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Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
Sospensione attività in via precauzionale
Avviso sospensione attività Pur in assenza di casi accertati di coronavirus, nella regione Puglia sono sconsigliati (anche se non ancora formalmente vietati) gli assembramenti di persone. Per questo... Leggi tutto...
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo dell’Università Popolare A. Vallone di Galatina (in ordine alfabetico)   1 Bozzetti Maria Rita, nata a Roma 2.Campa Antonio nato a Galatina (Le) 3 Diso... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
Sulla base di quanto deliberato durante l'ultima Assemblea, giovedì 27 febbraio 2020 si procederà alle elezioni del nuovo Consiglio Direttivo e all'approvazione delle modifiche dello Statuto. Si... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
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C'è MUSICA e... MUSICA 6. La Belle Époque PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Giovedì 25 Giugno 2015 08:23

Che bella età  la Belle Époque!  Quelli, sì, erano Bei Tempi! Proviamo a ripercorrerli con le  canzoni del periodo come se fossero la colonna sonora di un tempo passato che vuol rivivere.

Dal 1870 al 1914 l'Europa ha conosciuto un lunghissimo periodo di pace fino ad allora mai registrato e superato soltanto dagli ultimi settant'anni.  Ma, quello che va dalla vittoria a Sedan della potenza prussiana sulla Francia allo scoppio del primo conflitto mondiale, è anche un periodo di grande progresso e di sviluppo in molti campi: tecnico-scientifico, medico, socio-economico, filosofico e culturale.  Cose di cui oggi non possiamo fare a meno e che sono a fondamento del nostro vivere e delle nostre abitudini sono state inventate allora. Pensiamo all'illuminazione elettrica (la lampadina fu inventata nel 1879 da Thomas Edison che già tre anni prima aveva inventato il grammofono, l'antenato del giradischi), alla radio messa a punto da Marconi, al telefono (inventato da Antonio Meucci nel 1871), strumento ormai funzionale e indispensabile nei contatti commerciali e interpersonali con le conseguenti applicazioni telematiche dei cellulari sempre più sofisticati. Pensiamo all'uso pressoché ineliminabile dell'automobile realizzata grazie all'invenzione del motore a scoppio nel 1885, che si diffuse su larga scala con la costruzione in serie mediante catena di montaggio (Ford modello T. nel 1909), divenendo fenomeno di massa nel secondo dopoguerra. Sono i grandi esiti della seconda rivoluzione industriale che hanno cambiato la faccia del mondo.

L'esaltazione positivistica della scienza come strumento di progresso (mirabile la  rappresentazione del Ballo Excelsior alla Scala di Milano nel 1881 dove, attraverso varie figurazioni allegoriche, veniva esaltata entusiasticamente la capacità dell'uomo di raggiungere conquiste sempre più alte) e i risultati ottenuti anche nel campo della ricerca medica col vaccino antirabbico di Pasteur e l'isolamento del bacillo della tubercolosi con Robert Koch portarono a un miglioramento oltre che a un prolungamento della vita con conseguente crescita demografica(un miliardo e mezzo di abitanti). Un generale senso di ottimismo si diffuse specialmente dopo il superamento della grande depressione economica tra il 1873 e il 1895 ed il susseguente impressionante aumento della produzione industriale e del commercio mondiale. L'inizio del nuovo secolo, il Novecento, vide a Parigi l'esposizione universale delle più interessanti invenzioni, dalle scale mobili (i tapis roulant) ai tram elettrici. Non che i problemi e i disagi sociali fossero come per incanto scomparsi, ma certamente il proletariato, soprattutto quello operaio, cominciò a godere di qualche vantaggio, non solo grazie alle durissime lotte sostenute, ma anche grazie alla stessa logica dell'economia di mercato che, per produrre di più, deve anche concedere maggiori aumenti salariali.  Fu così che il periodo generalmente compreso tra il 1885 e il 1914, quasi trent'anni di benessere e di sviluppo, fece ottimisticamente pensare che le guerre non potessero devastare il mondo e -ironia della sorte- proprio prima dello scoppio della Grande Guerra nacque in Francia l'espressione BELLE ÉPOQUE (Epoca bella, Bei tempi). Essa sottolineava la vita brillante nelle grandi capitali europee, le numerose esperienze artistiche e letterarie (Impressionismo, Stile Liberty, Art Nouveau, Estetismo, Simbolismo), ma soprattutto esprimeva l'idea che il nuovo secolo, il Novecento, sarebbe stata un'epoca di pace e di benessere. Gli abitanti delle città avevano scoperto il piacere di uscire, specialmente dopo cena, di frequentare i Caffè e di assistere agli spettacoli teatrali. Le vie cittadine erano piene di manifesti pubblicitari, di vetrine con merci di ogni tipo, di eleganti magazzini.

