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"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
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Programma gennaio 2019
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Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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L’importanza delle idee PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Giovanni Frosali   
Giovedì 27 Agosto 2015 16:50

È comune pensare che la mente umana produca idee, e che la produzione di idee sia più importante della tecnica per eseguirle e metterle in pratica. Soprattutto per un artista, o se volete anche per uno scienziato, non avere più idee è sinonimo di invecchiamento, come se le idee fossero un rivolo che col tempo si prosciuga. Ho sempre pensato così nel corso della mia vita, vita che ho ritenuto diminuita col tempo a causa della mancanza di nuove idee. Questo modo di pensare l’ho sempre verificato nell’osservare la vita e la carriera di amici e colleghi che ho incontrato.

Eppure questa convinzione, questo modo di pensare sono andati in crisi in questi ultimi tempi. Ciò che mi ha fatto riflettere sono alcune frasi di Igor Stravinskij tratte dalle sue "Cronache della mia vita" (Feltrinelli, Milano, 1999), dove di Beethoven scrive: "Era lo strumento che gli ispirava il pensiero musicale e ne determinava la sostanza". Risulta difficile capire appieno una frase del genere, riferita poi a Beethoven che fin dai trent’anni di vita aveva cominciato a perdere l'udito e non poteva sentire i suoni nella loro pienezza. Non è facile pensare, e neppure credere, che la vera grandezza di un Beethoven "consista nell'alta qualità della sua sostanza sonora (che fra l’altro non percepiva appieno n.d.r.) e non nella natura delle sue idee". D'altronde l'ascoltatore comune che non conosce la musica, o meglio, anche se non conosce la musica, viene facilmente travolto dalla grandiosità, dalla eroicità di certe opere come la Terza sinfonia (detta appunto Eroica) o come il Triplo Concerto per pianoforte, violino, violoncello e orchestra, e riconosce in questi aspetti il significato ed il valore migliore di quella musica.

L’ascoltatore di musica, che in genere non conosce le tecniche musicali, ne fruisce rimandendo colpito da impressioni e sentimenti che i suoni risvegliano, in maniera differente, in ognuno di noi. E non sempre il giudizio positivo di un ascoltatore corrisponde a un’alta qualità della musica, non sempre un ascoltatore può dare un corretto giudizio critico di una musica. Quindi le convinzioni di Stravinskij si potranno adattare principalmente ai conoscitori delle tecniche musicali, e quindi a pochi, visto che i musicisti sono una minoranza rispetto a tutti quelli che fruiscono della musica solo ascoltandola. Riprenderemo questo discorso nell'ambito della letteratura.

L'importanza della strumentazione rispetto all'idea musicale, che viene sostenuta da Stravinskij, mi ha fatto ripensare al rapporto fra idea e realizzazione dell'idea sia in campo scientifico che in campo letterario. Come nella musica, anche nella letteratura un ruolo importante è la tecnica di scrittura. Sempre Stravinskij riporta un dialogo fra Mallarmé e Degas. Alla frase di Degas "Non riesco a finire il mio sonetto. E non sono le idee che mi mancano" pare che Mallarmé abbia risposto: "Non è con le idee che si fanno i versi, ma con le parole" (frase riportata anche da Giovanni Piana in Barlumi per una filosofia della musica).

È difficile far trionfare questo punto di vista, come vorrebbe Stravinskij. Il senso comune  è quello contrario, è difficile pensare che un musicista scriva la musica solo con i suoni, non con le idee, e che un poeta scriva le proprie poesie con i versi e non con le idee. Il senso comune è che un artista, avuta un’idea, debba possedere e poi utilizzare una buona tecnica per realizzarla. E quindi un buon artista debba sapere coniugare idea e tecnica. Nel caso dell'esempio di Beethoven la qualità della sostanza sonora delle sue opere si è sposata profondamente con l’idea, le sue sinfonie sono zeppe di idee ben realizzate. Ma alla fine capire se nasca prima l’idea musicale o la sostanza sonora è ancora più difficile.

