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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
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"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Cattedrali nel deserto PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 20 Febbraio 2016 17:37

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di venerdì 18 febbraio 2016]

 

Quando si inizia un’impresa si deve fare un piano industriale che valuti i costi e i benefici di quel che si sta per fare. E il piano deve essere a breve, medio e lungo termine. Certo, si possono fare imprese di vita breve, in cui si sfrutta un’occasione nel breve periodo e poi si chiude. Come fanno i negozi temporanei che sempre più sorgono nel periodo natalizio. Ma se si costruiscono grandi edifici che costano milioni e milioni di euro non si può pensare solo nel breve termine.

Il nostro territorio è stracolmo di cattedrali nel deserto. Si costruisce qualcosa perché c’è un finanziamento per farla, ma non si sa bene cosa poi si farà di quel che si è costruito. Succede anche per le ristrutturazioni di gioielli architettonici che stavano andando in malora. Si rimettono a posto, ma poi non si sa che farne. E dopo qualche decennio tornano quel che erano: ruderi.

Il classico del nostro paese è l’edificio bello nuovo, usato poco, che, pian piano, si deteriora. Non si fa manutenzione, i muri cominciano a scrostarsi, gli impianti si rompono, e magari i vandali iniziano ad agire. I vetri rotti non si riparano e inizia, appunto, la proverbiale sindrome del vetro rotto: si comincia con una piccola cosa e poi si finisce con il degrado totale.

L’unico modo per far prosperare un edificio è usarlo in modo proficuo. Prima, magari, accadeva che il politico che aveva “trovato i soldi” per costruire o restaurare, poi li trovava anche per assumere un bel po’ di persone che, in molti casi, facevano persino finta di lavorare, tenendo aperto un luogo che non frequentava nessuno. Ma i tempi sono cambiati. I posti fissi per non far niente sono sempre più rari. Mentre continua la disponibilità di moltissimo denaro per fare appalti per costruire edifici o per restaurarli. L’appalto è sempre in voga.

Il piano edilizio dell’Università del Salento ammontava a 300 milioni di euro, qualche anno fa. Poi è stato un pochino ridimensionato, ma i pacchi di milioni sono comunque pronti per essere appaltati. Intanto non si sostituiscono i docenti che vanno in pensione, gli studenti sono diminuiti, e i fondi per il funzionamento sono sempre meno. Avremo magnifici edifici e pochi professori ad animarli, il che richiamerà meno studenti. Non ci saranno i fondi per la guardiania, il riscaldamento, la manutenzione. Già non ci sono per l’esistente.

L’Università sta anche utilizzando un edificio ristrutturato per il suo valore architettonico, a Lequile. Bellissimo. Ma non è facile arrivarci, se non si ha l’automobile. E gli studenti che dovrebbero utilizzarlo in molti casi non hanno l’automobile. Lo stesso vale per un altro bellissimo palazzo, a Cavallino.

Vale la pena di collegare questo con la protesta della ricercatrice che ha vinto un progetto dell’European Research Council e che ha contestato il ministro Giannini perché è vero che a vincere è stata un’italiana, ma il progetto si farà in Olanda, perché in Italia quella ricercatrice non ha trovato collocazione. L’hanno trovata ricercatori che non vinceranno mai un progetto ERC.

Benissimo costruire grandi strutture, ma poi si devono riempire di ricercatori che vinceranno milioni di finanziamenti, con i quali si finanzierà la ricerca in quelle strutture, tenendole vive, in modo che attirino studenti e producano nuova conoscenza.

E invece il sistema non si cura di questo aspetto. Anzi, chi produce a alto livello viene espulso e va all’estero. Restano quelli che protestano perché non ci sono soldi per la ricerca e che si aspettano che i soldi arrivino a pioggia, indipendentemente da quel che si fa. Chi partecipa ai bandi europei, e li vince, viene espulso.

Ecco, nel piano industriale di queste nuove strutture bisogna prevedere l’utilizzo di personale ad altissima qualificazione, che farà progetti e li vincerà. E che sarà supportato da personale amministrativo efficientissimo, che aiuterà in tutto e per tutto ad affrontare le sfide che la progettualità europea impone.

La ricercatrice che ha vinto il progetto ERC ha portato sei milioni di euro di finanziamenti all’istituto che l’ha assunta. In Olanda. Penso che non sarà che il primo di tantissimi finanziamenti che questa persona produrrà. Il suo stipendio sarà ben compensato dalle acquisizioni che i suoi progetti produrranno. Le valutazioni del sistema universitario sono lo strumento per capire dove si può andare. Le bocciature di agraria e di scienze motorie, basate sull’inconsistenza delle proposte anche in base alla produzione scientifica sugli argomenti dei corsi, hanno difeso la nostra Università dal velleitarismo. Speriamo che questo non prevalga con la costruzione di altre cattedrali nel deserto. C’è un enorme edificio ancora vuoto: le foresterie dell’ISUFI. Sarebbe bello vederlo funzionare alla grande, assieme alla struttura ISUFI nel suo complesso, e poi iniziare a progettare altre cattedrali, in modo che non crescano in un deserto sempre più grande.

 


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