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NOTERELLANDO... Costume e malcostume 24. Senza parole PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Sabato 19 Dicembre 2015 07:03

["Il Galatino" anno XLVIII n. 20 dell'11 decembre 2015, p. 3]


Ho già espresso, con una mia vignetta ‘senza parole’ (pubblicata su questo nostro amato foglio, e ripresa anche da altri giornali), il mio pensiero – insieme al dolore, alla rabbia, e alla malinconia – sugli atroci eventi di Parigi, e sulle sue amare conseguenze.

Sono ancora, e ancor più, senza parole. Come tutti. O quasi.

Accanto alle istituzioni e alle forze della sicurezza e dell’ordine che si sono attivate con puntuale immediatezza, ai giusti richiami da più parti – papa Francesco compreso – di non cedere alla paura, di essere forti, fiduciosi, equilibrati, e ai vari pareri e riflessioni di alcuni attenti osservatori di cronaca e storia, non sono mancati (come non mancano purtroppo mai, in simili frangenti) gli insidiosi parolai televisivi, spesso sfondando il piccolo schermo con i loro stereotipati e urlati bla-bla, o più solitamente contrapponendosi e litigando con offese micidiali, talora davvero ‘terroristiche’.  O, ancora, digrignando i denti, e ricamando disinvoltamente ipotesi e illazioni di scarso costrutto, pur di dare spazio alla loro ambigua e becera avversione, ambizione, aggressività.

Alla larga da chi, speculando sordidamente e senza rispetto alcuno, sfrutta simili orribili circostanze per un punto di audience in più.

I fatti di Parigi segnano una ferita profondissima per tutti noi. Di fronte alla quale – e ben lungi da più o meno indecorosi sciacallaggi mediatici – ci vorrebbe sicuramente maggiore riflessione e meditazione. O perfino (e soltanto) silenzio.

Nel tronfio e caotico mondo d’oggi non sono in molti a riconoscere l’immenso valore del silenzio. Che è fra le sorgenti più luminose della nostra ragionevolezza, ispirazione, capacità di amare o di soffrire, e della nostra saggezza di distinguere in modo sensibile il bene dal male, il bello dal brutto, l’umano dal disumano e bestiale.

Già gli Egizi onoravano in Arpocrate il dio del silenzio. Culto ripreso poi anche dalle mitologie greca e romana.

Altri tempi. Classici e ideali. Sui quali, comunque, si fonda la nostra cultura.

*  *  *

Che cos’è, dunque, la “cultura”: questa parola magica ma ormai quasi indefinita, con la quale sempre più spesso ci si riempie la bocca per dare autorevolezza a tutto, e al contrario di tutto? Proviamoci, per una volta, a identificarne le sue complesse ramificazioni, essendo essa il fondamento peculiare e irrinunciabile del vivere pacificamente insieme.

In buona parte quasi sinonimo di ‘civiltà’, la cultura rappresenta, innanzitutto, l’ideale carta d’identità di un popolo o di più popoli geo-storicamente affini, assumendo il valore di una vera e propria ‘bandiera’ etica e intellettuale, nel rispetto e nel confronto con altre culture o culti diversi. È una sorta di summa mentale, sentimentale ed espressiva, i cui fondamenti possono riassumersi in specifiche eredità etniche e antropologiche; in varie tradizioni storiche, sociali, civili; in un riconoscibile comportamento morale; nella condivisione di propri usi e costumi; nell’attività imprenditoriale o artistica, con imprese e opere di ingegno, sapienza, competenza; nel rispetto e nella condivisione dei propri e altrui diritti. E altro ancora.

Un patrimonio inestimabile. Costituito principalmente sul principio dell’onestà intellettuale, che è alla base della convivenza pacifica nella diversità, e rappresenta altresì la chiave preziosa e unica per aprire la porta a un dibattito realmente costruttivo, producendo giudizi sereni e imparziali, ben separati dall’artificio, dall’emotività, dall’interesse di comodo.

Cultura è sapere. E, ancor più, sapere di essere. Essere noi, ed essere gli altri.

Senza cultura non si va da nessuna parte. Senza cultura non può esistere futuro. Dove non c’è adeguata cultura, è molto facile che allignino egoismo, violenza e degradazione.

In un mondo sempre più globalizzato, la scuola e la famiglia restano le sedi insostituibili della ‘costruzione’ etica e civile della nuova società. Sicché, abbiamo il dovere di recuperare per i nostri figli e nipoti la cultura vera e solida di un tempo, oggi un po’ sfilacciata, adeguandola ai tempi nuovi e alle nuove esigenze, ma sempre fortemente basata sui quei principi e valori, che restano fondanti della nostra natura di ‘persone’ prim’ancora che di ‘cittadini’.

Senza urla né chiacchiere vuote.

Si parla troppo, oggi. La tragedia di Parigi, con quel che segue, non ha bisogno di molte parole.

Il silenzio, a volte, può essere il nostro migliore compagno. E maestro.

 

 


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