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NOTERELLANDO... Costume e malcostume 12. Il Belpaese che vorremmo più bello PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Venerdì 01 Maggio 2015 07:34

["Il Galatino" anno XLVIII n. 7 del 10 aprile 2015]

 

Milano Expo 2015 è ormai alle porte.

Per sei mesi – dal 1° maggio al 31 ottobre – sarà la vetrina dell’Italia nel mondo. Il riflesso delle nostre attuali capacità imprenditoriali e organizzative. L’immagine di una nazione e di un popolo – di tutti noi – che sia moderna, avanzata, al passo con i tempi, ed anzi già calata nel futuro. Un’immagine che dobbiamo offrire del tutto positiva, efficiente, capace, autorevole. Possibilmente anche brillante e festosa. Facendo, in qualche misura (e non solo per quei prossimi fatidici sei mesi), dimenticare e superare il triste periodo che il nostro Paese vive, con i troppi intrallazzi speculativi, di cui si potrebbero riempire nutriti dossier di milioni di pagine, dal titolo (come qualcuno ha proposto) Lavori Pubblici-Tangenti Private.

A Milano stiamo viaggiando verso la conclusione degli ultimi allestimenti di Expo 2015 con la lingua di fuori. Come sempre. In molti padiglioni si sta lavorando affannosamente anche di notte, 24 ore su 24. Forse anche 25!

Hai voglia a dire – come c’insegnavano una volta i nostri genitori e maestri – “Chi ha tempo non aspetti tempo”. La programmazione e pianificazione è come se non fossero affar nostro, di noi italiani: preferiamo essere considerati fantasiosi e creativi (il che, di per sé, non è per nulla negativo) piuttosto che programmatici e risolutivi, crogiolandoci in quella ricorrente filosofia identificativa nazionale del tirare-a-campa’.

Non si può ovviamente fare (e sarebbe oltremodo ingiusto nei confronti di chi ancora crede e opera bene) di tutte le erbe un fascio. Ma il degrado materiale e morale del Belpaese è purtroppo sempre più affiorante e ben visibile dall’esterno.

Come riportato nell’editoriale del numero di marzo della rivista del Touring Club Italiano, a firma del presidente Franco Iseppi «…l’immagine del nostro Paese, e alcuni asset positivi (patrimonio artistico-culturale, bellezze naturali, cucina-gastronomia) convivono con alcune criticità, che nella percezione degli stranieri sono l’insoddisfacente qualità dell’accoglienza, la carenza dei servizi e delle infrastrutture, lo scarso ordine e pulizia degli spazi pubblici...».

In sostanza – e specialmente nel giudizio dei turisti della ‘vecchia’ Europa – le nostre offerte e la “qualità della vita” sono sempre meno adeguate alle aspettative.

Peraltro, approssimandosi la bella stagione, anche il nostro Salento – ormai fra le mete più gradite – deve programmarsi adeguatamente e darsi, come si dice, una ‘regolata’, cercando di offrire sempre il massimo, ma anche prevenendo e gestendo al meglio alcuni eccessi, come quelli ‘squalificativi’ dello scorso anno.

 

*       *       *

Nota a margine.

Con famiglia e amici, sono stato di recente, e per la prima volta, a Londra.

Città bellissima (mai, però, quanto Roma o Firenze...), immensa e multietnica, che forse, e anche più di New York, potrebbe considerarsi l’autentica Capitale del mondo, grazie anche ai suoi cinque aeroporti internazionali (che ne fanno il più grande snodo di voli del pianeta), e all’efficientissima rete di trasporti di superficie (con taxi a prezzo controllato, i sempre puntualissimi autobus rossi a due piani, e la Tube, la metropolitana londinese, che è la più antica e, insieme a quella di Seul e Shangai, fra le più estese del mondo).

Confesso – e non mi ritengo per nulla un esterofilo – che Londra mi ha fatto un po’ invidia.

Salta infatti subito agli occhi la civiltà della popolazione. Composta, educata, perfino sorridente. In metro o autobus, con vetture tirate a lucido che sembrano salotti, molti cedono educatamente il posto (i sedili sono in velluto) a donne e anziani: cosa che non succede assolutamente mai a Roma (peraltro classificata – ahimè – come la peggiore ‘metro’ delle capitali europee). La pulizia delle strade, in centro come in periferia, è pressoché assoluta; e dovunque siate, troverete sempre i pannelli “You are here” (Voi siete qui), con la mappa specifica della zona e le indicazioni di maggior interesse. Piccole cose, che piccole non sono.

Ma quello che più d’ogni altro mi ha entusiasmato, sono state le autentiche folle di bambini, di giovanissimi, di adolescenti, accompagnati dai loro insegnanti, seduti in circolo davanti alle opere d’arte della National Gallery o del British Museum o della Tate British o dello Science Museum (tutti i musei, a Londra, sono peraltro a ingresso gratuito!), a fare lezioni ed esercizi d’arte o di scienza: tutti felici, ma composti e pienamente partecipi.

Un’autentica gioia per gli interessati, ma anche per chi li osserva, e ‘tocca con mano’ un sì grande rispetto, e amore, e educazione al senso del bello. Che in Italia, forse, si sta lentamente smarrendo.


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