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Programma gennaio 2019
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NOTERELLANDO... Costume e malcostume 16. Se il sesso debole mostra i muscoli PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Martedì 16 Giugno 2015 12:12

["Il Galatino" anno XLVIII n. 11  del 12 giugno 2015, p. 3]

 

Era di prammatica un diffuso sfottò di derisione o irrisione. Neppure tanto aspro. Più ingenuo che cattivo. Ci si faceva anche a pugni (“mazzate” all’acqua di rose, alla fine: il più delle volte scenografiche, quasi da teatrino). E infine, non c’era uno di noi che non avesse la propria ‘ngiùria’, epiteti o soprannomi per lo più burleschi, ma che potevano infastidire ed essere motivo di grave offesa, talvolta inventati, più spesso presi a prestito dalla famiglia d’appartenenza: ‘Mbrìcate, Chieròndula, Picàchi, Pizzallì...

Eppure, in qualsiasi circostanza, eravamo e restavamo profondamente amici e indivisibili compagni di gioco.

Anche a scuola le tipologie “classiche” venivano rispettate, come da consolidata tradizione. Immancabili il secchione, la spia, il figlio di papà o di mammà, il balordo che non ti faceva copiare: figure che suscitavano inevitabilmente contrasti, invidie, malumori, desideri di rivalsa, e propositi di vendetta più o meno latenti o conclamati. Ciò nonostante, non c’era, neanche qui, aria di guerra o di guerriglia: gli screzi rientravano presto, e si tornava a condividere la nostra bella stagione con grande naturalezza.

Altri tempi. Sia detto (almeno in questa occasione) senza alcun condizionamento di nostalgia, comparandoli oggettivamente, e sociologicamente, con i tempi diversissimi di oggi, per sollecitare qualche riflessione di fondo.

Che quei tempi (fra gli anni del secondo dopoguerra fino ai primi anni 80) siano da considerare ‘meglio o peggio’ dei precedenti o successivi, il giudizio lo lasciamo – solo in parte, però, avendoli noi sulla nostra pelle vissuti – ai cosiddetti “esperti” (che oggi abbondano in tutte le discipline, ed anzi se le inventano da sé), alle loro analisi storico-antropologiche, ai loro urlati dibattiti radiotelevisivi, ai loro sofismi, sillogismi, disquisizioni, e ai loro bla-bla-bla, talora ‘gonfiati’ più per sorprendere che per istruire, dimostrare o convincere.

Un fatto è certo. Noi, bambini e ragazzi di allora, saremo stati anche più ingenui, stupidotti, e meno emancipati, ma quella triste penosa avvilente ignobile forma di violenza odierna che si chiama “bullismo” non l’abbiamo mai né conosciuta, né praticata, né subita.

*         *         *

 

Dai giornali e dalla televisione emergono continuamente su tale fenomeno giovanile episodi dolorosi e raccapriccianti. Purtroppo in continua espansione.

Non solo. Nei rapporti ufficiali della Polizia Postale e delle Comunicazioni, leggo ultimamente che, fra gli adolescenti italiani, in un caso di bullismo su tre c’è la presenza di una ragazza. Vale a dire che in un gruppetto di prepotenti, arroganti e aggressivi pronti a menare le mani per far male a un altro disgraziato compagno o compagna più debole e indifeso, una ragazzetta di 16, 17 o 18 anni è pronta a elargire la sua parte di pugni, cazzotti, calci, sputi e imprecazioni!

Non è di molto tempo fa un agghiacciante video, girato con un telefonino in un parco di Sestri Ponente, Genova, e divulgato dagli stessi ‘bulli’ protagonisti del fattaccio (qualcuno di voi Lettori l’avrà sicuramente visto), in cui una ragazza di 16 anni violenta aspramente un’altra ragazzina di 12 anni con pugni, schiaffi, calci, morsi, sputi, tirate di capelli, imprecazioni e parolacce furiose.

Che sia anche questo un segno dell’emancipazione femminile?

Dobbiamo desumere che il sesso debole vuole finalmente mostrare i muscoli e ha pertanto deciso di gettare il cuore (chiamiamolo cuore!) oltre l’ostacolo?... Per passare a piè pari sull’altra sponda, e facendo vedere ai signori maschi che anche loro, le piccole indifese femminucce (non sia mai detto...) sanno essere dure, toste, temibili, terribili?

Ma quale storico evento! Ma che grande conquista!

Che senso ha, d’ora in poi, quella femminilità leziosa e in punta di tacchi a spillo, da mettere velocemente in soffitta?  Jeans sbracati, semmai, e maglietta sdrucita, scarponcini chiodati, sguardo velatamente incazzato alla James Dean o alla Marlon Brando in Fronte del Porto, e via, di corsa, senza respiro! Alla caccia di una preda. Di un agnellino sacrificale. Di un amico o di un’amica timidi, garbati, precisini, pieni di brufoli e senza palle: da menare di santa ragione. Meglio, anzi, se non c’è alcuna ragione.

Basta con la solita vecchia e superata grazia o leggiadria femminile! Finiamola con la smancerosa tenerezza, i sorrisi vezzosi, le sdolcinate romanticherie... Magari troveremo il modo anche di farci crescere la barba, dice già qualcuna, così ve la facciamo vedere!

Finiamola, una volta per tutte, con queste antiquate leziosaggini da educande!

Molto meglio un po’ di sana grinta da maleducande. Vuoi mettere?

 


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