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Home I mille racconti I mille racconti Tutti in coda – (10 giugno 2015)
Tutti in coda – (10 giugno 2015) PDF Stampa E-mail
I mille racconti
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 12 Giugno 2015 07:57

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 10 giugno 2015]

 

Se non siete molto abituati a prendere l’aereo, ma qualche volta vi capita, vi sarete accorti che, nei voli Alitalia, c’è l’imbarco prioritario. C’è la coda delle persone normali, e a fianco ce n’è un’altra, quella dei VIP. Ecco, io sono uno di quei VIP. Come ho fatto a ricevere il piccolo privilegio di salire prima degli altri? Semplice: ho volato tanto con la compagnia, e se si vola per un certo numero di miglia si diventa automaticamente VIP. Praticamente si tratta di privilegi simili a quelli delle carte fedeltà dei supermercati. Ogni tanti bollini, ti danno una pentola. Ecco, ogni tante miglia ti danno il privilegio di salire prima e di sentirti un VIP. Tutto qui. Sono a Roma, devo tornare a Brindisi, e mi metto nella coda prioritaria. A fianco c’è quella delle persone normali. Inutile dire che mi sento un pochino str… a stare lì, ma fa comodo salire prima. Si trova posto per il bagaglio a mano, ci si siede subito e, mentre i passeggeri, con lentezza esasperante, prendono posto, si può lavorare un pochino col computer portatile. Ogni minuto è prezioso, se si viaggia molto. Bene, la hostess annuncia che tra poco avverrà l’imbarco e che prima si imbarcheranno le famiglie con bambini e chi ha la priorità. Ed ecco che arriva un signore, con una grossa scatola, e si mette davanti alla coda dell’imbarco prioritario. La coda c’è, e ci sono anche io. Ma per lui, che ha la priorità, avere la priorità significa passare avanti a tutti, anche a quelli che, come lui, hanno la priorità e sono già in coda. Così, senza dir niente, avanzo e mi metto ostentatamente avanti a lui e al suo scatolone. Questo lo fa innervosire. Che maleducato che sono! un vero cafone. Come oso passargli avanti? Gli faccio notare che ero già in coda ed è lui che mi è passato davanti. Le chiedo scusa, mi dice, ma poi continua ad apostrofarmi. Sentendo il mio accento non propriamente salentino, mi dice di tornarmene a casa mia e di non scendere in Salento. Quando queste cose le dice un “nordico” a qualcuno del sud che va verso nord, l’aggettivo che si usa è: razzista. Così mi trovo ad avere a che fare con un razzista del Salento, che supera le code, e che si arrabbia se glielo si fa notare. Sono quelli che, quando sei in coda con la macchina, superano tutta la coda e poi si infilano di prepotenza e si arrabbiano se non li fai passare. Ti tagliano la strada, e poi ti mostrano le mani in segno di richiesta di scusa, e visto che ti hanno chiesto scusa sono autorizzati a fare le peggiori cose. Mi accorgo che è una brava persona. Credo anche che mi abbia riconosciuto, perché ha parlato di premi che mi hanno dato (immeritatamente). Non avrei dovuto reagire, lo so. Avrei dovuto lasciarlo fare la sua piccola e inconsapevole prepotenza. E’ una brava persona, ne sono certo. E non si riconosce nel comportamento da buzzurro che ha messo in atto. Non fa piacere essere ripresi, ne sono consapevole. Essere scavalcati nelle code è esperienza così frequente che si corre il rischio di litigare ogni cinque minuti. Solo che non riesco a rassegnarmi all’ineluttabilità della nostra cafonaggine innata. E ho l’arroganza di pensare di rieducare le persone. Ho abitato in una casa con posto macchina, e passo carrabile. Non sono mai riuscito ad entrare a casa mia senza dover litigare con qualcuno che, per un minuto, aveva parcheggiato l’auto nel passo carrabile. Se osavo dire qualcosa, l’incivile ero io. E spesso venivo invitato a tornarmene nel mio paese di origine.

Inutile dire che, mentre stavamo battibeccando per uno scavalcamento di coda, è arrivato un ineffabile signore, con una elegantissima borsa di pelle, che si è infilato nella coda passando davanti a tutti. Avendo la priorità, per lui era logico passare davanti a tutti. Il resto del mondo non esiste. Vede? gli ho detto, eccone un altro che si comporta come lei. Non lo fa con malizia, e se gli dovessi dire che c’è una coda mi riterrebbe un pochino strano, forse persino un fanatico prepotente, proprio come lei ha percepito me, ribaltando completamente i ruoli.

Avrei voluto fare la pace con il signore col pacco che mi è passato avanti, offrigli un caffè, e chiedergli persino scusa della mia reazione al suo inconsapevole scavalcamento. Sono alto un metro e ottanta, e peso novanta chili ma in quel momento per lui non esistevo. Non lo ha fatto con malizia o con cattiveria, ne sono ultrasicuro. Semplicemente “non ci ha fatto caso”. Bene, credo che questa noncuranza per le “regole” sia alla base di tutti i nostri mali. Chi infrange le regole, tipo gli amministratori del comune di Roma, davvero non se ne rende conto, lo ritiene normale. La cosa strana è che le stesse persone, all’estero, non si comportano così, ve lo assicuro. Ma appena arrivano in Italia si sentono autorizzati a sgomitare. Chiedo scusa al signore col pacco, ma se mi ripasserà davanti in una coda credo che si ripeterà la stessa scenetta. Mi succede tutti i santi giorni, ma non mi voglio arrendere.

 


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