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Attualità del mito di Antigone PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Martedì 01 Settembre 2015 17:07

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 31 agosto 2015]

 

Antigone è una delle figure più celebri del teatro di tutti i tempi e di tutti i paesi. La protagonista della tragedia di Sofocle, che si ribella alle leggi dello Stato in nome delle “leggi non scritte degli dei, inalterabili, fisse”, cioè dei valori assoluti dell’umanità, sfidando il potere e sacrificando la propria vita, è diventata un simbolo, sempre attuale, del coraggio, del diritto naturale, della libertà di coscienza contro ogni forma di sopraffazione.

Recentemente anche il premier greco Tsipras l’ha citata, in occasione del contrasto che ha opposto il suo paese all’Unione europea prima dell’accordo raggiunto con tanta difficoltà, richiamando il diritto degli uomini che vale sopra ogni legge.

Da scrittrici e filosofe, peraltro, l’eroina sofoclea è stata vista anche come emblema della resistenza e della lotta per i diritti delle donne. Quello di Antigone, insomma, è un mito perenne che trascende il suo autore, il luogo e il momento storico in cui è stato concepito e assume un valore universale. Innumerevoli sono le riscritture, le rivisitazioni, le reinterpretazioni che nel corso dei secoli sono state date di questo capolavoro (famose, nel Novecento, quelle di Bertolt Brecht e di Jean Anouilh).

Una recentissima versione di esso è Antigone. Cronache da un teatro di guerra, dovuta a Luca Simonelli e Giuseppe Pambieri, andata in scena, con la regia  di Lia Tanzi,  giovedì 20 agosto presso il Teatro Romano di Lecce, gremito in ogni ordine di posti. Con questo spettacolo si è inaugurata la I edizione della Rassegna “Mitika. Teatro e mito nella contemporaneità”, che si propone di presentare una selezione di opere ispirate al mito e al dramma classico, sotto la direzione artistica di Carla Guido.

In questa nuova versione la vicenda, ambientata nell’antica Tebe, è stata modernizzata e proiettata in un inquietante futuro (il 2046 d. C.) alla Blade Runner, sullo sfondo di uno scenario di guerra della quale giungono a tratti i suoni sinistri degli elicotteri da combattimento. La rappresentazione è come se fosse commentata in diretta da un telecronista, che in un certo senso svolge la funzione del coro, perché, ad azione sospesa, egli riassume e illustra la situazione che si sta sviluppando sulla scena.

La trama sostanzialmente resta sempre la stessa. Antigone, figlia di Edipo, decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte, suo zio nonché padre del suo fidanzato Emone. Scoperta, viene condannata dal re a vivere il resto dei suoi giorni imprigionata in una grotta. In seguito alle profezie dell’indovino Tiresia e alle suppliche del coro (qui assenti), Creonte decide infine di liberarla, ma ormai è troppo tardi, perché Antigone si è impiccata. A quella visione Emone si uccide e alla notizia della sua morte si uccide anche Euridice, moglie di Creonte, lasciando questi solo, immerso nella più cupa disperazione.

In linea con certe recenti interpretazioni della tragedia, questa versione mette l’accento più sulla relazione tra i due personaggi principali, Antigone e Creonte, che sulla loro contrapposizione, sottolineandone le ambiguità. In entrambi infatti emergono i conflitti interiori, i dubbi, le incertezze. Antigone, a cui Barbara Bovoli riesce a conferire tutto lo slancio dei suoi anni giovanili e delle sue idee sovversive, spesso riflette sulla giustezza delle sue azioni anche in rapporto al senso della vita umana. Ma un forte dissidio nasce soprattutto nell’animo di Creonte, magnificamente interpretato da Giuseppe Pambieri, il quale, proprio come nella versione di Anouilh, si rivela non come un feroce tiranno, ma come un uomo complesso, tormentato, diviso tra ragion di stato e ragioni del cuore.

Gli altri personaggi erano interpretati da Elisa Silvestrin (Ismene), Matteo Micheli (la guardia) e Manuel Pica (il telecronista).

 

 


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