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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
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Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
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Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Home Saggi e Prose Ecologia No triv - (14 luglio 2015)
No triv - (14 luglio 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Giovedì 16 Luglio 2015 07:49

[“La Gazzetta del Mezzogiorno” di martedì 14 luglio 2015]

 

Il decreto Sblocca Italia ha concesso che si cerchi il petrolio nei mari italiani. L’impatto ambientale di questa attività sarà molto grande nella fase delle prospezioni. Per verificare la presenza di petrolio sotto il fondo marino, infatti, si usa l’air gun (cannone ad aria). Si generano rumori fortissimi che penetrano nel fondo marino e rimandano un’eco che rivela la consistenza dei giacimenti. La Strategia Marina dell’Unione Europea ha stilato l’elenco degli undici descrittori di buono stato ambientale e il descrittore nr 11 dice che non ci deve essere introduzione di energia (il suono è energia) che alteri lo stato degli ecosistemi e della biodiversità. Le “cannonate” degli air gun sono intensissima energia sonora e hanno ripercussioni sul comportamento dei cetacei, fino a farli morire. Non si sa bene cosa facciano al resto degli ecosistemi. Se si trovasse il petrolio, poi, ci sarebbero i rischi di incidente, per non parlare delle perdite fisiologiche. In un mare chiuso come il Mediterraneo un incidente come quello della Florida sarebbe di proporzioni quasi irrimediabili. Ma il problema più grave non è quello dei rischi e degli impatti di queste attività. Il problema è che il nostro governo ha scelto la strada della combustione anche per il futuro. Il che è alquanto strano. Nell’ultimo G7, la riunione dei sette paesi più industrializzati del mondo (di cui facciamo parte), è stato elaborato un documento che impegna tutti a diminuire il nostro impatto sul clima. E l’impatto più grande sul clima deriva dalla combustione di combustibili fossili. Dobbiamo smettere di bruciare! Perché i combustibili sono a base di carbonio e per bruciare un combustibile ci vuole l’ossigeno (il comburente) e il risultato è l’anidride carbonica che, poi, va nell’atmosfera e provoca l’effetto serra che provoca il cambiamento climatico. Le piante sequestrano l’anidride carbonica e il petrolio non è altro che anidride carbonica dalle foreste del passato, sequestrata nel suolo nel corso di milioni di anni. Noi la tiriamo fuori e la bruciamo, in tempi rapidissimi. Le foreste di oggi non ce la fanno a smaltirla. Dobbiamo smetterla. E dobbiamo produrre energia in modo diverso. Stiamo cominciando a farlo. Il gas è un combustibile più pulito, ma è solo una transizione. Dobbiamo smettere di bruciare, quante volte lo dobbiamo ripetere? E la Puglia ha dato un esempio mirabile nella produzione di energia pulita (a parte qualche truffetta). Quella è la direzione, e noi stiamo dando il buon esempio. Possiamo anche sacrificarci per il bene del paese e accettare un gasdotto (a patto che venga fatto con tutti i crismi e ci siano opportune compensazioni). Ma le trivellazioni no. Il petrolio non rientra nella via che tutti dicono si debba intraprendere. La mia curiosità è: ma come si fa a dire certe cose durante la riunione del G7 e poi a firmare atti che sono esattamente il contrario di quel che si è firmato? I nostri rappresentanti in Parlamento che dicono? Ma poi, dato che abbiamo già avuto troppi esempi di questo tipo, mi viene un dubbio. E se fosse solo una truffa? Mi spiego. Le aziende che ora cercano il petrolio, a seguito di miracolose concessioni contrarie ad ogni logica, venderanno azioni. E dato che dicono che ora troveranno il petrolio c’è da attendersi che il valore delle loro azioni salga. Gli investitori si affretteranno a comprare azioni (che sono dei pezzi di carta in cambio di danaro sonante). Se poi il petrolio non si trova… peccato… l’investimento è andato male. Il valore del pezzo di carta si azzera, ma quello dei soldi “investiti” rimane… nelle tasche di chi ha venduto le azioni. Questi giochetti li fanno le banche che, ovviamente, guadagnano anche loro, comprando e vendendo per gli “investitori”. E nessuno vi garantisce che l’investimento andrà a buon fine. Non per niente si chiama “giocare in borsa”. Chi gioca sa che può anche perdere e, comunque, ci saranno di sicuro delle clausole scritte piccolo piccolo che vi impediranno di richiedere i vostri soldi. Questa della truffa agli investitori è l’interpretazione che mi piace di più, dopotutto punirebbe solo l’avidità di chi vuol fare soldi con i soldi. Nel caso non corrispondesse a verità, però, c’è da preoccuparsi molto per questa politica energetica del paese. E’ una politica fuori dalla realtà, completamente insostenibile e nel disprezzo delle generazioni future. Stiamo lasciando un brutto mondo ai nostri figli e pare che non riusciamo a capire che la distruzione del capitale naturale in nome della crescita del capitale economico sia un perfetto suicidio. Lo dice anche Francesco, nella sua Enciclica Laudato si’. Lo spiega con dovizia di particolari, in modo inoppugnabile. L’ecologia ha supremazia logica sull’economia, e invece avviene esattamente il contrario. Sono molto possibilista per alcune imprese. Mi vanno bene le condotte a mare, mi va bene il gasdotto (se fatti con i criteri dovuti), ma le trivellazioni no. No. No. Non votate più i partiti che sostengono queste politiche. Basta!

 

 


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