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Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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NOTERELLANDO... Costume e malcostume 20. Viva il vivaio! PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Venerdì 23 Ottobre 2015 16:26

[“Il Galatino” anno XLVIII n. 16 del 16 ottobre 2015]

 

Per propria costituzione, e per evidente supremazia delle cose che “non vanno” su quelle “che vanno”, questa rubrica è spesso e volentieri critica e brontolona. È oltretutto risaputo che – giornalisticamente parlando – a fare più notizia sono sempre le brutte notizie, anziché quelle buone.

Non avendo mai condiviso né asservito tale concetto e, grazie a Dio (e alle tante brave persone che, nonostante tutto, ancora popolano questo mondo, e con le quali spesso e volentieri mi ‘connetto’), non essendo patologicamente schifiltoso e perfezionista, mi sento davvero meglio se posso annotare e partecipare a voi e con voi le cose belle che ci circondano.

I fiori, per esempio. Le piante. La natura. Che regala meraviglie gioiose e irripetibili, fatte “semplicemente” di steli, di rami, di foglie, di corolle, di colori e profumi.

Alcune domeniche fa, a metà mattinata, con un bel sole ancora settembrino, mia moglie Teresa mi ha chiesto di accompagnarla al vivaio, perché doveva fare un regalo di compleanno alla sorella, e aveva appunto deciso di scegliere per l’occasione una pianta di ‘settembrini’.

Ce ne sono due, di vivai, nella zona di Roma dove abitiamo: uno è abbastanza vicino a casa, tanto da poterci andare anche a piedi. Per l’altro, un po’ più distante, e anche meglio fornito, è consigliabile l’auto, quanto meno per avere la libertà di prendere, all’occorrenza, un sacco di terriccio in più o qualche vaso particolarmente ingombrante.

Le nostre piante, sistemate sul terrazzo di casa – abbastanza ampio e soleggiato per riceverne una discreta varietà (c’è perfino un piccolo olivo e una pergolatina d’uva rosa) – le governa di solito Teresa, che ha il pollice verde. Io, appena appena il mignolo.

Ma il punto non è questo.

Dicevo del vivaio. Davvero vivo. Festoso. Gioiosamente contagioso.

Appena arrivati, abbiamo notato il parcheggio sorprendentemente occupato di auto, e i vialetti pieni di gente. Sembrava una festa all’aperto. Gente che andava via con rose, gerani, ciclamini, gerbere, garofani, azalee, piante sempreverdi o qualche arboscello da frutto. Altra che arrivava, distribuendosi per i vialetti. Una primavera fuori stagione. Sotto una verandina, due suore avevano ciascuna un mazzo di fiori straordinari che dovevano portare in chiesa, e chiedevano alla commessa se poteva provvedere all’incombenza, essendo sprovviste di mezzi di trasporto. Più in là, un vecchietto cercava il settore delle piantine aromatiche. E altri, impreparati, che aspettavano semplicemente, per la propria scelta, di lasciarsi ammaliare dalla bellezza di cui eravamo tutti circondati.

Ecco: la bellezza.

Il pensiero istintivo-emotivo che sorge, non è ‘banalmente’ poetico. La bellezza è nelle cose, nella vita, nel mondo che ci circonda. Essa è, soprattutto, in noi: “animali” intelligenti e sensibili, in grado di riconoscerla. E amarla. Perché capiamo – o comunque ‘sentiamo’ – che la bellezza è un bene prezioso, che ci aiuta a vivere meglio.

*      *      *

La vita è così ricca di occasioni, emozioni, sorprese da non poterla banalizzare o sciupare correndo sempre e soltanto verso l’effimero, inseguendo traguardi labili, fragili e vuoti. Che snaturano, oltretutto, la nostra ‘nobiltà’ di esseri liberi e pensanti, rischiando di isolarci nel proprio egoistico orticello.

C’è, intorno a noi, un mondo esteriore, che si rispecchia col nostro mondo interiore. Sta a noi saperli governare entrambi al meglio, traendone amore anziché odio, gioia e serenità anziché tristezza e insoddisfazione, e piacere anziché fastidio o dolore.

Mi rendo conto, mentre scrivo, che le problematiche del vivere di oggi si sono vertiginosamente dilatate anche rispetto a un recente passato. E tuttavia, non posso non denunciare un’accresciuta e diffusa “indifferenza etica”, un modus vivendi e operandi spesso sotto le righe, che potrebbe sfociare (e se ne vedono già chiaramente i primi segni) nell’intolleranza, nella contrapposizione, nell’egoismo estremo.

Non mi è mai piaciuta quella vecchia espressione popolaresca che, piuttosto rozzamente, recita: «Vada bene il mio cappotto che degli altri me ne fotto»”. Noi non siamo soli. Né possiamo vivere bene da soli. Nel nostro ormai piccolo mondo c’è ancora e sempre posto per tutti: il bianco, il nero, il rosso, il giallo...

Dobbiamo solo imparare a convivere meglio (perfino con noi stessi), educando in questo le nuove generazioni, e aiutandole a rinnovarsi, migliorarsi, comprendersi, rispettarsi, mantenendo altresì integri i propri caratteri e le proprie individualità, che sono componenti distintive e complementari della bellezza stessa della natura.

Né più né meno di quanto succede in un giardino o in un vivaio, dove la bellezza e la varietà di piante e di fiori diversi traducono perfettamente, nella diversità, il significato della vita.


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