Durante questo periodo nacquero il Cafè chantant, il Cabaret, il Cinema, i luoghi sfavillanti dove ci si divertiva al ritmo di musiche travolgenti, come al Moulin Rouge dove furoreggiava il Cancan, rappresentato dai grandi manifesti come La Goulue di Toulouse-Lautrec del 1891.

Ma questa è anche l'epoca che vide le donne acquisire un ruolo e una presenza sempre più significativi. La coscienza dei diritti femminili, sorta con l'Illuminismo e la Rivoluzione Francese, tra l'Ottocento e il Novecento divenne azione politica in Gran Bretagna con la lotta delle Suffragettes per il voto, primo passo per ottenere la parità con l'uomo.   Naturalmente una ribalta importante le donne l'ebbero nel campo dello spettacolo, sia con le esibizioni nei balli più arditi sia con le interpretazioni delle Chanteuses, cioè le cantanti parigine.

Tra le più famose ricordiamo Yvette Guilbert, Eugénie Fougère e Armand'Ary.  A Napoli in particolare suscitarono entusiasmi indicibili e provocarono il fenomeno di imitazione delle cosiddette Sciantose. E fu al Salone Margherita, il ricco e lussuoso locale decorato in bianco e oro con tavolini da caffè e poltrone di velluto rosso, con un palcoscenico dotato di un artistico scenario e di una illuminazione sfolgorante, che nel 1894 fece il suo debutto napoletano Armand'Ary, chanteuse parisienne delle Folies Bergère, che ottenne un vero trionfo quando, dopo alcune canzoni francesi, interpretò 'A frangesa scritta per lei da Mario Costa...

 

Songo frangesa e vengo da Parigge
Io só' na chiappa 'e 'mpesa,    (un po' terribile)                    
ve ll'aggi''a dí!
Pe' cumminciá, sapite...
no, nun ve vrucculiate,   (pavoneggiate)
io 'o tengo 'o 'nnammurato...
cu me nun c'è che fá!

Oh!..Oh!..Oh!..Oh!..Oh!..Oh!..Oh!..

Ma vuje mo che vulite?
Ve prego 'e nun gridá!

Oh!..Oh!..Oh!..Oh!..Oh!..Oh!..Oh!..

Si vuje nun 'a fenite,
'un pòzzo cchiù cantá!

 

Il coro fu ripreso in tutta la città e il delirio durò per settimane.

