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Tutti in bicicletta, ma… - (26 gennaio 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 26 Gennaio 2016 08:39

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 26 gennaio 2016]

 

Giustissimo dare le biciclette agli universitari, e giustissimo pedalare in 150 dal Rettorato a Ecotekne. Non ho partecipato a questa manifestazione perché la faccio praticamente tutti i giorni, da solo. Abito nel centro di Lecce e lavoro a Ecotekne. Ci vado in bici, da sempre. Sono sei chilometri, e tra andata e ritorno ho la possibilità di fare un po’ di esercizio fisico. In estate quasi non ci sono problemi ma, quando le giornate si accorciano, il tratto da Ecotekne al bivio Lecce-Arnesano è nel buio totale. La strada, inoltre, è disconnessa tra la seconda rotatoria e il bivio, e questo costringe a procedere al centro della carreggiata. Inutile dire che non esistono piste ciclabili.

La mia bici monta un potentissimo faro anteriore, e posteriormente sembra un albero di Natale, con lucine lampeggianti. Ma ogni ritorno è una scommessa, fino a quando le giornate si allungheranno. Di solito resto al lavoro fino alle 19, a volte le 20, e quindi si devono allungare ben bene, le giornate, per non aver più bisogno dell’illuminazione.

Le distanze, a Lecce, sono ridicole e possono tranquillamente essere percorse a piedi. Non uso la bicicletta per muovermi in città, preferisco camminare. Ma per chi abita in periferia la bicicletta sarebbe davvero la soluzione ideale. Lavoro in periferia e la trovo perfetta. La città è in piano e il clima è mite. La sicurezza dei ciclisti, però, non ha quasi alcuna salvaguardia. Non parliamo del drogato che investe i ciclisti e poi si giustifica: eh, ma ero sotto l’influsso di oppiacei! Ah, allora tutto a posto. Il più delle volte la giustificazione è: non ho visto il ciclista. E qui posso anche concordare. Chi guida l’auto percepisce il ciclista come un inutile ingombro sul suo passaggio. Scesi dall’auto o dalla bici, ci sono due esemplari della stessa specie che si spostano da un punto A a un punto B, e non si capisce perché chi utilizza a questo scopo un mezzo ingombrante e inquinante abbia più diritto di passare rispetto a chi usa un mezzo discreto e non inquinante. Ma questi ragionamenti si possono fare se si scende dai rispettivi mezzi, altrimenti chi viaggia in auto ha una superiorità fisica soverchiante rispetto a chi va in bici. E non è civile tirar fuori dall’auto chi ti ha tagliato la strada e prenderlo a schiaffi, se lo raggiungi fermo al semaforo. Lo dovrei fare ogni giorno. Ma a volte si tratta di educatissime signore che di sicuro non hanno fatto caso alla mia esistenza, tutte intente, magari, a telefonare a un’amica. Non le posso prendere a schiaffi. E se faccio qualche rimostranza mi guardano come se fossi un alieno. Un pezzente in bici che apostrofa una vera signora sulla sua Mercedes. Ma che voglio?

Non possiamo pretendere che gli automobilisti medi imparino a rispettare i ciclisti. Qualcuno addirittura li uccide volontariamente! Meglio tenere separati i ciclisti dal flusso delle auto. Capisco che ci sono conflitti di competenza. Un pezzo di strada è comunale, un altro è provinciale, non si capisce bene chi debba prendersi carico delle luci e, magari, di tappare qualche buco, potare qualche albero, allargare la carreggiata e far posto alle bici. La burocrazia è un ostacolo più insormontabile di qualunque altro.

Abbiamo stravolto la città per dotarla di un sistema di filobus che usano veramente in pochi. Potremmo pensare di fare qualcosa per permettere ai ciclisti di muoversi in sicurezza?

Non commento le piste ciclabili in città. Non le uso perché nel mio percorso attraverso il centro storico. La mattina presto, quando vado a Ecotekne, è un paradiso. La sera, quando torno, un po’ meno. E’ pieno di gente e non si riesce a passare. Entro da porta Rudiae e arrivo in Piazza Mazzini e quindi attraverso tutto il centro storico. Magari si potrebbero disegnare percorsi alternativi per la mobilità in bici. Chi passeggia per la città ha diritto di non essere investito dai ciclisti! Eh sì, perché mi sono trovato ad essere molto intollerante rispetto a dei poveri pedoni che passeggiano tranquillamente sul corso. Mi innervosisco se cambiano direzione! Una signora vede una cosa in una vetrina e vi si accosta mentre sto passando? Ma come! Mi taglia la strada senza preavviso? Mi sono sorpreso a pensare così. Come se i pedoni dovessero viaggiare in linea retta e segnalare le intenzioni di cambio di direzione, perché altrimenti danno fastidio ai ciclisti. Chi ha un minimo di “potere” in più tende a vessare chi sta “sotto”. Meglio tenere separati i vari comparti della circolazione.

Il centro storico, poi, è pericoloso per i ciclisti quando i basoli sono bagnati: una mia amica ciclista è scivolata e ora è all’ospedale con un piede fratturato. I percorsi dedicati ai ciclisti, nel centro storico, potrebbero essere resi meno scivolosi in caso di pioggia o umidità, rendendo più ruvide le superfici dei basoli. Non ci vuole moltissimo. Speriamo che il Sindaco più amato d’Italia ricambi un po’ dell’amore verso i suoi concittadini che camminano e che si muovono in bici. Gli vorremo ancora più bene.

 


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