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Home Necrologi e ricordi Necrologi e Ricordi Il mio ricordo di Mario Signore
Il mio ricordo di Mario Signore PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Antonio Linciano   
Mercoledì 08 Luglio 2015 05:33

["Il Titano", supplemento economico de "Il Galatino" anno XLVIII n. 12 del 26 giugno 2015, p. 31]


Quando, nella mattinata del dieci aprile scorso, vidi in prima pagina sul Quotidiano di Puglia l’immagine e il volto di Mario, appresi così la triste notizia della sua morte.

All’inizio non volevo assolutamente credere che il mio amico non era più con noi, con la sua famiglia, con il suo lavoro, con le sue tante occupazioni di libero volontariato e, soprattutto con il trascorrere degli anni, con la piccola ma sempre più grande cerchia degli amici della sua gioventù, trascorsa a Galatina, prima di trasferirsi definitivamente a Lecce per il suo impegno di lavoro all’Università. E subito balzò vivo in me il ricordo del suo sorriso accogliente e festoso, come sempre avviene tra vecchi amici, in quello che poi è stato uno degli ultimi incontri, forse l’ultimo, avvenuto in Santa Maria al Bagno verso la fine dell’inverno scorso.

E sì, perché lui e la sua famiglia, con la casa di villeggiatura in alto, sulla montagna di Santa Caterina, durante le loro passeggiate festive in corso d’anno, preferivano scendere sempre a Santa Maria al Bagno e arrivare al Piccadilly per un caffè, un aperitivo, un gelato. Oppure, soltanto per riposarsi un po’, prima di riprendere la via del ritorno, naturalmente sempre a piedi. Anche mia moglie ed io, che a Santa Maria al Bagno siamo di casa quasi ogni domenica, usciamo spesso per fare quattro passi a piedi e respirare l’aria salubre e ricca di salsedine, talvolta mista all’odore del mare. Quella volta avevamo intenzione di camminare un po’ di più e ci eravamo diretti a fare un giro più largo, lungo la scogliera. Alla fine anche noi eravamo approdati al Piccadilly. E su Piazza Nardò con chi ci ritroviamo? Ma certo, con i vecchi amici di sempre: Mario e Anna Signore, Tonino e Maria Romano, Salvatore Bianco con la famiglia.

Poi sono passato alla lettura dell’articolo di cronaca, interno, nonostante la mia incredulità persistesse ancora e la sua scomparsa mi sembrava del tutto impossibile in un così breve lasso di tempo. Due mesi circa, o poco più, dall’ultimo incontro in quel di Santa Maria al Bagno. E poi, ancora, il mio pensiero è riandato un po’ più lontano. E i ricordi si sono fermati a un’istantanea, un fermo immagine di circa un anno prima e, per meglio dire, ad undici mesi esatti tornando all’indietro rispetto a quel momento della vita vissuto in quella giornata. Era l’undici maggio dell’anno testé trascorso. E io e te eravamo seduti, allora, uno accanto all’altro, in una parimenti triste e ancor più infausta e mesta per me circostanza, in una sala mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, a vegliare la salma di mio fratello Michele, morto improvvisamente per quello che si seppe poi essere stato un infarto. Senza alcun preavviso, come un fulmine a ciel sereno.

E Tu allora mi raccontavi la tua incredulità per la fulminea scomparsa di Michele, essendoti sentito telefonicamente con Lui soltanto due giorni prima. La tua telefonata, naturalmente, voleva essere soltanto una allerta ed avere una conferma della sua disponibilità che sapevi essere sempre pronta e già scontata. E avevate parlato a lungo insieme della preparazione e della predisposizione tecnica del Convegno (filosofico) annuale, da te organizzato, che si sarebbe tenuto anche per l’anno 2014 agli inizi del mese di giugno, a Lecce, avendo sempre come ospite di riguardo e di riferimento Massimo Cacciari. Anche mio fratello Michele, come di consueto con Lui, quando si parlava di lavoro nell’Università, da svolgersi con lui e il suo team, e a favore della stessa  istituzione, era sempre pronto e disponibile. E tu, conoscendolo, sapevi di poterci fare ogni affidamento.

Michele, pur avendo svolto nell’Università qualche piccolo corso di informatica pratica, non ha mai fatto parte dell’organigramma dei docenti. Era ed è rimasto un “tecnico” e un manager. Ma era stato anche lui una colonna dell’Università di Lecce prima, e di quella forma in cui l’istituzione si è poi attualmente evoluta, che adesso in modo più appropriato si chiama e costituisce l’Università del Salento.

Certamente siete stati due grandi, e soprattutto due colonne portanti nella costruzione di quel grande “edificio” che forma e costituisce, oggi, il complesso dell’Università del Salento. Siete sempre stati, Tu e Michele, due gran belle persone e, soprattutto, due persone di gran cuore.

Mi fermo qui. Senza poter proseguire, per mancanza di spazio, con un’altra istantanea che riguarda questa volta la tua azione educativa, Mario, svolta fin da giovane nell’ambito del volontariato e a favore dei soci aderenti all’associazione di Azione Cattolica della Chiesa Madre di Galatina.

Ancora un abbraccio e un affettuoso grato ricordo.


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