Sfogliando Galatina: una iniziativa per ripartire
Dopo questi mesi di inattività forzata, l'Università Popolare ha aderito con entusiasmo a una iniziativa del Patto Locale per la Lettura di Galatina, firmando la prima delle passeggiate letterarie... Leggi tutto...
Programma di Dicembre 2019
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre 2019
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
In memoria di Piero Manni, editore
Da qualche giorno il Salento e il mondo della cultura sono più poveri: il 22... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home Necrologi e ricordi Necrologi e Ricordi Ricordo di Antonio Mangione a un anno dalla scomparsa
Ricordo di Antonio Mangione a un anno dalla scomparsa PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Mercoledì 25 Novembre 2015 07:12

Un anno fa, esattamente  il 25 novembre 2014, all’età di ottantasette anni, si spegneva Antonio Mangione.  Studioso un po’ appartato, ma serio e rigoroso, Mangione ha offerto contributi importanti nel campo della letteratura italiana, e in particolare salentina, del Seicento e dell’Otto-Novecento. Nato a Soleto nel 1927, si laureò in Lettere all’Università di Roma discutendo una tesi su Giovanni Berchet con Alfredo Schiaffini, illustre storico della lingua italiana, da cui gli derivò una solida preparazione filologica. È vissuto e ha operato sempre a Lecce, dove è stato a lungo docente di materie letterarie nell’Istituto tecnico commerciale “Costa” e, per un certo periodo, anche assistente straordinario di Letteratura italiana presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università e incaricato del corso speciale di questa disciplina all’Accademia di Belle Arti.

Incominciò la sua attività critica con saggi su scrittori minori dell’Ottocento come Giovanni Berchet, Arrigo Boito e Remigio Zena, al quale dedicò il volumetto Sperimentalismo fine secolo di Remigio Zena poeta (Lecce, Milella, 1969). Poi si indirizzò verso lo studio della cultura letteraria salentina messa in rapporto con quella nazionale, secondo una concezione policentrica della storia della letteratura italiana. In quest’ambito ebbe il merito di riscoprire autori e opere dimenticate come il romanzo storico ottocentesco Il rinnegato salentino ossia I martiri d’Otranto, di  Giuseppe Castiglione, di Sannicola di Lecce, in cui veniva rielaborato il noto episodio dell’invasione turca di Otranto nel 1480. Di esso curò la ristampa nella “Biblioteca dell’Ottocento italiano” diretta da Gaetano Mariani per l’editore Cappelli di Bologna nel 1974, interpretandolo come rappresentativo di certe costanti antropologiche della società meridionale. Ritornò su questo scrittore in Castiglione inedito: manzonismo salentino (ed altro) (Lecce, Edizioni Orantes, 1985),  e su di lui e altri scrittori, quali Leonardo Antonio Forleo, di Francavilla Fontana, e Francesco Prudenzano, di Manduria, nel volume Narratori salentini dell’Ottocento. Forleo, Castiglione e Prudenzano, apparso nel 1981 nella “Biblioteca salentina di cultura” diretta da Mario Marti per le edizioni Milella di Lecce.

Per la stessa collana, che contribuì a fondare, nel 1997 portò a termine una fatica improba: la cura della monumentale edizione, in due tomi, del poema epico seicentesco Il Tancredi, del leccese Ascanio Grandi, pubblicata quell’anno presso l’editore Congedo di Galatina. Con questo lavoro, ricco di indicazioni linguistiche ed esegetiche ma anche di illuminanti osservazioni critiche, Mangione ha riportato all’attenzione un’opera significativa della civiltà barocca, che ebbe a Lecce e nel Salento, com’è noto,  uno spiccato rilievo e una sua originale configurazione, non solo in campo architettonico e artistico, ma anche in campo letterario.

Oltre che a Marti, è stato vicino anche a un altro maestro degli studi letterari, Oreste Macrì, collaborando alla nuova serie della rivista “L’Albero” ripresa proprio da Macrì e Donato Valli nel 1970. Interessato ai rapporti tra letteratura e arte, ha rivolto l’attenzione ad alcuni dei maggiori pittori pugliesi del Novecento come Raffaele Spizzico, Lino Suppressa  e Nino Della Notte, da lui conosciuti e frequentati. Di Della Notte curò una splendida monografia nel 1985 con le edizioni Schena di Fasano, in occasione di una grande mostra retrospettiva dell’artista scomparso qualche anno prima. Si è occupato anche dei due maggiori poeti dialettali salentini del secolo passato, il cegliese Pietro Gatti e il magliese Nicola G. De Donno, con i quali stabilì fecondi sodalizi, umani e intellettuali. L’ultima raccolta poetica di De Donno, Filosofannu? Cu lle vite, la Vita? Ma la Vita è scura, del 2002, nasce proprio da uno scambio epistolare con il critico, al punto che il sottotitolo recita, non a caso, Discorrendo con Antonio Mangione.

Più di recente, ha preso in esame l’opera poetica di Vittorio Bodini, commentando i suoi libri di versi, La luna dei Borboni, Dopo la luna e Metamor, in tre pregevoli volumetti apparsi nella collana “Bodiniana” delle edizioni Besa di Nardò tra il 2006 e il 2010. Qui Mangione ha condotto un lavoro accurato e scrupoloso, offrendo a  studiosi, docenti e lettori uno strumento fondamentale di conoscenza e di approfondimento della non facile poesia di Bodini. Nei suoi commenti egli si serve di tutto il materiale disponibile (prose, scritti critici, lettere) dello scrittore salentino per chiarire e precisare luoghi particolarmente oscuri, offrendo al tempo stesso un’acuta interpretazione della lirica bodiniana. Per questo lavoro, nel 2013, ricevette una Targa a Cocumola, in occasione del Premio “La luna dei Borboni”.

Se n’è andato proprio nell’anno del centenario della nascita del poeta leccese, lasciando un profondo rimpianto in quanti lo hanno conosciuto e ne hanno apprezzato il carattere mite  e la generosità, così rara ai nostri giorni anche tra gli uomini di cultura.

 

 


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