assembramenti di persone. Per questo... Leggi tutto...
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo dell’Università Popolare A. Vallone di Galatina (in ordine alfabetico)   1 Bozzetti Maria Rita, nata a Roma 2.Campa Antonio nato a Galatina (Le) 3 Diso... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
Sulla base di quanto deliberato durante l'ultima Assemblea, giovedì 27 febbraio 2020 si procederà alle elezioni del nuovo Consiglio Direttivo e all'approvazione delle modifiche dello Statuto. Si... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
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Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Giovedì 23 Aprile 2015 08:34

Sul finire del XVII secolo, all'ombra della crisi delle Villanelle, in una convulsa realtà sociale, fra un'eruzione del Vesuvio e un'epidemia di peste, entrò in incubazione quella che sarebbe diventata un giorno la Canzone napoletana, nata dall'incrocio dei canti popolari delle campagne con i canti popolari di città e le composizioni di autori con forte personalità artistica. Su questa base nacquero nel '700 la Commedia e l'Opera buffa, sul cui seno la canzone popolare si rifugiò e da cui in seguito si divise per vivere di luce propria.  Presero così il volo le arie di Palummella, Michelemmà, Lo Guarracino e le canzoni di Pulcinella come Serenata a Pulcinella di Libero Bovio. Parliamo quindi della Tarantella, tipica danza popolare dell'Italia meridionale, in tempo ternario mosso e progressivamente accelerato. L'etimologia del termine è legato alla taranta o tarantola, il ragno nero il cui morso provocava, specialmente nella donna, manifestazioni isteriche di tipo convulsivo con danze ossessive per espellere il veleno della tarantola. Il tarantismo diffuso fin dall'antichità in area mediterranea è sopravvissuto soprattutto in Puglia.  Il termine rimanda a Taranto nella cui zona, nei tempi antichi,si celebravano culti orgiastici legati al dio greco Dioniso e tarentinula e tarantinidion erano termini relativi alle vesti discinte, quasi oscene, che usavano i danzatori nei baccanali. Tra l'altro una commedia latina di Nevio Tarentilla (la ragazza di Taranto) rappresenta una sorta di danza ammiccante e fascinosa di una tarantina che tiene contemporaneamente avvinti a sé diversi amanti. In Puglia, in particolare nel Salento, la danza ha assunto il nome di pizzica ed è rimasta assai viva nella tradizione del folklore salentino tanto che negli ultimi anni sono state organizzate molte rassegne musicali, tra cui famosa quella di Melpignano, la Notte della taranta, che richiama migliaia di appassionati e curiosi.

La Tarantella napoletana nasce nel XVII secolo proprio in seguito alla crisi e all'involuzione del tarantismo, ma nell'area napoletana la tarantella perde ogni valenza simbolica , diventa danza accompagnata da strumenti a fiato, a corda, a percussione (come già nel tarantismo), per poi intro-durre strumenti nuovi come il putipù, lo scetavajasse, le nacchere e predilige soprattutto la componente ritmica.

Una delle tarantelle più famose della tradizione popolare napoletana è Michelemmà, di anonimo anche se dal poeta Salvatore Di Giacomo, autore di molte e belle canzoni napoletane, è stata attri-buita al pittore secentesco Salvator Rosa. In realtà si tratta di un equivoco involontariamente provo-cato da un viaggiatore inglese, Charles Burney, che aveva acquistato dal nipote del famoso pittore un Libro di Musica di Salvator Rosa, da intendersi nel senso di proprietà di... appartenente a... e non come scritto da lui.  Canzone dunque di anonimo.  Di controversa interpretazione  anche il titolo Michelemmà. Secondo alcuni si tratterebbe della descrizione della nascita dell'isola d'Ischia rappresentata da una bella isolana scarola (ischiarola), ma scarola è anche il nome di una verdura che alluderebbe alla conformazione dei colli ondulati e verdeggianti dell'isola, sottoposta ai feroci attacchi dei turchi. Un'altra interpretazione, invece, la riconduce a una sorta di intercalare locale Michele 'e mà (Michele di mamma, bello mio, scemo mio, secondo un'accezione scherzosa e affettusa delle mamme napoletane al proprio figliolo) in un racconto-fiaba di una madre per fare stare cheto il proprio figlio. Inoltre  S. Michele è anche il protettore di Ischia.  Tra i maggiori interpreti di questa canzone va ricordato Roberto Murolo, una voce storica di Napoli.


E' nata miez'o mare/ Michelemmà, Michelemmà     Biato a chi la vence,/ Michelemmà, Mich...
E' nata miez'o mare/ Michelemmà, Michelemmà      Biato a chi la vence,/ Michelemmà, Mich...
Oje na scarola, Oje na scarola/ Oje na scarola...        A 'sta figliola a 'sta figliola/ A 'sta figl...

Li turche se nce vanno/ Michelemmà Michel...          'Sta figliola ch'è figlia,/ Michelemmà, Mich.

Li turche se nce vanno/ Michelemmà, Mic...              'Sta figliola ch'è figlia,/Michelemmà,Mich...
A reposare a reposare/ A reposare a reposare              Oje de notaro oje de notaro/Oje de not...

Chi pe' la cimma e chi,/ Michelemmà, Mich...             E 'mpietto porta na/Michelemmà,Mich...

