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Programma gennaio 2019
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Il problema a Lecce è… il traffico - (10 dicembre 2015) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 12 Dicembre 2015 07:10

[“Nuovo Quotidiano di Puglia" di giovedì 10 dicembre 2015]

 

Il vero problema di Palermo è il traffico… diceva Jonny Stecchino, il mafioso impersonato da Benigni. Per il quale, ovviamente, la mafia non era un problema. Ci saranno problemi più importanti, non lo metto in dubbio, ma nel mese di dicembre chi abita nel centro di Lecce si trova in una situazione di grande disagio.

E già, perché qualche anno fa i leccesi decisero che era così bello vivere fuori, e abbandonarono la città, per andare o in periferia o in campagna. In città solo uffici e negozi. Nell’edificio dove abito dal 2000, in pieno centro, per dieci anni ci sono stati solo uffici. Non avevo vicini di casa. Ora ci sono diverse famiglie con bambini. Meno male. Ma moltissimi vivono “fuori”. Sono scelte di vita. Meglio stare in campagna, vuoi mettere? E io non lo metto in dubbio. Lo so bene. Lavoro a Ecotekne, che è in campagna. Così, la sera, mi piace tornare in città (di solito in bici). E mi piace avere tutto sotto casa. Mi piace andare a far la spesa a piedi, e mi piace passeggiare per una città che merita di diventare patrimonio dell’umanità. Te la godi a piedi, Lecce. E ogni volta scopri angoli che non avevi notato prima. E poi è a misura d’uomo. Si attraversa in poche decine di minuti, e si può passare da un centro barocco, scolpito nella pietra, a un altro centro, moderno e pieno di negozi. Ce n’è per tutti i gusti. E infatti tutti quelli che sono andati “fuori” si riversano “dentro” per fare compere, per passeggiare. Questo avviene soprattutto in inverno e a dicembre la città diventa un calvario per automobilisti. Tutti vogliono andare nel posto da cui sono fuggiti. E sono loro, con le loro auto, a renderlo invivibile per quelli che hanno deciso di restare nel centro. Arrivano, e vogliono parcheggiare in piazza Mazzini. Ci mettono un’ora per arrivarci, fanno dieci giri della piazza, a passo d’uomo, e poi vanno di nuovo verso la periferia. I livelli di nervosismo salgono. E tutti si chiedono come mai tutta questa gente si stia riversando verso il centro. Ma è per lo stesso motivo per cui ci state venendo voi, non è chiaro? Ore e ore passate nel traffico, e miasmi fumosi inquinano l’aria a chi vive in città. Per trovare posto bisogna fare almeno 300 metri. Ma è una distanza inimmaginabile per chi è abituato a muoversi in auto anche per fare solo cento metri. Se andate sulla costa, o in campagna, vi accorgerete che la gente è presente entro un raggio di meno di cento metri dai parcheggi. Non si fa molto di più, a piedi.

Ci sono iniziative per chiudere il centro storico alle auto, ma abortiscono sempre. I residenti non vogliono rinunciare a parcheggiare sotto casa. E chi vive fuori non vuole rinunziare ad arrivare in macchina nel pieno centro della città. Mezzi pubblici? Usarli è un disonore. Significa che non ti puoi permettere l’auto. Se piove la situazione si aggrava ulteriormente.

Poi mi capita di uscire e non c’è nessuno per la strada. Mi chiedo: ma che accade? dove sono tutti? Mi accorgo che ci sono solo donne, in giro. E allora capisco: c’è una partita importante. Non me ne importa niente delle partite di calcio, le ho sempre ritenute un inutile sfogo circense dell’emotività di maschi con iperproduzione di testosterone, essendo peraltro guardato come un marziano. Ora improvvisamente ne riconosco l’utilità. Tengono la gente a casa. E noi marziani possiamo godere della fortuna di vivere in una città bellissima e, per qualche ora, piena di donne.

Certo, se vince la squadra del cuore che si fa? Ci si riversa per le strade, con le auto. E si strombazza a più non posso, generando allegre code di pazientissimi automobilisti che non stanno andando da nessuna parte. Ovviamente ostacolano il traffico delle persone “normali”.

La cosa che mi sorprende di più è che bisognerebbe saperlo che se si va al centro di sabato pomeriggio non si trova parcheggio, si passa tutto il tempo in auto e poi si torna a casa. Se uno lo sa, non ci dovrebbe andare. Dovrebbe prendere un autobus (ma il pensiero non sfiora neppure il cervello di chi dipende dall’auto) oppure, orrore, andare a piedi, avendo parcheggiato un pochino fuori dal centro. Una proposta irricevibile.

E quindi rassegniamoci. La riforma del traffico deve avvenire nel cervello di chi si muove. Non chiediamo agli amministratori di fare miracoli. Certo, il centro storico andrebbe chiuso, e basta. Ma le code che ci flagelleranno fino alla fine delle feste natalizie sono nel centro nuovo della città. Se dovessi mai proporre di chiudere anche quello, probabilmente sarei percepito come un nemico del progresso. Proprio come l’ex assessore Barbanente, che fu duramente contestata dai sindaci quando si sognò di vietare la cementificazione della costa. Andare a piedi, rispettare la natura… che idee balzane. Prima o poi un Papa dovrà scrivere un enciclica su questa roba.


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