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Stagione teatrale a Lecce
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Home Necrologi e ricordi Necrologi e Ricordi Un ricordo di Lino Paolo Suppressa nel centenario della nascita
Un ricordo di Lino Paolo Suppressa nel centenario della nascita PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Mercoledì 26 Agosto 2015 17:00

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 20 agosto 2015]

 

Lino Paolo Suppressa è stato uno dei rappresentanti  più noti della pittura pugliese del Novecento, della quale contribuì a rinnovare il linguaggio allineandolo a quello nazionale. Ma egli  è stato anche uno dei protagonisti della vita culturale leccese, alla quale prese parte attivamente, dai primi anni Quaranta fino agli Ottanta, collaborando, con disegni, note d’arte, recensioni di mostre e prose memoriali, alle principali riviste letterarie e ad alcuni periodici di quel periodo, da “Vedetta mediterranea” a “Libera Voce”, dal “Critone” al “Campo” all’“Albero”, dalla “Tribuna del Salento” fino al “Quotidiano”. Per questo ci sembra giusto ricordarlo in occasione della ricorrenza del centenario della nascita, avvenuta  a Lecce il 20 agosto 1915.

Dopo aver abbandonato gli studi classici, Suppressa si iscrisse alla locale Scuola d’Arte, dove fu allievo di Geremia Re, e poi frequentò il Liceo artistico di Firenze. Nel 1945 tenne la sua prima personale nelle sale del negozio Lazzaretti di Lecce, presentato da Vittorio Bodini con cui strinse un importante sodalizio umano e intellettuale. A questi anni risale la fase espressionista della sua pittura, “tutta tesa – come scrisse Bodini – verso il grido, il gesto che consegni i contorcimenti dell’inconscio e il male di vivere che si occulta”. Non a caso, allora, i suoi riferimenti ideali  erano gli espressionisti tedeschi e i pittori della Scuola romana, in particolare Scipione.

Negli anni Cinquanta Suppressa si orienta verso un realismo che tiene presente la lezione postcubista, raggiungendo i risultati più alti della sua produzione per originalità e intensità d’ispirazione. In questo periodo egli mette al centro della sua immaginazione Lecce che diventa, proprio come per l’autore della Luna dei Borboni, un luogo dell’anima, perdendo qualsiasi connotazione bozzettistica  e assumendo invece una valenza universale. Diventa così il cantore appassionato della sua città, che incomincia ad esplorare da cima a fondo, in lungo e in largo, con intima adesione, con uno sguardo partecipe e affettuoso rivolto all’elemento umano, quasi alla ricerca della sua verità più nascosta, del suo segreto.

Ecco allora, nei dipinti di questo decennio, le linde e assolate piazzette leccesi dove si stagliano nitide le facciate delle chiese barocche e persone di ogni età si riuniscono a conversare, a passeggiare, a giocare. E, ancora, i luoghi di ritrovo e di lavoro più tipici, come le mescite (le vecchie “putee”) affollate di bevitori, fumatori e giocatori di carte, e le sartorie con le giovani donne intente al lavoro sulla vecchia Singer sotto la lampada accesa. Il pittore penetra anche negli interni delle case piccolo-borghesi, ritraendo gruppi familiari o coppie di innamorati o modelle sullo sfondo dell’immancabile comò con lo specchio. Non trascura nemmeno la periferia e la campagna circostante, dove raffigura la fatica quotidiana di contadini, pastori, carrettieri e dei loro inseparabili compagni (cavalli, mucche, cani).

Dagli anni Sessanta si sviluppa poi la fase “astratta” della pittura di Suppressa, che disorientò non poco i suoi estimatori, a cominciare proprio da Bodini. Nella produzione di questi anni il passato, anche remoto, prende il posto del presente, mentre i personaggi fantastici e mitologici subentrano  alla gente comune di ogni giorno. Lo stesso Suppressa scrisse che si trattava di “una mitografia legata alla storia della piccola patria Salento” alla quale si riferiva spesso attraverso il gioco dei titoli ironicamente allusivi.

Nascono allora opere di impostazione geometrica, ricche di riferimenti e ammiccamenti, nelle quali il pittore leccese dialoga, alla sua maniera, con le tendenze più avanzate dell’arte contemporanea, come l’informale, la pop art, l’optical art, ricorrendo a inserti fotografici, frammenti tipografici, ma anche a elementi figurativi, spesso attraverso autocitazioni. Dagli anni Ottanta utilizza ancora  carta pressata con la quale compone figurine bianche, quasi fantasmatiche, incollate al centro delle opere.

In questi anni Suppressa, che muore a Lecce nel 2003, si dedica anche alla realizzazione di terrecotte policrome nonché di singolari “sculture”, servendosi di pezzi di legno trovati sulle spiagge. Questi vengono da lui ironicamente e intelligentemente assemblati in maniera tale da richiamare  personaggi biblici, leggendari o, ancora una volta, legati alla storia della sua amata città, alla quale resta fedele fino alla fine.

 


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