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NOTERELLANDO... Costume e malcostume 25. Il bambino senza capelli. Quasi una favola di Natale PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Giovedì 24 Dicembre 2015 16:55

[“Il Galatino” anno XLVIII n. 21 del 18 dicembre 2015, p. 3]

 

Prima che questa rubrica si conceda (con la comprensione dei Lettori) una necessaria e giusta pausa per le festività di fine anno, augurando che possa riprendere il suo consueto cammino nel prossimo 2016, mi piace proporre un piccolo fatto di cronaca della provincia italiana, che proprio piccolo non è, tanto da potersi comparare a una bella favola moderna.

In perfetta armonia con quell’atmosfera natalizia che tutti ci richiama ai buoni propositi, alla comprensione e alla condivisione degli affetti, come alla solidarietà e alla vera amicizia, l’episodio di cui trattasi (realmente accaduto) è infatti di grande significanza etica e di esemplare valore sentimentale.

Lo riporto qui dalle pagine dell’Avvenire, il celebre e autorevole quotidiano cattolico, che ho avuto la ventura di leggere qualche domenica fa, in Piazza San Pietro, durante il consueto incontro della ‘piazza’ gremita di fedeli con Papa Francesco per l’Angelus. Un appuntamento – da quando al soglio pontificio è salito il cardinal Bergoglio –, che è sempre foriero d’inestimabili donazioni e scambi spirituali, razionali, emozionali.

Nel corsivo Dulcis in fundo, che è appunto in fondo al giornale, nell’ultima pagina, a firma di Cinzia Arena, mi hanno subito incuriosito le prime tre righe del titolo: “Bimbo perde i capelli...”. Una circostanza evidentemente inconsueta. E notizia che va subito approfondita.

Si scopre così che in quel di Brescia, in un campetto della periferia, si svolge regolarmente, e con grande vivacità, un campionato di calcio amatoriale tra squadre di bambini, sostenute dall’entusiasmo e dal tifo dei ‘grandi’, cioè: genitori, fratelli, zii, nonni e vicini di casa.

C’è da immaginare che le partite si consumino con grande ardore e partecipazione, e che i punteggi – come spesso succede in simili casi – siano anche da pallottoliere (che so: 13 a 9, oppure  7 a 7 , o imbarazzanti valanghe di gol che sommergono una delle squadre contendenti, magari con un catastrofico 20 a zero!).

Anche se, al contrario, può venir da pensare che i bambini in campo, oggi, non sono più i piccoli e sprovveduti tira-calci di una volta, ma atleti perfettamente istruiti a difendersi in maniera perfetta, con i tatticismi copiati dalle squadre ‘vere’ dei grandi, e addestrati a menadito da un altrettanto ‘vero’ all’allenatore, il cui motto è - indefettibilmente - “Primo: non prendere gol!”...

Già: l’allenatore. Anche in quel campetto di periferia, a Brescia? Certo! Anche le squadre di bambini che se la battono per vincere il loro campionatino hanno il loro bravo ‘mister’, altroché. Non sono mica gruppetti improvvisati e lasciati al loro destino come una volta. E poi, sono questi i vivai per le squadre maggiori. E l’allenatore, una guida sicura, ci vuole per forza.

In una delle partite più recenti, è stato proprio l’allenatore a intervenire (con grande affetto, sapienza, e senso dell’umorismo, come vedremo) per risolvere un caso incredibile, che ha avuto come protagonista un giocatore della sua squadra: un bambino di 11 anni. Il quale, per un violento attacco di alopecia, in poco più di una settimana, ha perso tutti i capelli, restando completamente calvo.

Succede così che in quella fatidica partita, dopo le prime schermaglie, il bambino senza capelli viene preso di mira dai giocatori avversari, i quali lo beffano ripetutamente al grido di: «Pelato! Pelato!».

Il bambino senza capelli, per un po’ stringe i denti e soffoca le lacrime. Ma solo per un po’. Poi, non ce la fa più. Si vergogna. Vorrebbe sparire alla vista di tutti. Finché, piangendo a singhiozzo, lascia di corsa il terreno di gioco, si rannicchia per terra, e chiede di essere sostituito.

Ma lo raggiunge subito l’allenatore. Che lo sgrida con energia e tenerezza. Gli dice che non deve mollare. Che deve continuare a giocare per non darla vinta a dei balordi, i quali si credono più forti perché loro hanno i capelli, e lui no. Ma la forza sta nelle gambe e nel cuore. I capelli sono solo un contorno. «Torna in campo e fagli vedere chi sei!», gli urla l’allenatore.

E il bambino torna a giocare.

Quando finisce la partita, l’allenatore gli corre incontro e lo abbraccia forte. Poi, tira fuori a sorpresa  un rasoio, l’allenatore. E si rasa i capelli a zero. Un vero ‘pelato’!

«Anche senza capelli siamo i più forti», dice al suo piccolo allievo, passandosi la mano sul cranio lucido come una palla di biliardo.

Mentre il bambino senza capelli torna a sorridere e a correre di nuovo.


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