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“L'Una e Due - Disco(r)Danze” di Paolo Vincenti. Dicotomie d'Autore PDF Stampa E-mail
Recensioni
Scritto da Claudia Petracca   
Giovedì 26 Novembre 2015 07:18

[ne “Il filo di Aracne”, settembre-ottobre 2014]


L'Una e Due, titolo ambivalente, forte, enigmatico, incisivo, versatile, con il quale lo scrittore Paolo Vincenti ci presenta il suo ultimo lavoro. Un' opera composita, che raccoglie alcuni brani già presenti nella sua pubblicazione “Danze moderne” e che nel nuovo scenario letterario divengono “note” debordanti di vita, che animano e ritmano le Disco(r)Danze, sottotitolo altrettanto poliedrico da cui si possono estrapolare svariate chiavi di lettura:

“Guarda questo ritmo come sale senti questa musica da amare
guarda questo ritmo che ti prende...” […]

Un libretto a tiratura limitata, edito da La fornace, destinato a pochi e fortunati eletti, che, mi auguro in un prossimo futuro, possa raggiungere il maggior numero di lettori possibile.

“Parole reali parole immaginate parole che camminano nel mondo parole di dolore parole di allegria parole di tristezza parole parole che rincorrono altre parole...” […]

Un “groviglio di parole”, dunque, di cui L'Una e Due ne costituiscono i rispettivi bandoli.

Si può decidere di tendere il filo iniziando da L'Una o, viceversa, da Due.
Si può anche decidere, però, di lasciarsi imbrigliare nel “composismo lirico”, quel ludico ingranaggio letterario da cui nasce, come Venere dalla spuma del mare, la bellezza distica e multiforme del verso e della prosa dello scrittore Vincenti, abbandonandosi fideisticamente ai suoi giochi di “Luna”.
“Cantami o Diva” potrei citare, in un riverbero evocativo, pensando all'autore che, come un navigante, molla gli ormeggi per solcare il procelloso mare d'inchiostro, lasciandosi guidare dal canto e dall'incanto di una moltitudine di voci diacroniche che soffiano, sulla vela della sua nave, aliti di ispirazione (divinus afflatus), indicandogli, di volta in volta, l'attracco su terre lussureggianti o brulle.
E su queste terre, dall' humus così variegato, brulicante di policromie letterarie, è possibile incontrare mentori e muse, di oggi e di ieri, del tempo andato, nel tempo corrente e al tempo futuro...perchè no!
Sì perchè, il filo teso da un capo all'altro de L'Una e Due, vibra scandendo proprio il tempo che, come conferma lo stesso autore nella sua nota personale, rappresenta il leit motiv che lega e muove tutta l'opera.

In tutti i suoi scritti, il tema del tempo è sempre presente, “Del tempo zavorrato” “Di tanto tempo” “Del tempo liberato”...
Con L'Una e Due si realizza, a mio avviso, una sorta di compimento dell' “opus nigrum”, (colore che, tra l'altro, caratterizza la sua ultima pubblicazione, la romanza Nero Notte) in cui lo scrittore si spoglia forse ancora inconsapevolmente, “E non sarò più vita...”, del tempo e di quell'ombra soggiogante che ha caratterizzato gran parte della sua produzione letteraria, alleggerendola, rendendola lieve e quasi innocua, realizzando così il passaggio ad una dimensione superiore, al di sopra del tempo e della morte stessa, dopo tanto peregrinare; dal nero, dunque, transita verso il rosso e il bianco, colori di suggestione alchemica, di agonia e al contempo di liberazione che, credo, abbia scelto non a caso, per rappresentare l'immagine in copertina che si fregia anche della pregiata opera del maestro Luigi Latino (Finestre 4-5).

 

L'amore è l'altro tema che ricorre nei suoi testi e che ritroviamo tra le pagine de L'Una e Due a ricalcare l'impronta dicotomica che è incisa tra le righe di questa raccolta e riflette, in contro luce, i bagliori del desiderio d'amore e di poesia in contrapposizione al senso d'oppressione, cagionato dalla consapevolezza di un'esistenza terrena effimera, destinata alla morte, “La ragazza con la valigia” oppure “Walzer notte”...
L'Una e Due dunque, a delineare quel tratto, dai contorni femminili, che segna una sottile, impalpabile, indefinibile linea di confine tra sogno e realtà.
Linea che separa ma, al contempo, lega, attraverso il sesto senso o “estranei incanti”, come li definisce Rousseau, quel fili invisibili che raccordano la scrittura creativa in prosa e poesia al mondo tangibile, rielaborandolo.
Poesia dunque, che incarna le sembianze di una donna ora eterea, delicata e spirituale, ora materiale, terrena e passionale.
Poesia e prosa che, come le pagine di un libro, si sovrappongono, l'una sull'altra, al sentimento d'amore da cui, lo scrittore Vincenti, non può prescindere:

“... non mi ritiro, ma rilancio
e delle tue rose # faccio poesie...” [...]

Poesia e prosa, in cui sono presenti gli elementi contrapposti Amore e Morte, Eros e Tanatos, che imprimono una spiccata connotazione dualistica al profilo umano e artistico dell'autore: come non pensare alla sezione de “La bottega del rigattiere” dal titolo “Fra Jekill e Hyde”!
Il profilo versatile ed eclettico di Paolo Vincenti arricchisce, inoltre, le pagine di questo pregevole volumetto con brevi componimenti concepiti in seno a riflessioni, come “Cosa muove l'umanità”, in cui l'individualismo sembra quasi frammentarsi in un crogiolo di valori e simboli che migrano dalla soggettività all'oggettività delle cause. Nel rapportarsi con l'ambiente circostante e, soprattutto, con la sua terra, il magico e meraviglioso Salento, l'autore infatti sperimenta le suggestioni del sé soggetto/oggetto calcandone una traccia trasversale della storia, dell'arte, del mito e della religione, come, ad esempio, nel suo “Salento ieri e oggi”...

Lo scrittore Vincenti usa la penna come una spada non già per attaccare piuttosto per difendere se stesso dall'ipocrisia dilagante che lo circonda e lo fa con rabbia e scanzonatezza, perdendosi di tanto in tanto nei pertugi dell'anima, nell'oblio, in cui regnano parole, dal profumo inebriante, della letteratura aulica, l'ambrosia degli dei, che gusta nella coppa di Bacco insieme al poeta Alceo.

Il ritorno però dai canti, dalle danze e dalle libagioni dionisiache, nella sua dimensione reale di uomo, lo rende apparentemente fragile, anche se non credo si spogli mai del tutto di quel velato senso d'ironia che lo contraddistingue, tanto da invocare la compagnia e il sostegno del lettore:
“Amici, non lasciatemi la mano *** ho freddo e paura perché sono lontano *** sto facendo un viaggio intorno all'uomo...” […]

Così, l' “Uno in due” [...], ci invita a non lasciarlo solo nello “scempio del mondo”[...], e noi ben volentieri lo seguiamo in questo viaggio interminabile, per capire quanto sia dolce e quanto sia amaro, perché a lui piace così:

“...scassata, confusa, stravolta, stressata
mi piace così
ingolfata, stralunata, imbrogliata, smarrita
è che mi piace ancora
maledetta maledetta maledetta vita...” [...]

e così:
“...per allontanare i miei guai /
ci vorrebbe un'altra vita ormai /
spossatezza... /
ci vuole molta prudenza /
fingere? no...
scacciare la malinconia non si può
rimani tu
non andar via
rimani tu
anima mia” [...]

nella consapevolezza che rimanga solo “Lei” a confortarlo, L'Una e Due.


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