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NOTERELLANDO... Costume e malcostume 17. Lettera al Direttore (e al Lettore) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Mercoledì 22 Luglio 2015 05:56

["Il Galatino" anno XLVIII n. 13 del 10 luglio 2015]

 

Caro Direttore,

questa è, evidentemente, una lettera per te.

Di quelle che una volta – e oggi sempre meno, o non più – i Lettori scrivevano ai giornali, quale segno distintivo, e attivo, della loro ‘voce’: rilevando, condividendo o contestando la linea del giornale stesso, o più semplicemente per fornire, con la loro ‘presenza epistolare’ e con pertinenti (o perfino impertinenti) quesiti e considerazioni, un contributo al confronto e alla varietà dell’informazione pubblica, fosse esso di plauso, di dissenso, o di puro commento e opinione.

Il nostro Galatino (… che gli uomini di buona volontà ce lo conservino sempre a lungo!) è un piccolo foglio di provincia, che ha però il merito di una propria costante partecipazione agli avvenimenti non solo di Galatina e del suo hinterland, ma anche di un vasto ed effervescente territorio come quello del Salento leccese, dov’è radicato e diffuso da quasi mezzo secolo. Un quindicinale che è dichiaratamente d’informazione, ma che – e questo è davvero un merito in più – riesce anche a mantenere una propria connaturata attitudine alla formazione. Sia sociale sia culturale.

E giacché ci sono, avendo sul tavolo, mentre scrivo, la copia al momento più recente (n. 11 del 12 giugno 2015), permettimi, caro Direttore, di invitarti a mantenere sempre alto il livello di questo piccolo foglio, dove – accanto ai tuoi rigorosi e puntuti editoriali e alle vicende più strettamente di cronaca – si possono leggere altre grandi e bellissime note, come il caustico Testamento de La Cucchiara o il pirotecnico Asino di Paolo Vincenti o il sempre forbito e tagliente commento di Pasquino Galatino o ancora l’emozionantissimo corsivo sul “sacro” di Gianluca Virgilio, il bell’omaggio a Donato Moro di Giovanni Bernardini, le profonde e amare riflessioni di Peter Pan sui giovani d’oggi, e i resoconti accurati degli altri validissimi autori e colleghi, che da qui saluto.

Ai suoi inizi, e per lungo tempo, anche il Galatino, come i grandi giornali, aveva – per l’appunto – il suo spazio per le “lettere al Direttore”. Le quali stimolavano spesso importanti interrogativi o riflessioni di ampio e oggettivo interesse, tutt’altro che provinciali. Ricordo ancora alcune autentiche ‘battaglie’ (come quella, davvero storica, contro l’installazione della centrale Turbogas), condotte dalle colonne del nostro periodico con forte coscienza e partecipazione civile, anche dai Lettori.

Mi chiedo ora perché quella positiva e propositiva consuetudine di scrivere ai giornali non ci sia più. O comunque, si sia ridotta davvero al lumicino.

Le risposte, ovviamente, possono essere molteplici. Le generazioni si avvicendano; il costume, come la donna nel Rigoletto, “muta d’accento e di pensier”; le innovazioni interagiscono e influenzano mode e abitudini correnti, rendendole obsolete e favorendone altre; gli orientamenti d’interesse si spostano sempre più rapidamente su nuovi ‘focus’… A dirla col filosofo (Eraclito o De Crescenzo, scegliete voi): Panta rei. Tutto scorre, tutto cambia.

Riguardo alla res publica, c’è poi, in molti lettori, un senso diffuso di pigrizia e di distacco, commisto a impotenza e sconforto (vedi l’abnorme assenteismo durante le ultime votazioni), nella convinzione – neanche tanto peregrina – che è vero che tutto scorre e tutto cambia, meno che nei ripetitivi balletti della politica…

Tutto ciò può portare al disamore, alla sfiducia, e quel ch’è peggio, alla resa.

Giammai! Bisogna, al contrario, sentire e mantenere saldo il dovere di esistere e resistere. Di essere persone pensanti e decidenti. Sarà anche difficile superare la svogliatezza del momento, e trovare la giusta corda per farlo, ma se sento il desiderio o ancor più il bisogno di scrivere al mio giornale per dire la mia – quale essa sia, anche severa purché sincera – devo esaudirlo, non posso respingerlo o soffocarlo. Comunicare, partecipare, confrontarsi con gli altri, capire e contribuire a far capire è un aspetto fondamentale della nostra autonomia e “libertà di essere”, quella che forse dà più senso alla nostra vita.

Questo e molto altro può significare anche una breve “lettera al Direttore”. Che non sarà mai banale. Che aiuterà certamente anche gli altri ad entrare nel cuore dei problemi, ad esaminarli più da vicino o da altra angolazione, e non importa se in accordo oppure no con le nostre opinioni.

 

*   *   *

 

Carissimo Lettore,

quello che ho fin qui espresso spero che non sia inteso come una sorta di ‘spot’ pubblicitario per incentivare la tua partecipazione e la scrittura sul nostro o su altri giornali.

Se e quando vorrai farlo, sarai naturalmente benvenuto. Ma il mio vuole essere, soprattutto, un invito a leggere con partecipazione ‘dinamica’ le notizie che appaiono sul Galatino o che si leggono su altri quotidiani e periodici o che vediamo e ascoltiamo in televisione, alla radio e sul web, peraltro in modo ossessionante e ossessivo.

Uomini siamo, e non pecore matte, ammoniva padre Dante. Abbiamo il dovere, oltre che il diritto, di osservare con spirito critico quello che succede nel mondo, che è la nostra grande casa comune. E, a maggior ragione, quello di capire e giudicare fatti o misfatti che accadono nel nostro piccolo mondo galatinese e salentino, partecipando possibilmente (e utilmente) anche agli altri il nostro pensiero, e confrontando con serenità le nostre convinzioni.

Un piccolo seme, forse. Ma sempre produttivo e di massima significanza civile.


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