Chi pe' la cimma e chi,/ Michelemmà, Mich...             E 'mpietto porta na/Michelemmà,Mich...

Pe' lo streppone, pe' lo streppone/ Pe' lo str...               Stella Diana stella Diana/Stella Dia...

 

Un'altra famosissima tarantella è Palummella zompa e vola, il cui testo di anonimo è stato va-riamente rielaborato con parole che attaccavano il potere trasformando una canzone d'amore in una canzone di protesta, sia contro i Borboni che contro i Savoia, tanto da essere sottoposta a censura.       Ma il popolo napoletano ricorse all'espediente di cantarla a bocca chiusa, come nel coro della Butterfly. Si tratta quindi di un canto popolare rielaborato e trascritto da Teodoro Cottrau, figlio di

Guglielmo, il quale lo pubblicò nel 1873.   La musica deriverebbe dall'aria dell'Opera buffa la Molinarella del barese Niccolò Piccinni del 1766 ed ha avuto tra i suoi grandi interpreti cantanti del calibro di Sergio Bruni e di Massimo Ranieri.

In napoletano palummella significa farfalla e nella versione attuale è soltanto una canzone d'amore dove la farfalla, simbolo di libertà e messaggera d'amore, viene mandata dall'innamorato alla donna amata per dirle tutto il suo amore e darle un bacio. Per certi versi ricorda una ballata del 1300 di Guido Cavalcanti  Perch'i' no spero di tornar giammai, che s'inserisce nel filone tutto letterario dell'amore di lontano inaugurato da Jaufré Rudel, dove a svolgere la funzione della messaggera d'amore non è la farfalla -come nella canzone- ma la ballata stessa del poeta lontano.

La canzone comunque  è tra le più belle della tradizione popolare napoletana e mantiene intatto il suo fascino leggero e incantato, malinconico e sognante.

 

Palummella, zompa e vola
addó' sta nennélla mia.
Non fermarte pe' la via,
vola, zompa a chella llá.

Farfallina, salta e vola
dove sta la bambina mia.
Non fermarti per la via
vola, salta da quella lì.

Co' li scelle,
la saluta.
Falle festa,
falle festa
attuorno attuorno.
E ll'hê 'a dí
ca, notte e ghiuorno,
io stó' sempe,
io stó' sempe
a sospirá.

Con le ali,
salutala.
Falle festa,
falle festa
intorno intorno.
E dille
che, notte e giorno,
io sto sempre
io sto sempre
a sospirare.

Palummella, vola vola
a la rosa de 'sto core.
Non ce sta cchiù bello sciore
che t'avesse da piacé.

Farfallina, vola vola
verso la rosa di questo cuore.
Non c'è più bel fiore
che ti possa piacere.

'A ll'addore,
ca tu siente,
'a chill'uocchie,
'a chill'uocchie,
'a chillo riso
credarraje,
ca, 'mparaviso,
tu si' ghiuta,
tu si' ghiuta,
oje palummé'.

 

 

Dal profumo,
che senti,
da quegli occhi,
da quegli occhi,
da quel sorriso
crederai,
che, in paradiso,
sei finita,
sei finita,
o farfallina.

A lu labbro curallino,
palummé', va', zompa e vola.
'Ncopp'a chillo te cunzola
e maje cchiù non te partí.

Verso le labbra coralline,
farfallina, vai, salta e vola.
Su quello ti consola
e non te ne andare mai più.

Ma si vide
ca s'addorme
e te vène,
e te vène,
lo tantillo
tu ll'azzecca
no vasillo
e pe' me,
e pe' me,
n'auto porzí.

Ma se vedi
che si addormenta
e ti viene,
e ti viene,
il desiderio
tu gli dai
un bacino
da parte mia,
da parte mia,
un altro così.

 

 

Anche alla canzone Lo Guarracino, di anonimo del '700, è stato attribuito un proposito rivoluzionario, in quanto il testo poteva leggersi come incitamento alla sommossa.  Già all'epoca riscosse un grande successo diventando una sorta di inno popolare.

“Lo Guarracino” è il nome dialettale napoletano del “Coracino”, pesce nero e bruttissimo.

Su un allegro ritmo di Tarantella la canzone si snocciola su un testo straordinariamente fantasioso e divertente, dove viene rappresentata con vivacità una battaglia tra vari pesci, schierati chi a favore e chi contro il coracino, il quale, innamorato della sardella, deve rinunciare al proprio amore, perché la bella sardella è stata promessa all'alletterato (pesce della famiglia dei tonni).

Scoppia una battaglia dove tutti i contendenti se le danno di santa ragione.  Il brano, considerato una delle prime tarantelle napoletane, ha la sua genialità nel fatto che la sua ambientazione non è nei vicoli napoletani, bensì nei fondali marini del golfo di Napoli e i personaggi sono in realtà pesci e molluschi d'ogni tipo.  Notevoli le interpretazioni di Roberto Murolo, di Fausto Cigliano e della Nuova Compagnia di Canto Popolare.

La Tarantella poi nell'ottocento è uscita fuori dall'ambito regionale per opera di autori europei come Weber, Stravinskij, Tchaikovsky, Listz, il quale ha rielaborato al pianoforte una famosa tarantella “colta” di Gioacchino Rossini intitolata La danza. Ma tarantelle sono state ancora com-poste a Napoli e in Italia per tutto il novecento a testimonianza della vitalità di questo genere ritmico.





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