L'imitazione -occorre dirlo?- fu immediata e la figura della sciantosa falsamente proveniente dalle  Folies Bergère in realtà originaria della Pignasecca (mitico quartiere della Napoli popolare) trovò decine e decine di cantanti pronte a francesizzare il proprio nome. Tra tante segnaliamo Ninì Bijou (Anna Baldi), Ester Clary (Ester Palumbo), Gina De Chamery (Luigia Pizzoni Negri), milanese di nascita ma napoletana d'adozione che portò nel 1916 in giro per l'Italia 'O surdato 'nnammurato e, nel 1918, fu la prima interprete al Teatro Rossini di Napoli, tra la commozione generale, de La leggenda del Piave di E.A. Mario, e poi Yvonne De Fleuriel (Adele Croce), casertana di Teano, il cui charme fece sperperare ai suoi ammiratori enormi ricchezze e provocò anche il suicidio di un musicista di lei follemente innamorato.  Ma non era napoletana colei che inventò la mossa ( il coup-de-ventre che il pubblico pretendeva da quelle più dotate). Si chiamava Maria de Angelis, in arte Maria Campi, ed era “romana de Roma”.  Vagamente ispirato al suo personaggio sarà un film del 1970 con Monica Vitti, che interpreta un motivo classico delle sciantose, Ninì Tirabuscò...

Ho scelto un nome eccentrico:
"Ninì Tirabusciò".
Oh, oh, oh.
Oh, oh, oh.
Addio mia bella Napoli,
mai più ti rivedrò.
Oh, oh, oh.
Perderai Tirabusciò.

 

Il testo è di Aniello Califano e la musica di Salvatore Gambardella, che già sei anni prima, nel 1905, aveva firmato con  Giovanni Capurro un'altra celebre canzone, Lilì Kangy...

Chi mme piglia pe' Frangesa,
chi mme piglia pe' Spagnola,
ma só' nata ô Conte 'e Mola,
metto 'a coppa a chi vogl'i'.
Caro Bebé,
che guarde a fá?
Io quanno veco a te
mme sento disturbá.

 

dove la sciantosa rivendica la sua napoletanità nonostante il nome francesizzato.

Accanto alle Sciantose che ricorrevano al nome esotico ce ne furono altre, alcune famosissime, che si affidarono soltanto alla loro bravura come Emilia Persico, Elvira Donnarumma, Amelia Faraone, proverbiale per la sua bellezza. La Persico, dotata di bella voce, da attrice era passata a cantante di Operetta e quindi al Varietà. Fu la prima interprete nel 1893 di 'O marenariello di Gambardella e pare che di lei si innamorasse anche Salvatore Di Giacomo, al quale la loro chiacchierata relazione probabilmente ispirò più di una canzone.

Altra famosa sciantosa fu la napoletana Gilda Mignonette (nome d'arte di Griselda Andreatini) detta la regina degli emigranti, interprete anche di commedie di Raffaele Viviani, attore e commediografo, autore di commedie dialettali di ambientazione popolare ('O vico).  Mignonette andò in America nel 1924 per quella che doveva essere una tournée di soli due mesi e invece vi rimase quasi trent'anni.  Morì nel 1953 sulla nave Homeland che la riportava a Napoli a poche ore dall'approdo per una emorragia causata dalla cirrosi epatica di cui soffriva. La sua preghiera al comandante della transoceanica di non gettare il corpo a mare -come era d'uso- fu accolta ed ora riposa nel cimitero di Poggioreale.  L'ultima sua incisione è stata nel 1951 Malafemmena di Totò, mentre il motivo che più la caratterizzava  era 'A cartulina 'e Napule, ma molto apprezzate erano  le canzoni degli emigranti come  Santa Lucia luntana:

Partono 'e bastimente
p' 'e terre assaje luntane,
cantano a buordo e so' napulitane!
Cantano pe' tramente
'o golfo già scompare,
e 'a luna, 'a miez' 'o mare,
'nu poco 'e Napule
lle fa vede'...

Santa Lucia,
luntana 'a te
quanta malincunia!
Se gira 'o munno sano,
se va a cerca' furtuna,
ma quanno sponta 'a luna
luntana a Napule
nun se po' sta!

Scritta da E.A. Mario (pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta) nel 1918, fu un vero inno degli emigranti, che sin dal 1880 avevano lasciato il meridione  per fuggire dalla miseria e cercare fortuna in America.  Un fenomeno che interessò diversi milioni di Italiani, per la maggior parte Napoletani e Siciliani.  In un'altra canzone di Mignonette, Connola senza mamma, di Esposito e Ciaravolo del 1930, l'America pur accogliente è vista come una culla (Connola) senza una mamma vicina...

