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Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
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Sospensione attività in via precauzionale
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Candidati per il nuovo Consiglio direttivo
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Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
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In memoria di Piero Manni, editore
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Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
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Home Necrologi e ricordi Necrologi e Ricordi Cinquant’anni fa scompariva Luigi Corvaglia, studioso del Vanini, scrittore e pensatore politico
Cinquant’anni fa scompariva Luigi Corvaglia, studioso del Vanini, scrittore e pensatore politico PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Gigi Montonato   
Martedì 23 Febbraio 2016 10:59

["Presenza taurisanese" a XXXIV n. 2 - febbraio 2016, p. 9]


Il 24 febbraio del 1966 moriva a Roma Luigi Corvaglia di Melissano. Aveva quasi 74 anni, essendo nato il 27 febbraio 1892.

Il suo nome è spesso legato ai suoi studi vaniniani, alla sua denuncia del “plagio gigantesco” (1931) e alle furibonde polemiche che ne seguirono con Guido Porzio, che del Vanini aveva tradotto in italiano le opere (1912) e si era eretto a difensore appassionato.

Corvaglia, che aveva la doppia laurea, in legge e in filosofia, aveva il piglio tipico del moralista e del polemista irriducibile. Tale non solo nei confronti del Vanini, a suo dire un plagiario, ma anche dei pubblici poteri in genere: un fustigatore di costumi, nemico giurato di ogni forma di frode, di disonestà e pressappochismo.

Si definiva “anima erratica”, consapevole di un isolamento, che non era solo geografico. Alcune esperienze negative professionali gli accentuarono un certo risentimento politico e lo convinsero che non c’è posto per gli onesti e i puri in questo mondo.

Apparteneva alla borghesia terriera e finì giocoforza per dividersi tra pratiche amministrative, per la sua cospicua proprietà, la scrittura creativa e la ricerca filosofica, conseguendo anche consensi di critica presso autorevoli uomini di cultura.

Molto di lui, del suo carattere duro e sdegnoso, sappiamo dalle sue lettere, nelle quali si raccontava senza nulla tacere. Lo rendeva particolarmente aperto e loquace l’autorevolezza dei suoi corrispondenti, tra cui Annibale Pastore, Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Antonio Corsano, Giuseppe Gabrieli. Era un uomo insoddisfatto nonostante il benessere economico. Invece di vivere la vita comoda di tanti “signori di paese”, tra agi e potere locale, era tormentato dal demone delle lettere e della filosofia. Lo testimonia la scelta di così illustri interlocutori, nei quali cercava la cordialità e il dialogo che non trovava nel chiuso ambiente della sua Melissano.

Corvaglia non fu solo Vanini. Scrisse importanti saggi sulla filosofia del Rinascimento, su Cardano, Scaligero e Pomponazzi, rimasti inediti fino alla prima metà degli anni Novanta quando uscirono a cura di Maria Corvaglia (figlia) e Gino Pisanò. Fu autore di commedie: Casa di Seneca (1926), Rondini (1928), Tantalo (1929), Santa Teresa e Alonzo (1931); di un romanzo,Finibusterre (1936); di numerosi opuscoli di politica.

Ma non v’è dubbio che Vanini è centrale nell’uomo Corvaglia e nella sua opera. Aldo Vallone nel 1971 ne tracciò un profilo attraverso i suoi scritti e giunse alla conclusione che “se un uomo vi fu nella storia della civiltà salentina e italiana più congeniale al Corvaglia questo fu senza dubbio G. C. Vanini”. “La maturazione del romanzo – scrive Vallone – coincide con la preparazione e l’elaborazione degli studi su G. C. Vanini”. Gli anni sono quelli: prima metà degli anni Trenta. “La nascita degli studi vaniniani – per Vallone – esprime una incoercibile fede morale, una gioia di dialogare e di discutere, un istintivo senso di rendersi conto del meccanismo segreto di un’opera che si sottopone ad un incalzante gioco di spezzettature e di raffronti. E’ certo segno di sottile intellettualismo, ma non di calcolo impietoso e sprezzante. Vanini è smontato nelle sue componenti come un qualsiasi personaggio delle commedie e del romanzo”.

Il fatto è che ancora oggi su Vanini sono aperte tutte le vie interpretative. Ma, comunque si voglia sciogliere il rapporto corvagliano di amore-odio per Vanini, è certo che il Melissanese, contro cui si sono spesso appuntati gli strali dei vaniniani, in verità ha reso un grande servigio agli stessi. Con la pubblicazione delle opere di Vanini nel 1933-34, indicando a fronte le fonti che il filosofo di Taurisano aveva utilizzato, ha facilitato la ricerca. Un lavoro non da poco. Come non da poco è stato l’ammodernamento degli studi sul Vanini, liberandoli da sommarie e pigre etichettature massonico-apologetiche, e spostandoli sul piano filologico dei testi, costringendo gli studiosi a interrogarsi su un vero e proprio caso di scrittura letteraria e filosofica.

Corvaglia probabilmente come scrittore era in ritardo rispetto alla narrativa nazionale ed europea; ma come studioso e ancor più come politico è stato all’altezza dei tempi.

 


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