Sospensione attività in via precauzionale
Avviso sospensione attività Pur in assenza di casi accertati di coronavirus, nella regione Puglia sono sconsigliati (anche se non ancora formalmente vietati) gli assembramenti di persone. Per questo... Leggi tutto...
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo dell’Università Popolare A. Vallone di Galatina (in ordine alfabetico)   1 Bozzetti Maria Rita, nata a Roma 2.Campa Antonio nato a Galatina (Le) 3 Diso... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
Sulla base di quanto deliberato durante l'ultima Assemblea, giovedì 27 febbraio 2020 si procederà alle elezioni del nuovo Consiglio Direttivo e all'approvazione delle modifiche dello Statuto. Si... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea Straordinaria
Convocazione Assemblea Straordinaria  dei Soci del 7 febbraio 2020       Come già annunciato nell’Assemblea precedente del 28 ottobre 2019, si ripropone la necessità di decidere in modo... Leggi tutto...
Programma di Dicembre
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Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Necrologi e Ricordi
Scritto da Luigi Scorrano   
Giovedì 09 Luglio 2015 21:27

Che cosa significhi nascondersi dietro il proprio nome, e questo nome tenere  quietamente in ombra senza l’assillo di dargli continuamente una rilevanza spesso d’accatto, ha mostrato Lina Jannuzzi con la propria vita e la propria scrittura. Dedicate entrambe, vita e scrittura, a un dovere quotidiano, hanno avuto  come orizzonte privilegiato ed esclusivo il mondo della conoscenza letteraria, la vaghezza di quell’esercizio quieto, non isolante, che è l’esercizio della scrittura.

Non ha scritto molto, Lina; ha affidato a un’opera fondamentale (e filologicamente fondata) la sua qualità di studiosa: è stata esploratrice di pochi autori ma indagati con l’acume del suo sguardo apparentemente severo ma solo teso a illuminare le pieghe anche più riposte di un discorso. Chi l’ha conosciuta e frequentata per qualche tempo conosceva bene quello sguardo: acuminato esplorante, tagliente come un laser, ma lontano da ogni indiscrezione.

Aveva, Lina, scritta nel suo nome la sua vocazione: Carolina (Lina per gli amici), poiché il suo nome indica una forma di  lontana scrittura medievale. Al mondo moderno, ancor più alla contemporaneità, era rivolto lo sguardo di Lina, come dicono con  chiarezza le scelte operate per i suoi corsi universitari. Sobria fino a una secchezza di temi, come si sospetterebbe proprio dalle sue scelte, aveva come principio  lo scavo su zone apparentemente limitate della ricerca letterarie. Ma una volta avvicinate, quelle zone si aprivano a sempre nuovo respiro, si arricchivano strada facendo fino ad aperture che non trascuravano nulla ma non ammettevano il troppo e il vano. Ogni acquisto doveva essere ben definito. I titoli dei suoi corsi e dei suoi libri conducono ai percorsi prescelti: Il “Crepuscolo” e la cultura lombarda dell’Ottocento (1966); Il carteggio Tenca-Maffei (1973); Eugenio Camerini: dieci anni di vita letteraria in Piemonte 1850-1859 (1977); Giovanni Verga: prove d’autore (1983); Sul primo Verga (1997); Il teatro di Fabrizio Colamussi (1990); Verga e il teatro europeo (1992); Sul primo Verga (1995); La rima gigante del Verga (1997) D’Annunzio (Primo vere) (1999). Fortunatissimo fu il lavoro dedicato al carteggio Tenca-Maffei che ridisegnava un mondo alla vigilia di importanti trasformazioni in area europea e che riportava alla memoria le pagine memorialistiche di un celebrato libro di Raffaello Barbiera, Il salotto della contessa Maffei, miniera inesauribile di aneddoti e di informazioni.

Lina non era la Lina di Saba, la “buona, “la meravigliosa Lina” (chi cercasse nel nome la traccia di un carattere): aveva una divisa di severità, come s’è accennato, ma non era scostante e manifestava una sua amabilità contenuta e sorvegliata. Amava la puntualità. Era una persona aristocratica nel tratto, elegante nell’assisa quotidiana. Impeccabile è, forse, la parola che potrebbe compiutamente definirla.

Coltivava un segreto: la scrittura autonoma, da realizzare in proprio dopo aver dedicato tanta passione e tanto spazio a quella altrui, sia pure dotta e quale che fossero la forza e il fascino che potesse  esercitare su di lei lettrice ed esploratrice di pagine  ‘immortali’. Nasce così la personale scrittura letteraria, la prosa del romanzo Una “storia” del Noveceno. Il romanzo è un contenitore di temi e motivi che assillano il secolo trascorso e svelano un’attenzione, nell’autrice, che forse nessuno avrebbe sospettato.  La quarta di copertina del romanzo chiarisce, nella scheda di presentazione, alcuni atteggiamenti profondi della narrazione, mette in luce i “valori” che sono stati le guide della vita di Lina. Si legga un passaggio almeno di quella scheda e si avrà una sorta di confessione. Dice così:

“Nel romanzo, ai fini di una più esatta interpretazione, va anche rilevato il valore che si dà al senso  dell’onore, dell’onestà, e ancora al gesto, al sacrificio e infine l’importanza che viene riconosciuta a un livello simbolico del destino e della morte. E la bella morte è assunta con determinazione da Jacopo, protagonista  ideale del romanzo, uno degli eroi che la storia non registra”.


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