Comm''e vapure scostano
lassanno 'sta banchina... 
turmiente e pene portano
luntano 'a Margellina... 
'Nterr'â banchina chiagnono
'e mmamme 'e ll'emigrante
pe' chesto, 'nterr'a 'America
' triste tutte quante...

Meglio nu juorno ccá, Napulitano
ca tutt''a vita princepe luntano... 
ll'America ch''e cchiamma
luntana sta... 
Cònnola senza mamma
ca nun po' da' felicità...

A Roma i Tabarin, locali d'intrattenimento dove si assisteva a spettacoli di Varietà, aperti fra Via Veneto e Piazza Barberini, tra Piazza Venezia e Piazza del Popolo, spesso utilizzando le sale dei vecchi Cafè chantant (Sala Umberto, Salone Margherita, Apollo, oggi Eliseo), venivano frequentati, a differenza dei cafè chantant, anche dall'alta borghesia.  Cambiano anche le canzoni non più in vernacolo, ma in buona lingua italiana. Tra le vedette più famose va ricordata la pugliese Anna Fougez (Maria Annina Laganà-Pappacena), tarantina, l'ultima grande stella del caffè-concerto, il cui nome chiaramente si ispirava alla celeberrima chanteuse delle Folies Bergère Eugénie Fougère. Bruna, alta, sottile, grandi occhi neri e un neo sulla guancia, era l'immagine della donna fatale  e ogni sua esibizione era pagata 1.500 lire.  Oltre ad avere nel suo repertorio numerose  canzoni napoletane, da Guapparia di Bovio e Falvo del 1914:

 

Scetáteve, guagliune 'e malavita
ca è 'ntussecosa assaje 'sta serenata:
Io song 'o 'nnammurato 'e Margarita
Ch'è 'a femmena cchiù bella d''a 'Nfrascata!

 

'A tazza 'e cafè di Fassone e Capaldo del 1918:

 

Ma cu sti mode, oje Bríggeta,

tazza 'e café parite:

sotto tenite 'o zzuccaro,

e 'ncoppa, amara site...

ma tanto ch'aggi''a vutà...

Ma i' tanto ch'aggi''a girá,

ca 'o ddoce 'e sott''a tazza,

fin'a 'mmocca mm'ha da arrivá!...

Anna Fougez è associata soprattutto a Vipera scritta apposta per lei da E.A. Mario nel 1919...

Vipera... vipera
sul braccio di colei
che oggi distrugge tutti i sogni miei
sembravi un simbolo
l'atroce simbolo
della sua malvagità

carica di un erotismo raffinato e perverso. Poteva cambiare abito anche cinque volte nel corso dell'esecuzione di un solo brano come nel Fox-trot delle piume:

 

E' il fox-trot delle piume incantator

e la donna in questa danza d'amor

fa stregare tutti i cuor.

Atmosfera ammaliante e sognante si ritrova in  Abat-jour, di Stoltz e Cobianco del 1912...

 

Abat-jour
che soffondi la luce blu,
di lassù
tu sospiri, chissà perchè.

Abat-jour
mentre spandi la luce blu,
anche tu
cerchi forse chi non c'è più

 

Tra  tanti nomi di famose sciantose non può essere tralasciato quello di un'altra grande protagonista dei Cafè chantant, la trasteverina Lina Cavalieri, dalle doti canore non eccezionali ma dalla bellezza fascinosa e conturbante tanto da essere comunemente conosciuta come La donna più bella del mondo.     Calcò i più grandi teatri del mondo osannata da schiere di ammiratori e amata da principi e miliardari.  Gabriele D'Annunzio le dedicò una copia de Il Piacere definendola la massima testimonianza di Venere in terra.  Morì a 70 anni nella sua villa presso Firenze centrata in pieno dai bombardamenti nel 1944.  Undici anni dopo Gina Lollobrigida la riportò brillantemente in auge sul set del fim La donna più bella del mondo.