Torniamo alla poesia e alla letteratura. Quando uno vuole scrivere qualcosa deve avere una certa capacità tecnica di scrivere e può capitare di avere l’idea ma non le parole adatte per esprimerla. Pur rimanendo senza risposta la domanda se debba prima nascere l’idea o meno, la tecnica di scrivere diventa un elemento fondamentale per poter descrivere quella idea nella maniera più completa.

Vi sarà capitato di leggere giornali e rotocalchi, e vi sarà capitato di riscontrare delle idee espresse in maniera banale, semplice, senza una struttura. Vi sarà capitato di giudicare le frasi che leggete come mediocri, come convenzionali, come insipide, come scontate per quello che devono trasmettere. Molta della letteratura di massa è così, insignificante e scialba ma facile a leggersi. Ancora peggiore è la situazione nel campo della saggistica divulgativa. Per essere compresi nel presentare la cosa o il concetto difficile da divulgare, si è spinti ad essere piatti, mediocri e scontati, con il risultato opposto, che è quello di dare l’illusione di avere trasmesso un’idea e di non averlo fatto. Purtroppo pochi sono gli scrittori che sanno fare divulgazione, e purtroppo non si può sempre dire che la divulgazione che ha successo sia la migliore. Lo stesso ovviamente si può dire per la narrativa e la letteratura in generale. L’esempio della divulgazione è contraddittorio. Per farsi capire nella divulgazione occorre scrivere in maniera semplice, il che rischia di essere spesso banale e scontato, cosicché la divulgazione non raggiunge più il suo scopo primario. E questo è un esempio dove le parole ne sanno e ne fanno più delle idee.

Per la poesia il discorso sembra diverso, ma non lo è. Si prenda per esempio una rima: è l’idea che suggerisce la rima o la rima che suggerisce l’idea? Forse anche qui Stravinskij ha ragione. Il canto, il suono, l’armonia nel ricercare una rima, porta a trovare anche l’idea che si vuole esprimere, come se l’idea da esprimere non fosse la prima a nascere.

Ripensando a Beethoven possiamo porci la domanda se furono le sonorità eroiche che aveva in mente e che mise in certa sua musica a suggerirgli la dedica all’imperatore o viceversa fu il periodo storico della rivoluzione a suggerire quelle sonorità? Ma se Stravinskij avesse ragione, allora sono i suoni che suggeriscono ai musicisti delle idee, e sono le parole, le rime, il ritmo a suggerire agli scrittori le loro opere. Nella musica un aspetto importante è anche quello della scelta dello strumento con cui suonarla. Stravinskij vede nello strumento un attore capace di dominare sulle idee con la propria realizzazione. È lui che scrive che ci sono musicisti che compongono musica “per pianoforte”, altri “musica di pianoforte”, come se lo strumento si imponesse all’autore  stesso.

Abbiamo dimenticato un aspetto: quanto influisce la preparazione di un lettore o di un ascoltatore nel leggere uno scritto o nell’ascoltare musica? Mentre nella musica capita spesso che dopo un primo ascolto ogni nuovo ascolto faccia scoprire cose che prima erano passate inosservate, e  ulteriori ascolti ci facciano scoprire aspetti sempre più nascosti e interiori, nella lettura di un libro, ad esempio, la situazione è diversa perché raramente un libro viene letto due volte se non ha quel valore che lo fa permanere nel tempo: i classici si rileggono, così quelli che lo diventeranno. La stampa di massa, sottoposta alla legge delle vendite, spesso costringe gli autori a regole che vanno a svantaggio del livello della stessa stampa.

Forse non siamo in grado di arrivare con una conclusione, possiamo solo provarci. La posizione estetica di Stravinskij è una posizione da élite, solo le persone più colte e più autorevoli sono prima attratte dal leggere i versi e dall’ascoltare i suoni e poi capaci di interpretare fino in fondo le idee, come se le idee nascessero in seguito alla lettura e all’ascolto. Molto dipende dalla preparazione di chi fruisce della musica e della lettura. È necessario quindi che la società metta fra i suoi obiettivi principali la crescita culturale dell’uomo, ma purtroppo oggi, anche se ogni giorno si parla di crescita, quella culturale non è ai primi posti.


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