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Acqua e condotte…- (1 luglio 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 01 Luglio 2015 16:32

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 1 luglio 2015]

 

Rispondo a Agostino Indennitate che, sul Quotidiano, mi sollecita sull’argomento condotta di Nardò. Le sue perplessità sono anche le mie. Nessuno ci garantisce che gli impianti, una volta costruiti, funzioneranno a meraviglia, che saranno costruiti a regola d’arte, che la manutenzione sarà effettuata. Questo è vero per qualunque attività, soprattutto in Italia. Non posso certo fornire io queste garanzie. So che l’attuale gestione delle acque reflue mette a rischio l’integrità ambientale. E so che l’amministrazione di Nardò, d’accordo con quella di Porto Cesareo, ha ottenuto un finanziamento per costruire un sistema di smaltimento che prevede anche una condotta a mare. Per quel che ne so, se tutto sarà fatto come si deve, la situazione migliorerà. Il termoclino, o “taglio”, è una temporanea stratificazione dell’acqua, nel periodo più caldo dell’anno. Di solito è sui 20 m, ma può arrivare a 30. Ho scritto, in linea generale, che si sarebbe completamente al di sotto facendo sboccare la condotta a 50 m. Per arrivare a quella profondità, nel caso di Nardò, bisogna prolungare la condotta di dieci chilometri. Non ne vale la pena. E una possibile criticità (neppure paragonabile, comunque, alla situazione attuale) sarebbe limitata nel tempo (il tempo del permanere del termoclino a grande profondità).

Ho letto le argomentazioni del prof. Del Prete, un esperto di frane a quanto dice la sua produzione scientifica. Basta andare sui siti governativi britannici per trovare documenti ufficiali che mostrano come gli scarichi di acque depurate vengano fatti in mare, o nei fiumi se si è molto distanti dalla costa. Con terminologia tecnica il prof. Del Prete ci informa che il “riuso” delle acque depurate di Londra consiste nell’immissione dei reflui nell’acquifero di Londra. Ma guarda un po’! Le acque depurate vengono immesse nel Tamigi (quello è l’acquifero di Londra). Se ci fosse il mare, a Londra, chissà dove le conferirebbero (usando terminologie adatte alla situazione)!

Quando dialogano gli “esperti” succede che uno dica bianco e l’altro dica nero. Così chi legge o ascolta può restare fermo della propria opinione. Ma c’è la possibilità di controllare. Basta andare sui siti governativi britannici (se si conosce l’inglese) e verificare. Lo scarico delle acque reflue opportunamente depurate avviene nei fiumi o in mare.

Non c’è una volontà malvagia di Acquedotto Pugliese di inquinare il nostro mare evitando il riuso in agricoltura, si tratta di argomentazioni assurde. Abbiamo salvato l’Acquedotto dalla privatizzazione, e rappresenta un patrimonio pubblico di inestimabile valore. Lo scarico in falda è proibito dalle normative europee. Ma di che stiamo parlando?

Nelle argomentazioni dei No Tub ho trovato molte affermazioni di rigetto dei liquami di Porto Cesareo nel sistema di depurazione di Nardò, e a questi ho riferito l’epiteto di razzisti fecali. Chi non ha mai fatto queste dichiarazioni, non vedo come possa sentirsi tirato in causa.

Denuncio lo scempio del territorio tempo immemorabile. Lo scempio è stato perpetrato da chi ha costruito le case abusive, ha mangiato i datteri di mare, ha infranto ogni regola. I politici hanno avuto condiscendenza per questi comportamenti perché il loro elettorato chiedeva questo. Per Nardò ho lavorato, con colleghi più giovani, per valutare l’impatto del sistema attuale di smaltimento dei reflui urbani. C’è un forte impatto sulla biodiversità e lo studio, pubblicato su Marine Pollution Bulletin, suggerisce di spostare lo scarico in profondità. Abbiamo anche lavorato per il porto di Serra Cicora, dichiarandoci assolutamente negativi sull’opera e individuando siti alternativi. Per noi la questione “tubo” non ha senso, è una battaglia sterile, strumentalizzata da alcune parti politiche o da persone che in mare non hanno mai lavorato e ora cercano facile notorietà. Ha senso chiedere estrema vigilanza sulla gestione dell’appalto e sulla gestione dell’impianto. E’ anche giusto chiedere tutte le delucidazioni del caso, meglio essere al corrente, interessarsi. Ma a questo punto siamo in un altro campo, non in quello ambientale.

Ho partecipato, come esperto di ambiente marino, alla redazione del piano delle acque della Regione Puglia. Quando sono andato alla prima riunione avevo molte certezze: riuso in agricoltura, fitodepurazione, lagunaggio erano per me le magiche soluzioni del problema. No agli scarichi a mare, no agli scarichi in falda. Ma io non sono esperto di impianti di smaltimento di reflui urbani. Ho qualche esperienza in ecologia marina, così come il prof. Del Prete ha qualche esperienza in frane. Gli esperti mi hanno spiegato che quello che proponevo non era fattibile. Mi hanno convinto e ho cambiato idea. Mi fido di chi ne sa più di me, non ho alternative. Le attuali modalità di smaltimento sono insostenibili, e vanno modificate. Depuratore e condotta sono la soluzione, ovviamente se realizzata a regola d’arte. Se dovessero essere messi a punto sistemi alternativi e praticabili, sono certo che le amministrazioni si prodigheranno per metterli in atto. Ora non ci sono.


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