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L’Area Marina Protetta di Porto Cesareo prima in Italia - (7 luglio 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 07 Luglio 2015 11:31

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di martedì 7 luglio 2015]

 

Ogni anno il Ministero dell’Ambiente dedica fondi alle gestione delle ventisette Aree Marine Protette (AMP) italiane. Per il 2015 sono stati adottati criteri di valutazione che hanno tenuto conto dei risultati nella tutela dell’area marina protetta, dell’efficienza gestionale, e nella riduzione dell’impatto antropico attraverso pareri per concessioni demaniali e per valutazioni di incidenza.

L’Area Marina Protetta che ha ottenuto il punteggio più alto, e che si è classificata prima assoluta, con più di 300.000 euro di assegnazione, è…. attimo di suspense…. Porto Cesareo!

E’ una notizia importante, che mostra come la professionalità, la dedizione e l’entusiasmo siano la chiave che apre le porte alla buona gestione. Il direttore dell’AMP, il dr Paolo D’Ambrosio, ha fatto il dottorato di ricerca presso l’Università del Salento, proprio sulle Aree Marine Protette e la mappatura dei fondali. Avrebbe avuto una carriera scientifica da intraprendere, viste le competenze acquisite, ma preferì dedicarsi alla gestione dell’ambiente, affrontando una missione quasi impossibile: gestire una delle più difficili AMP italiane. Difficile per i conflitti tra AMP e pescatori, per le deturpazioni dell’abusivismo, per l’eterna conflittualità tra Porto Cesareo e Nardò, visto che metà dell’AMP di Porto Cesareo cade proprio nel territorio di Nardò. Con l’aiuto di presidenti lungimiranti, Rocco Durante prima, e ora Remì Calasso, e con una squadra di collaboratori di elevata professionalità e dedizione, Paolo ha saputo mostrare, giorno dopo giorno, le opportunità che la presenza di un’AMP può offrire a un paese a forte vocazione turistica e peschereccia. Sono lontani i tempi in cui, assieme all’amico Cosimo Durante, affrontammo i pescatori che non volevano, con rare eccezioni, l’istituzione dell’AMP, arrivando a minacciarci fisicamente. Oggi la lungimiranza di uno dei decani dei pescatori di Porto Cesareo, Giuseppe Fanizza, è diventata patrimonio comune e la marineria di Porto Cesareo chiede all’Università del Salento di collaborare a progetti che salvaguardino le risorse ittiche, con limitazioni all’efficienza degli attrezzi in modo da non pescare pesci troppo piccoli.

Si è sviluppato il pescaturismo, sono intensificati i rapporti tra AMP e lo storico Museo di Biologia Marina “Pietro Parenzan”, presidio dell’Università del Salento in territorio cesarino, e si stanno mettendo a punto criteri innovativi di gestione dell’AMP, miranti alla definizione di obiettivi misurabili e non generici, il cui raggiungimento permetta di valutare l’efficienza delle attività. Da pecora nera delle AMP italiane, situata nel paese del record nazionale per abusivismo edilizio, Porto Cesareo è ora la prima della classe.

Ho dato il merito a Paolo D’Ambrosio, ai presidenti e allo staff. Ma se non ci fosse la collaborazione delle Amministrazioni comunali, delle cooperative di pescatori e di tutta la popolazione, non ci sarebbero risultati così consistenti.

E questo è forse il risultato più importante: far capire alla popolazione locale che la protezione dell’ambiente è un vantaggio per la collettività, che lo sviluppo vero si basa sulla gestione ottimale del capitale naturale. I pescatori di datteri ora fanno le guide per i sub, e i fondali in buono stato, bellissimi, sono per loro una risorsa inesauribile. Prima, invece, li devastavano in modo quasi irreparabile.

C’è stata un’evoluzione culturale senza precedenti. Ha richiesto quasi 30 anni, ma oggi il futuro di Porto Cesareo appare più roseo. Le case abusive ci sono ancora, purtroppo. E è in vigore una condanna che impone alla Regione di pagare salatissime sanzioni pecuniarie per l’assenza di sistema fognario a Porto Cesareo, con lo scarico del depuratore di Nardò direttamente in battigia e un’infinita conflittualità per la realizzazione di sistemi efficienti per il trattamento e lo smaltimento dei reflui in entrambi i centri urbani. Gli scarichi in falda sono illegali (anche se qualche “esperto” fuori dalla realtà si ostina a consigliarli) e il riuso in agricoltura risolve solo in parte il problema. Forse il successo della sensibilizzazione ambientale è stato troppo repentino. Prima c’è stata la corsa al saccheggio del territorio, con la distruzione di un imponente capitale naturale a causa del selvaggio abusivismo. Ora sorgono comitati spontanei contro qualunque azione che riguarda l’ambiente. Preferisco l’eccesso di oggi, non ci sono dubbi. Piano piano le sensibilità matureranno in pieno e le conoscenze si diffonderanno in tutta la popolazione, evitando crociate populiste che solo apparentemente salveranno l’ambiente. Congratulazioni all’AMP di Porto Cesareo e di Nardò e alle  Amministrazioni di entrambi i paesi che, finalmente, hanno iniziato a collaborare. Il riconoscimento ministeriale, basato su valutazioni oggettive, è un segno importante. Come professore universitario, mi sento gratificato nel vedere che gli investimenti in capitale umano in termini di alta formazione stanno dando risultati eccellenti. I nostri laureati si fanno valere, e offrono un servizio rilevante allo sviluppo e alla salvaguardia del territorio.


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