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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
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Noterellando… Costume e malcostume 29. Albert Einstein, il poeta dell’Universo PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Sabato 27 Febbraio 2016 12:55

["Il Galatino" anno XLIX n. 4 del 26 febbraio 2016]

 

Esattamente un secolo fa, in piena prima guerra mondiale, in un contesto sociale dilaniato – come fin troppo spesso avviene – da violente contrapposizioni di etnie, culture, religioni, poteri e interessi economici, in un’epoca da considerarsi peraltro molto lontana, se non proprio remota, dalle stupefacenti conquiste e meraviglie tecnologiche di oggi, un piccolo uomo si immergeva in assoluta solitudine nel mistero e nella poesia dell’Universo, e comunicava con l’ignoto, teorizzando e cercando risposte alle proprie domande, in una corrispondenza quasi del tutto impossibile.

Quel piccolo uomo, nato in una famiglia ebraica a Ulma, in Germania, il 14 marzo 1879, era – ed è, essendo immortale – Albert Einstein.

Un uomo-simbolo che, più d’ogni altro scienziato, rappresenta per l’umanità la curiosità, il desiderio di esplorare, configurare e conoscere l’inconoscibile, in un rapporto perfino poetico con l’Universo sconfinato, di cui siamo piccola ma non minima parte.

Allo studio, alla teoria, e allo sviluppo della fisica (che gli valsero il Premio Nobel nel 1921) Einstein accompagnò sempre la sua attività di filosofo, mosso tanto dalla profonda ammirazione che aveva per i sistemi speculativi di Spinoza e Schopenhauer, quanto soprattutto da una curiosità personale inesauribile, che lo sollecitava a soddisfare la sua perenne sete di conoscenza.

Che questo “piccolo uomo” fosse anche un poeta (stante la sua forte vocazione ‘sentimentale’ nella ricerca e nel pensiero) è peraltro testimoniato da una sua precisa affermazione, riportata in una biografia dedicatagli nel 1996 dallo scrittore gallese Denis Brian. Dice Einstein: «Io non sono positivista. Il positivismo stabilisce che quanto non può essere osservato non esiste. Questa concezione è scientificamente insostenibile, perché è impossibile fare affermazioni valide su ciò che uno “può” o “non può” osservare. Sarebbe come dire: “Solo ciò che noi osserviamo esiste”. Il che è ovviamente falso».

Un latente elogio alla fantasia e alla creatività, espresso ancor più ironicamente in quest’altro suo celebre aforisma: «Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana; ma riguardo all’universo ho ancora dei dubbi».

L’immaginazione, il sogno, il presagio, l’intuizione – componenti certo più romantiche che prettamente scientifiche e razionali – sono state per Einstein altrettanto fondamentali nella sua attività, commista tra reale e immaginario, tra mondo oggettivo e mondo fantastico o impensato. Estremamente indicativa, a tale proposito, quest’altra sua celebre frase: «La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto».

 

*   *   *

 

L’annuncio della clamorosa scoperta, dato a Pisa alle 16.30 del giorno 11 febbraio 2016, e che ha fatto ovviamente il giro del mondo, lasciando strabiliati e ammirati tutti noi comuni mortali), conferma quanto teorizzato ben cento anni fa da Einstein sulle onde gravitazionali: una certezza che, oltre a segnare un grande successo (al quale – sia detto anche con un po’ di legittimo orgoglio – hanno contribuito validamente anche gli scienziati italiani), apre nuove e innumerevoli strade al progresso scientifico.

Sicché, accantonando i vari commenti – spesso qualunquisti, e perfino rozzi, ancorché ovviamente legittimi – che ho avuto modo di leggere sul web (tanto per dirne uno: «Ma le onde gravitazionali si mangiano?»), mi soffermerò sui valori d’innovazione esistenziale, e sulle prospettive di evoluzione che Albert Einstein aveva intuito un secolo fa, trovando oggi conferme, con evidenti balzi in avanti nel settore scientifico e, conseguentemente, anche nel progresso sociale.

È stato chiesto: «Perché spendere soldi e tempo in tali ricerche?». La risposta di un portavoce degli scienziati italiani è stata: «Perché se non lo facessimo, probabilmente saremmo ancora al Medioevo. Si pensi alla sola P.E.T. ovvero la tomografia a emissione di positroni che serve per individuare i tumori; oppure al sincrotrone di Pavia, che accelera protoni e ioni carbonio per curare pazienti con tumori di 23 tipi, non altrimenti trattabili».

Il sapere, in definitiva, è illimitato. Per quanto grande e potente sia, l’uomo – che pure vede oltre il buio, che sa volare come gli uccelli, nuotare e navigare come i pesci, scendere fin negli abissi della terra, e molto altro ancora – non finirà mai di esplorare, indagare, intuire, conoscere.

Questa è la sua e nostra grandezza. E, paradossalmente, il limite.

Non entro volutamente (essendo impegno per me insostenibile, per carenza di adeguate conoscenze scientifiche in materia) sui benefici presenti e futuri di questa scoperta straordinaria. Il ‘messaggio’ che io leggo, e che mi preme diffondere, è soprattutto di natura umanistica, intellettuale, culturale.

Per cui, basti, in definitiva, la seguente messe di pensieri (poetici e spesso anche ironici), che Albert Einstein – oltre alla celeberrima formula E=mc2 ci ha lasciato in dono: «Non ho alcun talento particolare. Sono solo appassionatamente curioso». «Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno». «C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità, dell’energia atomica: la volontà». «Lo studio, la ricerca della verità e della bellezza, sono una sfera di attività, nella quale ci è consentito di rimanere bambini per tutta la vita». «La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre». E infine: «Quando un uomo siede vicino a una ragazza carina per un’ora, sembra che sia passato un minuto. Ma se lo fate sedere su una stufa accesa per un minuto, gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora. Questa è la relatività»…

Grande. Immenso!


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