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Il ruolo dell’Università del Salento nel futuro sistema universitario pugliese - (16 novembre 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 23 Novembre 2015 07:42

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 16 novembre 2015]

 

Leggo con molto interesse l’intervento di Francesco Fistetti sul Quotidiano di domenica scorsa. E mi piace particolarmente la chiosa sul riferimento del Rettore Uricchio dell’Università di Bari ai laboratori costruiti a Taranto con grandi investimenti nel settore ambientale. La via da percorrere per il rilancio delle Università pugliesi inizia con l’ecologia, secondo quanto riporta l’articolo. Mi permetto di sottolineare che l’Enciclica di Francesco sta dando i suoi frutti, visto che verte proprio sull’ecologia, parola che vi ricorre 30 volte.

Mi spiace che l’Università del Salento non sia citata, se non per l’intervento dell’ex Rettore Domenico Laforgia, ora con importanti incarichi in Regione. Anche l’Università del Salento ha grandi infrastrutture, di livello europeo, dedicate a questi temi, e ha da anni attivato l’unico corso di laurea magistrale in inglese presente in Italia su temi ambientali: Coastal and Marine Biology and Ecology. Vengono a seguirlo da Milano, Roma, Bologna, Ravenna, Palermo, Napoli, Ancona, Ferrara, Genova e vengono anche dall’estero, dalla Serbia all’India. In questo caso l’Università del Salento attira studenti da tutta Italia e anche dall’estero. E ora hanno anche il nuovissimo Avamposto Mare di Tricase Porto, dove inizieranno a lavorare per le loro tesi di laurea.

Concordo con il collega e amico Rosario Coluccia che sia assurdo offrire corsi in inglese se si studia, che so, filologia romanza o diritto romano. Ma in certi argomenti o si parla inglese o si è fuori dal mondo. E le Università del Sud non possono richiudersi in se stesse, alzando ulteriori steccati autoreferenziali e provinciali: devono aprirsi al mondo. L’Università del Salento ha sessant’anni. Oramai è matura per dire: in questi campi del sapere siamo arrivati a un livello qualitativo alto, comprovato dalle valutazioni ministeriali, dal successo nelle attività progettuali nazionali e internazionali (sto parlando di fondi europei per i quali si compete con il resto d’Europa), dalla produzione scientifica. Offriamo al Paese intero, e all’Europa, corsi di altissima qualità. Li facciamo per i salentini che si vogliano preparare su questi argomenti, ma non vogliamo offrire ai salentini qualcosa che non sia di ottima qualità. Se vorranno prepararsi su discipline che qui non pratichiamo, che vadano dove troveranno il meglio. Ma sappiano, in tutta Italia, che su certi argomenti il meglio è qui. E compenseremo il numero dei salentini che se ne vanno con quello di chi verrà qui per acquisire una istruzione di livello superiore alla media. Dopotutto la Bocconi fa proprio questo: offre solo pochi corsi di laurea, ma la percezione è che siano i migliori. Nessuno la rimprovera di non offrire altro.

Le Università pugliesi si devono consorziare, e ognuna deve poter offrire quanto di meglio ha sviluppato, utilizzando le ingentissime risorse che sono state messe a disposizione. Inutile piangersi addosso con lamentele infondate. Siamo da anni nell’Obiettivo 1 dell’Unione Europea. E ci sono stati progetti di sviluppo che ci hanno messo a disposizione finanziamenti che al nord neppure si sognano. A volte li abbiamo messi a frutto, altre volte no. Diverse iniziative purtroppo sono fallite. Non bastano i soldi, per fare le cose, ci vuole anche la capacità di metterli a frutto. Dopo 60 anni possiamo chiederci: in quali campi l’Università del Salento ha raggiunto un livello qualitativo che la vede competitiva su scala internazionale? In quali la scala è nazionale, e in quali è regionale o provinciale? Ci sono le valutazioni, se ne possono fare altre ad hoc se quelle ministeriali non piacciono. Quanto si è investito? Che risultati ci sono stati?

Siamo partiti tutti uguali, più o meno, all’inizio ma, oggi, dopo sessant’anni, l’egualitarismo senza valutazione è solo demagogia populista. In alcuni campi gli investimenti (anche in termini di reclutamento) hanno dato frutti, in altri meno. Non si può continuare a elaborare progetti nuovi senza guardare al risultato dei progetti precedenti. E, soprattutto, senza valutare la storia, in termini di opportunità e realizzazioni, di chi fa le proposte. I tempi del “partiamo, poi arriveranno le risorse” sono finiti. Le risorse sono limitate e abbiamo bisogno di una serissima strategia per il futuro. L’articolo di Fistetti la delinea a partire da un convegno barese dove Lecce pare quasi assente. Appartengo orgogliosamente a questa Università da quasi 30 anni e mi sento di dire che in molti campi siamo ben presenti e, a livello nazionale e internazionale, se si parla di certe cose, noi ci siamo. Facciamoci valere. Abbiamo le risorse e gli strumenti per farlo. E questo ci deve chiedere la politica locale e regionale: vi aiuteremo in base alla qualità di quanto proporrete, e la qualità, ora, non si basa più sulle promesse ma su quello che avete realizzato sino ad oggi. Quando avremo fatto il consorzio delle Università pugliesi, in alcuni campi saremo secondi, ma in altri saremo primi. O decideremo di farci valere dove valiamo, o diventeremo secondi su tutta la linea. Una semplice succursale di Bari, dove gli studenti salentini che non hanno le risorse per aspirare al meglio troveranno un confortevole ammortizzatore sociale. E non un ascensore sociale.

 


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