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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Finalmente online!
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NOTERELLANDO... Costume e malcostume 23. Lu malangu: sport fra i più amati e antichi del mondo PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Domenica 29 Novembre 2015 08:20

[“Il Galatino” anno XLVIII n. 19 del 27 novembre 2015, p. 3]

 

Com’è intuibile dal titolo, questo ‘noterellando’ esula, per una volta, dall’esaminare questioni di largo respiro nazionale o internazionale, riconducendosi e riconducendomi ad un realtà più comune e provincialotta, che è comunque specchio di quel generalizzato umano costume (o malcostume, per meglio dire), che riguarda il pettegolezzo, il chiacchiericcio, la maldicenza e affini.

Confesso – senza comunque farne un vezzo – che non amo e non ho mai amato, per oggettivo distacco e disinteresse, questo genere di vigliacchetto parlottare dietro le spalle, quell’ipocrisia sottile in subdola forma di carità pelosa, esternata in punta di menzogneri sorrisi e ammiccamenti, viscidamente scorrente tra il mellifluo e il complice. E se qualcuno viene a rendermi edotto di varie piccole o grandi debolezze o di difettucci e peccatucci altrui, o perfino di perversioni e presunti delitti di un qualsivoglia ‘terzo’ (amico, parente o conoscente che sia, come anche di persona qualsiasi da me ignorata), quel “qualcuno” trova difficilmente in me terreno fertile per le sue più o meno gratuite insinuazioni, che restano così, nella fattispecie, perfetta lettera morta.

Uno sport, quello del caratteristico e inossidabile malangu (come s’appella dalle nostre parti il pettegolezzo infido e puntuto) che, pur trovandomene a volte compromesso, non ho mai praticato in modo disinvolto, e del quale – al contrario delle imbattibili doti di qualche provetto ‘campione’ di mia conoscenza – posso solo considerarmi un risibile dilettante se non un’autentica schiappa.

Chi ben mi conosce sa, insomma, che non c’è gusto a parlarmi (o meglio: a sparlarmi) di quel tale o tal altro amico, di quella tal signorina o signora, o di quel politico e politicante, o di chicchessia, al semplice scopo di esercitare la sottile arte del dire senza dire, essendo più pronto a respingere l’argomento – per mia congenita noia o repulsione e disinteresse – che a svilupparlo. E se proprio bisognerà parlarne, tra l’interlocutore e me se ne parlerà, infine, come di ogni cristiano che fosse idealmente presente insieme a noi, quasi potesse dialogare anche lui, e difendersi dalle nascenti  illazioni e/o supposizioni, per lo più arbitrarie e gratuite.

Qualche tempo fa, in un casuale incontro con X.Y., mio antico compagno di giochi, galatinese d.o.c. come me, e che come me risiede lontano dalle nostre amate contrade (non ho ben capito se con nostalgia per la nostra città e il Salento pari alla mia, che è da tempo al massimo stadio dell’inguaribilità), è venuto a esercitare  ‘lu malangu’, pensando probabilmente (e improvvidamente) di trovare in me il partner ideale per un bel “taglia-e-cuci” su un vecchio amico comune...

Voleva perfino convincermi (e nulla vieta che potesse anche avere ragione) che “quello lì” s’era rivelato, fin da ragazzino, un bieco approfittatore, uno che sfruttava le amicizie, e che si era sposato per interesse. Facendo poi carriera, e arrivando a ricoprire in società alcune posizioni di prestigio, ovviamente – a suo dire – del tutto immeritate. Un classico.

Prendendola un po’ alla larga, con modi adeguati e la giusta ironia, ho provato financo a fargli capire che cose del genere sono sempre accadute, tant’è che egli stesso (il ‘malangatore’, intendo) si era trovato in gioventù in una situazione più o meno analoga, facendo delle scelte non proprio irreprensibili. Come dire: Lu còrciu ‘ngiura lu cecatu...

E lui, naturalmente, a difendersi. A giustificarsi. Ad assolversi. Mentre quell’altro nostro amico – del tutto assente, inconsapevole, e lontano chissà dove – non poteva evidentemente chiarire la propria posizione.

Una disparità inaccettabile. Sleale. Ed è questa disuguaglianza, in definitiva, che non mi piace del malangu.

Finché non c’è nulla di veramente censurabile (essendo tutti più o meno pieni di umani difetti), il pettegolezzo può anche essere divertente e stimolante. Oscar Wilde diceva: I fatti miei mi annoiano sempre; preferisco quelli degli altri. E l’ineffabile Giulio Andreotti sentenziava da par suo: A parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina.

Quando però, per invidia, interesse o cattiveria, il pettegolezzo diventa falso e calunnioso, offuscando la reputazione altrui, insinuando sospetti, o distorcendo la verità, allora si configura come un vero e proprio reato. Oltre che una smaccata vigliaccheria.

Ci vuole prudenza. Come sempre. La lingua può essere un’arma terribile. Ma l’orecchio e il cuore devono fare da scudo. Non si può né si deve prendere per ‘oro colato’ tutto quello che ci si dice. O tutto quello che, ad esempio, si scrive ed emerge da alcune diffuse riviste di gossip.

Anche se alcune ‘confidenze’ possono solleticare la nostra curiosità, va da sé che l’intelligenza e onestà morale ci devono richiamare all’attenzione e al giusto equilibrio.

Non senza dimenticare che – come diceva Bruce Lee – Più sono vuote le teste, più sono lunghe le lingue.


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