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NOTERELLANDO… Costume e malcostume 27. Orrori di stampa. E di tv PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Lunedì 08 Febbraio 2016 18:15

["Il Galatino" anno XLIX n. 2 del 29 gennaio 2016]

 

Argomento un po’ delicato, quello che sento di dovere affrontare in questa occasione. Dico: “dovere”, perché chi scrive su un giornale – sia esso il Times di Londra, il Washington Post, il Corriere della sera o il Galatino – ha per l’appunto il sacrosanto dovere di richiamarsi e attenersi sempre alla cosiddetta “deontologia professionale”, affrontando quindi, con rigore e massima schiettezza, anche gli argomenti più scomodi o scabrosi.

Come possono essere quelli riguardanti un certo malinteso ‘giornalismo d’assalto’, libertino e fuori dalle righe, che – sul piccolo schermo ma anche dalle colonne al vetriolo su grandi, medie e piccole testate, e sui vari siti web – si va facendo sempre più roboante, bellicoso, persecutorio, e quasi del tutto dimentico della funzione primaria del mestiere di scrivere, che è, fondamentalmente, quella di “informare & formare”.

Assistiamo, invece, a una recrudescenza ingovernabile, spesso arbitraria e gratuita, dell’aggressività giornalistica in varie direzioni, quasi che il “creare scompiglio”, alzando i toni, sia una sorta di investimento per l’audience o una (distorta) nuova virtù. Basta fare rapida mente locale per individuare le tante trasmissioni capziose, velenose, urlate e diseducative della TV, così come alcune rubriche di gossip, votate allo scandalismo puro, ponendo in rilievo ‘confidenze esclusive’ (più spesso presunte che vere), per attirare la morbosità di un certo pubblico.

Ben venga la durezza, quand’occorre, ben vengano le denunce o inchieste acute e severe, ma che ci sia, intanto, un riscontro circostanziato e oggettivo a sospetti, accuse, anatemi. E di concerto – …almeno una volta, per compensazione, e per fare respirare un po’ il lettore o l’ascoltatore! – che ci sia anche il bagliore di luce di una bella notizia.

Merce rara, l’etica o l’onestà. Come lo è ogni purezza. È sempre stata rara in ogni epoca (rara avis, uccello raro, la chiamava Giovenale già duemila anni fa) ma oggi è diventata rarissima, e al confine dell’introvabile. Se ne sono probabilmente perdute le tracce: in politica come in economia, nella vita privata e comune, e perfino in ambiti finora ritenuti refrattari o incorruttibili.

 

*   *   *

 

A un anno dal tristissimo attentato alla redazione parigina di Charlie Hebdo, è altrettanto triste – pur nel massimo e partecipato ossequio per i colleghi disegnatori caduti il 7 gennaio 2015 – che la rivista satirica francese prosegua e insista nelle caricature contro la religione (quale essa sia), attirandosi la censura ufficiale anche della Chiesa cattolica. Non ero e non sono d’accordo su nessun tipo di estremismo. Convinto come sono – e pronto a discuterne a fondo con chiunque lo desideri – che spesso l’ipocrisia, la retorica, l’irruente e malinteso spirito di libertà assoluta e senza autocontrollo, nel disprezzo di sentimenti borghesi e perbenisti, quindi ‘superati’, fanno scempio del buonsenso e del rispetto altrui.

Provocando – inevitabilmente – una reazione peggiore dell’azione.

C’è un senso della misura e della dignità (propria e altrui), che andrebbe sempre e comunque osservato, rispettato, onorato. Questo impone la ‘civiltà & onestà’: binomio che non può essere manipolato a proprio uso, consumo e comodo.

Ho già espresso, in questa e in altre sedi, il mio personale dissenso sulla volgarità di certa satira, così come – e ancor più – dissentivo, e dissento, da qualsiasi forma di violenza estrema. La satira ha il compito di denunciare i misfatti e le nefandezze della politica e della società per costruire un mondo migliore, non per distruggere. Nessuno, in nome della satira può compiere delitti. Di nessun genere.

Né, tanto meno, sono giustificabili i delitti contro la satira.

La quale, tuttavia – come ebbe a ribadire il grande storico dell’arte Federico Zeri, in una memorabile conferenza al Museo della Caricatura di Tolentino, su mio invito – «…ha il dovere di essere intelligente, beffarda, sarcastica, critica, ma mai rozza o blasfema… Ci sono delle leggi non scritte, dei canoni morali, che vanno rispettati…».

Una maggiore attenzione mentale (e sentimentale) porterebbe sicuramente ad un giudizio più onesto e più equo dei vari problemi politici o sociali, e a più giuste riflessioni. Ho letto qualche tempo fa, non ricordo dove (ma il senso era il seguente): “Non si può subire una specie di razzismo al contrario…”. Mi sono chiesto che cosa volesse significare quell’espressione: se c’è un razzismo “al contrario” vuol forse dire che c’è un razzismo “giusto e legittimato”? E quale sarebbe: quello del ‘bianco’ contro il ‘nero’, del ‘cristiano’ contro il ‘maomettano’ o viceversa?… E il lettore o telespettatore per chi si deve schierare?

La deontologia professionale è fondamentale, se non si vogliono sovvertire (talora anche inconsapevolmente) i valori assoluti del vivere e convivere civile. Mi viene ancora in mente, a tale proposito, una barzellettina raccontata l’estate scorsa in una cena fra amici. Il papà di uno studente di prima media va a scuola ad incontrare gli insegnanti del figlio, per sapere “come va”. Tornato a casa, riferisce alla moglie: «Tutti i professori sono stati concordi nel riferirmi che il nostro Robertino è svogliato, indisciplinato, egoista, aggressivo e prepotente… Cara mia, possiamo essere soddisfatti: se continua così avrà un grande futuro nella vita!».

Paradosso dei tempi? A voi ogni ulteriore commento e considerazione.

Attenzione, però. Come il pianeta si sta surriscaldando con effetti disastrosi ormai visibili giorno dopo giorno (e toccherà quindi trovare presto un rimedio), anche questo nuovo barbarico libertinaggio di costume/malcostume produrrà tossiche conseguenze morali, se non si interviene subito, e tutti insieme, con serietà, giustezza e consapevolezza.

Auguri.

Melanton


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