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Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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NOTERELLANDO... Costume e malcostume 26. Dieci regole infallibili per l’Anno Nuovo PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Giovedì 21 Gennaio 2016 13:48

["Il Galatino" anno XLIX n. 1 del 15 gennaio 2016]

 

Intanto, Auguri cordiali a tutti voi, che mi leggete con pazienza e simpatia, per un nuovo anno positivo, sereno e ricco di cose belle.

Devo, però, farvi le mie scuse, contraddicendo subito il titolo (volutamente d’effetto, e un po’ chimerico) di questa mia prima nota del 2016. Infatti, la sola e unica regola, davvero infallibile, che posso darvi in coscienza e amicizia – e che, volendo, potete ripetere per dieci volte di seguito a mo’ di decalogo – è semplicemente questa: «Diffidate delle regole infallibili per l’Anno Nuovo».

In questo periodo, tutti i giornali, i programmi televisivi, le riviste di moda o di gossip, i milioni di siti web, e perfino i nostri parenti più intimi e i nostri amici più cari, animati generosamente da meravigliose intenzioni, tirano fuori dai loro magici cilindri, in esclusiva per noi, il ‘talismano della felicità’.

Che – dispiace dirlo – non esiste. O, quanto meno, non può essere uguale per tutti. E, ancora meglio, che forse un po’ esiste, ma ognuno di noi ne ha una propria e diversa idea, configurandolo e adeguandolo ai propri desideri, a sogni e progetti piccoli e grandi, e alle varie ambizioni, attese, speranze o illusioni…

Finché trattiamo queste ‘regole infallibili’ alla stregua di un divertissement, per appagare la nostra curiosità, e anche un po’ la naturale vanità personale (come succede, per molti, con i tanti oroscopi, che rappresentano un’altra inossidabile tentazione e magia), allora si può stare tranquillamente al gioco. Ma pensare che ci siano addirittura delle ‘scorciatoie’ per la felicità – come lasciano intendere a bella posta alcuni annunci o inviti, di natura pubblica o privata – beh, la cosa comincerebbe davvero a puzzare d’aceto…

Mi riferisco, naturalmente, alle varie ‘proposte esclusive’ e alle innumerevoli ‘offerte irripetibili’ che, in pieno terzo millennio, imbonitori di ogni genere, con qualsiasi mezzo, continuano a propinarci per il loro esclusivo tornaconto. Sbandierando – com’è sempre purtroppo accaduto, fin dai tempi più antichi – suggestive quanto rarissime se non impossibili vincite milionarie al gioco oppure miracolistici successi in amore, in famiglia, nell’ambito del proprio lavoro, o dovunque, purché sia.

Per non dire di alcuni sogni davvero proibitivi, proposti da volpini ‘benefattori dell’umanità’, costantemente a caccia di poveri sprovveduti da beneficare (…“La madre dei fessi è sempre incinta” recita, intanto, un beffardo proverbio) come i classici “20 chili di meno in venti giorni”, garantiti (!) a tutti gli obesi di bella stazza da improbabili dietologi auto-referenziati (tramite regolare accettazione con firma del modulino di conferma, e comodo bonifico anticipato). Oppure (sempre a fronte di un generoso contributo): “Come diventare in pochi mesi più belli, più snelli, con gli occhi azzurri, e perfino più alti di venti o trenta centimetri, senza ausilio alcuno di tacchi, protesi, appendici o supporti artificiali”. E infine (ma la scelta e la casistica sarebbe ancora ben più vasta), “come arricchirsi in 1 ora investendo poche decine di migliaia di euro in affari da mille e una notte” (salvo a passare poi disperatamente mille e una notte in bianco, collassati per l’inevitabile dissolvenza del malloppo investito e volatilizzato nel nulla… Ogni riferimento alle note recenti vicende di alcuni istituti bancari nostrani è puramente voluto.

Diffidate delle regole infallibili per l’Anno Nuovo, dunque.

E degli insospettabili maghi e illusionisti che si celano abilmente intorno a noi. Essi possono apparire dal nulla e nel nulla scomparire. Come nelle favole. Ma senza lieto fine.

 

*   *   *

 

Per il lieto fine, invece, e per un ancora più lieto inizio, mi farò dono – facendolo naturalmente anche a voi – di uno dei brani più belli del sempre magnificentissimo Dialogo di un Venditore d’almanacchi e di un Passeggere scritto da Giacomo Leopardi nel 1832. Se avete un po’ di tempo e voglia cercatelo nelle Operette morali e leggetelo per intero, con giusta calma e sicuro piacere.

L’occasione è ben nota. Incontrando casualmente un Venditore d’almanacchi e lunari per le strade di una città (forse Roma o forse Firenze), un Passeggere intavola con questi un curioso colloquio, da cui sortiscono intense, e spesso anche ironiche, riflessioni. Ascoltiamoli entrambi.

Venditore: - Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi… Bisognano, signore, almanacchi? Passeggere: - Credete che sarà felice quest’anno nuovo? V.: - Oh, illustrissimo, sì, certo! P.: - Come quest’anno passato? V.: - Più più assai. P.: - Come quello di là? V.: - Più più, illustrissimo. P.: - Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno degli anni ultimi? V.: - Signor, no. Non mi piacerebbe… P.: - Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice? V.: - No in verità, illustrissimo. P.: - Eppure la vita è una cosa bella. Non è vero? V.: - Cotesto si sa. P.: - Oh, che vita vorreste voi, dunque? V.: - Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti. P.: - Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo? V.: - Appunto. P.: - Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?… V.: - Speriamo…

Così speriamo anche noi. Alla prossima.


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