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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
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"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
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Stagione teatrale a Cavallino
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Direttore Generale, a chi la scelta? – (30 maggio 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 31 Maggio 2015 07:33

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di sabato 30 maggio 2015]

 

Leggo sul Quotidiano che il Rettore Zara vuole scegliere il Direttore Generale dell’Università del Salento e si contrappone in qualche modo al Consiglio di Amministrazione sui criteri di scelta. Non ho votato per Zara, perché lo ritenevo espressione dell’Amministrazione precedente, però quando ha ragione… ha ragione. Il Direttore Generale è il braccio amministrativo del Rettore. Il Rettore deve esprimere la visione politica della gestione universitaria, e il Direttore Generale la deve mettere in atto, rendendola operativa. Ci deve essere un rapporto di totale fiducia tra i due, ed è impensabile che non sia il Rettore a sceglierlo. Poi, se la scelta è sbagliata, il Rettore ne deve trarre le dovute conseguenze. Se non ricordo male, avvenne la stessa cosa nell’Amministrazione precedente a questa. Il Rettore propose un nome, qualcuno lo trovò discutibile, ma il Rettore pose la fiducia e gli fu dato il Direttore Generale che voleva. Poi, a seguito di registrazioni di colloqui, si accorse di aver sbagliato e accusò di tradimento il Direttore Generale che così fortemente aveva voluto. C’è una causa in corso e se il ricorso del Direttore Generale sarà accolto, l’Università del Salento dovrà risarcirlo con seicentomila euro. Perché il Rettore, accortosi del “tradimento”, praticamente lo costrinse alle dimissioni, da qui il ricorso. Caso strano, però, visto che la scelta era stata sua, e sua era la responsabilità della persona prescelta, non si dimise. La fiducia richiesta era stata ovviamente mal riposta. Poi fu la volta di Zara ad essere accusato di tradimento da un anonimo esponente dell’Amministrazione precedente, escluso dalla rosa dei delegati. E Zara parlò di intimidazioni mafiose.

Assistere a tutto questo mi amareggia profondamente. Vedo parlare della mia Università solo per riportare storie di veleni, usando un termine molto abusato sulla stampa. L’Università del Salento è il posto dove i giovani salentini formano il proprio futuro. E’ un centro di produzione di conoscenza che, in alcuni campi, ha rilevanza internazionale. La ricerca universitaria è il miglior qualificatore della didattica universitaria. I professori universitari, infatti, sono chiamati a dare contributi originali alla disciplina che insegnano e, qui all’Università del Salento, ci sono fior fior di ricercatori che, nel mondo, portano lustro all’istituzione in cui lavorano. E’ la ricerca di alto livello che qualifica un’Università, diventando garanzia di ottima didattica. Invece di parlare di questo, però, i giornali parlano di “veleni”, e sembra, oramai sin dai tempi di Oronzo Limone, che presso questa Università sia in atto un gioco al massacro, con guerra tra bande, per accaparrarsi il “potere”. Non è così. Il gioco al massacro c’è stato, la corsa agli appalti c’è stata, ma non si può ridurre questa istituzione a queste tristi vicende. L’importanza dell’istituzione universitaria fa gola a gruppi di interesse (trecento milioni di appalti edilizi potrebbero essere qualcosa di appetibile) e sarebbe strano se, proprio in questo caso, non ci fossero lotte per l’accaparramento dei fondi con  metodi più o meno trasparenti. In Italia succede praticamente sempre. Ma queste sono contingenze. Non esiste Università dove queste cose non avvengano e non siano avvenute. Non è mandando i figli a Roma o a Padova che si troverà un ambiente senza lotte intestine. Queste cose squalificano un’Università, e a queste cose è probabilmente dovuto il calo di iscrizioni che ci affligge. I mezzi di informazione inseguono le notizie e le comunicano alla popolazione. E’ il loro dovere. E comprendo che la notizia del cane che morde il bambino non sia interessante, mentre è interessante se il bambino morde il cane. Ma poi corriamo il rischio di far percepire i bambini come esseri pericolosi. A fronte di una notizia “velenosa”, che getta discredito sull’istituzione universitaria, ce ne sono cento di virtuose e positive, che illuminano la figura di questa istituzione e che devono rassicurare le famiglie sulla qualità che offriamo. Se questo non traspare dalla percezione di questa Università da parte dei media, di sicuro la colpa è dell’Università che, inspiegabilmente, non riesce a valorizzare a sufficienza il patrimonio di conoscenza e di saggezza che contiene. Far valere i nostri meriti, prima di tutto attraverso l’eccellenza scientifica, è una sfida che dobbiamo raccogliere. Perché abbiamo tutti i titoli per attirare studenti, e non solo dal Salento. In molti campi la nostra Università ha assunto un livello internazionale, universalmente riconosciuto. Ma pare che quel che vedono qui dal resto del mondo non sia “visto” da chi vive qui. Dobbiamo essere orgogliosi di questa Università e dobbiamo difendere la sua reputazione. La reputazione è quello che gli altri dicono di noi. Ci sono sempre quelli che sparlano, ma la verità deve venire a galla. Ci sono le valutazioni, ci sono i risultati delle ricerche, il successo nella progettualità, i rapporti internazionali. Questa è la base su cui si fonda una ottima didattica. Abbiamo queste credenziali. Facciamole valere. E che il Rettore sia libero di scegliere il suo braccio destro. Sperando che poi sia responsabile della sua scelta sino in fondo. Per come lo conosco, sono certo che lo sarà e che le spiacevoli vicende del passato siano oramai dietro le nostre spalle. Guardiamo avanti.

 


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