Nei caffè-concerto  continuava a furoreggiare la canzone napoletana con i suoi tipi e le sue macchiette. E assai divertente risultava il duetto tra i due sposini in 'A cammesella, una sorta di ammiccante e sorridente strip-tease.  Questa canzone, musicata da Francesco Melber, diede fama al diciannovenne poeta Luigi Stellato nel 1875.  Da allora questo brano è stato eseguito da moltissimi cantanti e attori, tra cui Totò, entrando nei repertori  del caffè-concerto...

 

E levate 'a cammesella.
'A cammesella, gnernò, gnernò!
Si nun t' 'a vuo levà,
mo me soso e me ne vaco da ccà?
Si nun t"a vuò levà,
mo me soso e me ne o vaco da ccà!

E te', me laggio levata,
Ciccillo cuntento fa' chello che buò.
Sìa benedetta mammeta
quanno te maritò.
Sia benedetta mammema
quanno me maritò.

Venti anni dopo avremo la prima incisione su disco a 78 giri, 'A risa, del cantante e macchiettista Berardo Cantalamessa, ripresa poi con gran successo da Aurelio Fierro negli anni '60.

Io tengo, 'a che só' nato,
nu vizio gruosso assaje...
nun ll’aggio perzo maje...
va’ trova lu ppecché!
Mm’è sempe piaciuto
di stare in allegria
io, la malinconia,
nun saccio che rrobb’è!

De tutto rido…e che nce pòzzo fá!?
Ah – ah – ah – ah…..

Ma comincia a fare anche la sua apparizione la canzone italiana con la sorprendente leggerezza di Ciribiribin, di Carlo Tiochet e Alberto Pestalozza, del 1898, cantata dal Trio Lescano, primo esempio di canzone italiana moderna...

Ciribiribin, Ciribiribin,
Ciríbiribin.

Ciribiribin
Che bel faccin
Che sguardo dolce
Ed assassin.

Ciribiribin,
Che bel nasin,
Che bei dentin,
Che bel bocchin.

Anche un compositore di melodrammi, Ruggero Leoncavallo, esponente del Verismo musicale e autore di Pagliacci, si cimenta con una musica piuttosto complessa per una semplice canzone, Mattinata, del 1899, interpretata da grandi tenori e da ultimo da Albano e da Andrea Bocelli...

L'aurora di bianco vestita
Già l'uscio dischiude al gran sol;
Di già con le rosee sue dita
Carezza de' fiori lo stuol!
Commosso da un fremito arcano
Intorno il creato già par;
E tu non ti desti, ed invano
Mi sto qui dolente a cantar.

Metti anche tu la veste bianca
E schiudi l'uscio al tuo cantor!
Ove non sei la luce manca;
Ove tu sei nasce l'amor.

Ove non sei la luce manca;
Ove tu sei nasce l'amor.

 

Per molti però il primo vero esempio di canzone italiana moderna è Fili d'oro, del 1912, scritta da Capurro e Buongiovanni e interpretata da grandi cantanti (Claudio Villa) e tenori (Carlo Buti):

 

Son fili d'oro i suoi capelli biondi
e la boccuccia odora,
gli occhi suoi belli sono neri e fondi
e non mi guarda ancora.

 

Mentre del 1918 è la prima canzone italiana di un cantautore, Michele Testa. La canzone è Come pioveva e l'autore, presentandosi sotto lo pseudonimo di Armando Gill, annunciava così la sua canzone: “Testo di Armando, Musica di Gill, canta Armando Gill”...

 

Ed io pensavo ad un sogno lontano
a una stanzetta ad un ultimo piano,
quando d'inverno al mio cor si stringeva...
...Come pioveva ...come pioveva!

 

 

 

 

 

 

 


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