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Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Che cos'è un'Universitas - (24 agosto 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 25 Agosto 2015 11:59

 

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di lunedì 24 agosto 2015]

 

Questioni cruciali come i finanziamenti alla ricerca scientifica, sollevate da Guglielmo Forges D’Avanzati e un pochino anche da me, non si risolvono nello spazio di un articolo sul giornale. Ma la tribuna offerta dal Quotidiano è strumento primo di trasparenza e mi permetto di utilizzarla ancora. Nel mio intervento precedente ho parlato di massa critica e di Università. Per chi non ha molta familiarità con il sistema universitario, è bene ricordare che la parola “universitas” implica la copertura dell’universalità del sapere. Il sapere è contenuto fisicamente, oltre che nelle biblioteche e nella rete, nei cervelli dei docenti. Il sapere universale, una volta contenibile in un singolo cervello (tipo quello di Pico della Mirandola), è oggi suddiviso nelle varie branche della conoscenza e, in ogni Università, queste sono rappresentate dai docenti che insegnano le materie dei vari rami del sapere che, nel nostro paese, si chiamano settori disciplinari. A differenza dei professori di liceo, i professori universitari devono contribuire, con le loro ricerche, allo sviluppo delle conoscenze che insegnano. I prodotti della ricerca sono di solito le pubblicazioni scientifiche o, se si fa ricerca tecnica, i brevetti. La qualità della ricerca di un docente universitario, quindi, si misura con quel che produce in termini di nuovo sapere e lo mette a disposizione degli altri, pubblicandolo. Ci sono docenti universitari che insegnano soltanto, e non producono scientificamente. Le ricerche di quelli che producono possono avere rilevanza locale, oppure provinciale, regionale, nazionale, fino alla rilevanza internazionale. Il valore di un’università si misura con il rilievo dei suoi docenti. Nient’altro. Oxford e Cambridge non sono famose perché hanno begli edifici, o perché ci sono corsi in tutte le branche del sapere. Sono famose perché i professori vincono premi Nobel, oppure perché, se uno (o una) vince un premio Nobel, viene conteso dalle università migliori che, in effetti, sono le migliori perché hanno i docenti migliori. Per diventare “i migliori” si deve fare ricerca e per fare ricerca ci vogliono fondi. E oramai la ricerca si fa mettendo assieme molti “cervelli”. Le piccole Università non possono assumere troppi docenti in una disciplina, perché questo sarebbe di svantaggio per le altre che, di fatto, non sarebbero rappresentate. Ecco che significa “massa critica”. Ci vuole un numero minimo di cervelli per fare un gruppo di ricerca competitivo a livello internazionale, un gruppo che possa collaborare alla pari con altri gruppi analoghi. Un’Università come quella salentina non si può permettere di eccellere in ogni branca del sapere. Poche sono in grado di farlo. Pochissime. Neppure Roma Sapienza, la più grande Università italiana, esprime ricerca di prim’ordine, e ha massa critica, in tutte le branche del sapere.

Le politiche di reclutamento italiche non permettono alle Università di attirare professori che si sono fatti valere altrove perché i budget non sono adeguati e non c’è molto da offrire a personaggi già affermati. I “campioni” si devono formare all’interno del proprio “vivaio”. E già, sembra la politica delle squadre di calcio. Le squadre ricche riescono a formare magari un buon portiere ma, se non hanno un attaccante, hanno i soldi per comprare il migliore del mondo. E così per tutti gli altri ruoli. Per nostra fortuna, le Università non giocano con tutte le discipline assieme. E un’Università può scegliere di eccellere in qualche campo, mantenendo anche gli altri, ma ad un livello differente. La Bocconi, addirittura, eccelle in pochissimi campi e gli altri proprio non li copre. E quindi vi svelo un segreto: non è un’Università. Esprime una o due ottime Facoltà. Tutte le altre mancano. Non c’è “universitas”, universalità del sapere. Un’Università può decidere di investire per diventare la migliore in un campo, mantenendo in vita gli altri di livello inferiore. Come si fa? Semplice: si costruiscono grandi infrastrutture e si assumono molti docenti nei settori disciplinari in cui si è deciso di eccellere. Ma non basta. Gli investimenti devono dare risultati. I docenti, per esempio, devono avere una produzione scientifica eccellente, e devono attirare, attraverso i bandi competitivi, cospicui finanziamenti, risultato dell’eccellenza delle loro ricerche. Ora la domanda è: dopo cinquant’anni, è possibile fare un bilancio e capire “dove è andata” la nostra Università? Quanto abbiamo investito nelle varie branche del sapere? Che risultati ci sono stati? Si chiama valutazione. E non può essere fatta dagli stessi che sono valutati. Bisogna chiamare personaggi eccellenti a livello mondiale nelle varie branche del sapere e chiedere: a che livello siamo, nella tua disciplina? Abbiamo investito X e abbiamo ottenuto Y. C’è coerenza tra l’investimento e il risultato? In quali discipline siamo risusciti a primeggiare? In quali abbiamo fallito? In base a questi risultati si deve decidere la politica futura. Sapete perché queste cose, così logiche, non si fanno? Perché per farlo ci vuole una decisione a maggioranza, e la maggioranza non lo vuole fare. Valutazione e democrazia collidono. E’ un paradosso. Se siamo cinque a condividere una casa, e si deve pagare l’affitto, potremmo votare per decidere chi deve pagare. Se quattro si mettono d’accordo e votano che sia il quinto a pagare, e questo succede ogni mese, è democrazia? Ogni Università deve decidere “dove vuole andare” e non lo può decidere con la logica delle mani alzate. Deve prevalere il merito. Se non lo faremo, la decadenza sarà inevitabile, e … meritata!

 


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