Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
NOTERELLANDO... Costume e malcostume 13. L’anima del commercio o il commercio dell’anima? PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Domenica 17 Maggio 2015 06:43

["Il Galatino" anno XLVIII n. 8 del 24 aprile 2015, p. 3]

 

È ben nota l’importanza della pubblicità, ovverossia di quella speciale branca della comunicazione di massa (privata e pubblica) che una volta, con un diffuso francesismo, si chiamava réclame, rivolta – ieri come oggi – a promuovere merci, prodotti, servizi, sogni, e perfino (starei per dire: soprattutto) illusioni. Tanto che con l’avvento del boom economico e del consumismo, agli inizi degli Anni Sessanta, il vecchio classico slogan “La pubblicità è l’anima del commercio” fu ironicamente ribaltato (dall’illustrissimo e indimenticabile signore di mezza età Marcello Marchesi) in “La pubblicità è il commercio dell’anima”.

Assioma che non fa una piega. Specialmente oggi, che della pubblicità siamo diventati così ‘dipendenti’ da parlare ormai anche noi – vecchi consumati consumatori – per slogan e luoghi comuni. Basta che qualche guru della comunicazione inventi un’espressione ben riuscita o un motto ben azzeccato, che tutti ci buttiamo dentro a capofitto, mutuandolo a nostro uso (o abuso) e consumo, per qualsiasi occorrenza. Vogliamo vedere insieme qualche moderno slogan, ormai trito e ritrito, che si adatta a tutto e al contrario di tutto?

Il primo che mi viene in mente, e che mi sa d’istigazione, è: “Fatti furbo!” (a  cui segue l’oggetto per acquisire tale necessaria e indispensabile scaltrezza: Fatti furbo... compra questo o quest’altro...; Fatti furbo... vai lì o là...; ...scegli quella banca...; prendi quell’automobile... prova quella carta igienica (...che è colorata, disegnata, firmata da artisti famosi, e ha tre, quattro e perfino sette veli come Salomè, e infine è resistentissima, tanto da poterci salire morbidamente fino   a dieci piani)...

Ma dico: devo fare tutte quelle scale lì? Ma un bagno al piano terra, non c’è?

Un altro slogan di moda – che, per quanto mi riguarda, sollecita un effetto del tutto contrario all’invito – è “Lasciati coccolare da...”. E anche qui, segue di tutto: non soltanto luoghi di vacanza, terme, alberghi di lusso, che sono attinenti e pertinenti. Ma anche prodotti impropri o quanto meno dubitativi. Su annunci, manifesti e volantini leggo che mi devo lasciar coccolare dal nuovo “shampoo al cioccolato BrufolCiok”; su un altro anche dalla “Traslochi-Dove-E-Quando-Vuoi” (pur restando già bene dove sto); oppure dalla nuova Agenzia di Assicurazione contro le punture d’insetti o contro le macchie accidentali di gelato al pistacchio sulla camicia; o ancora dal Gruppo Idraulici Riuniti e Mai Divisi, e da un’infinita pletora di Artigiani Esperti (ormai quasi tutti rumeni o albanesi, che parlano l’italiano meglio degli italiani), i quali ti coccolano “soli” 70 euro alla chiamata: infatti tu chiami, loro vengono, e i “soli” 70 euro cambiano subito padrone, senza che la situazione del guasto da riparare cambi di una virgola. Scontrino o ricevuta fiscale, manco a parlarne.

 

*    *   *

A complemento e maggior chiarimento di quanto sopra, permettetemi, a questo punto, un ‘siparietto’ personale. Nonostante l’ironico approccio alla questione, confesso di avere un amore autentico per la pubblicità. Da adolescente e poi giovanotto di belle speranze, quando è affiorata e si è consolidata la mia propensione al disegno e alla creatività, ho prodotto per molti anni bozzetti e slogan pubblicitari per diverse aziende del Salento: Poliresine, Ceramiche Salentine, Libreria Viva Athena, Aranciata Ascalone... A questa produzione (sempre appassionata) sono da aggiungere le decine e decine di diapositive create per conto della Publicitas, che venivano proiettate, prima del film, nei cinema delle province di Lecce, Brindisi e Taranto. E infine: chi ha la ventura di avere in casa una copia della davvero mitica edizione dell’Almanacco Salentino del 1968-69 a cura di Mario Congedo e Vittorio E. Zacchino (forse ancora reperibile in qualche buona libreria) troverà anche qui disseminate, oltre a quelle umoristiche, varie altre mie illustrazioni pubblicitarie.

Non sono quindi prevenuto sull’argomento.

Quello che a me pare degradante, tanto per la pubblicità in sé quanto per noi ‘utenti’, è questa sparsa modalità della comunicazione attuale, che – senza fare, naturalmente, di tutte le erbe un fascio – è ormai banalizzata, anemica, solita, sbrigativa, da tirare-a-campare, basata su una diffusa ripetitività.

Slogan fantasiosi e suggestivi  come “Chi mi ama mi segua”, “Contro il logorio della vita moderna”, “Chi Vespa mangia le mele” o “Milano da bere”,  non mi pare che si vedano più in giro.

Si va diritti al sodo. “Tu devi comprare!... E lasciarti coccolare!  Si fa coccolare il tuo vicino di casa, e tu ancora tentenni? Fatti furbo!”.

Anche questo mi sembra un segno dei tempi. Forse la fantasia non è più al potere. E si avverte un disinvolto piattume anche nell’anima del commercio. O nel commercio dell’anima.

Alla prossima.


Torna su