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E’ giusto premiare il merito - (6 marzo 2016) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 07 Marzo 2016 13:00

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 6 marzo 2016]

 

E’ in corso la protesta dei prof. universitari contro il blocco degli scatti stipendiali automatici. La protesta consiste nel rifiutare di presentare prodotti della ricerca ai fini della valutazione della qualità della ricerca (VQR). Tutto questo potrebbe essere superato in modo molto semplice, sia per incentivare il merito, sia per valutare le Università, senza spendere un soldo. La valutazione della qualità della ricerca, la cosiddetta VQR, alla quale saranno sottoposte tutte le Università italiane per attribuire i fondi che premiano la ricerca di buon livello, non è la valutazione dei singoli ricercatori. Questa è già stata fatta, anche se non viene molto sbandierata. Ciascun professore universitario appartiene ad un settore disciplinare (io, per esempio, appartengo al settore che studia gli animali: la Zoologia) e ne faccio parte assieme ad un certo numero di colleghi, sparsi nelle varie Università. All’interno di ciascun settore disciplinare è stata stilata una classifica dei professori ordinari che va da quello con la produzione scientifica più rilevante a quello con la produzione meno rilevante. Poi si identifica il punto che divide la classifica in due parti uguali (la mediana). Metà dei professori è sopra la mediana di riferimento e metà è sotto. Chi sta “sopra” può andare in commissione, per selezionare i futuri professori, chi sta “sotto” la mediana non è idoneo a decidere chi debba essere promosso. La logica è che chi sta al “sopra” tenda a promuovere i candidati migliori, mentre chi sta “sotto” tende a promuovere propri simili. Anche per i professori associati e per i ricercatori esistono criteri per definire chi sta “sopra” e chi sta “sotto”. E, quindi, per ogni docente universitario si conosce la collocazione rispetto alle “mediane di riferimento”.

Una domandina potrebbe essere: quanti in una certa università sono sopra le mediane di riferimento? Eh già, perché questa valutazione si fa per tutte le Università e non è detto che metà dei docenti di un’Università sia “sopra” e l’altra metà sia “sotto”. La migliore Università, da questo punto di vista, avrà la maggioranza dei docenti “sopra” e la peggiore avrà la maggioranza dei docenti “sotto”, con tutte le posizioni intermedie. La valutazione del sistema della ricerca sarebbe semplicissimo, valutando la qualità dei docenti che afferiscono ad ogni Università. Non costa niente, perché è già stata fatta. Sapete perché, invece, facciamo la VQR? Per garantire l’anonimato dei contributi alle valutazioni. Non sia mai che si possa dire che il prof. X ha contribuito più del prof. Y alla valutazione di un’Università! Posso dirlo? E’ una follia che costa centinaia di milioni di euro per pagare la valutazione dei prodotti. Fondi che potrebbero essere spesi per finanziare la ricerca. Come mai allora si decide altrimenti? Lo ha deciso il Parlamento, dove ci sono molti professori universitari. Magari sono sotto le mediane di riferimento… Sono problemi legati a un esercizio strampalato della democrazia. Le politiche delle Università sono decise in modo democratico. Può succedere, quindi, che nelle Università dove la maggioranza è al di sotto dei valori accettabili di produzione scientifica si eleggano a Rettore o Direttore di Dipartimento colleghi con simili qualifiche. Lo stesso vale per i Senati Accademici. L’autonomia lo consente, e non è difficile capire come sia arduo che si attui la tanto auspicata promozione del merito, in queste condizioni. Se la maggioranza è “sotto” sarà difficile che favorisca la minoranza di chi è “sopra”.

Oltre a valutare le Università in base ai valori dei singoli docenti, sarebbe anche facilissimo incentivare il merito attraverso l’attribuzione degli scatti biennali di stipendio, ora bloccati. Chi è “sopra” viene incentivato con l’aumento. Chi è “sotto”, no. Ma i risultati delle valutazioni scorse non sono stati tenuti in gran conto per decidere la politica di molte Università. E quindi uno potrebbe dire: ma perché devo contribuire alla valutazione, se poi il mio contributo all’attribuzione delle risorse ministeriali non viene tenuto nella minima considerazione quando si decide localmente come dividerle? E qui si torna al sistema democratico, in cui la maggioranza vince. Le Università dove la maggioranza dei docenti è “sotto” il livello qualitativo ritenuto accettabile raramente realizzano politiche che penalizzerebbero la maggioranza degli elettori. Le Università “virtuose” stanno iniziando a reclutare i professori “sopra”, in fuga dalle Università che li penalizzano e che sprofonderanno sempre più “sotto”. Con questi comportamenti si sta realizzando la divisione in Università di serie A e di serie B. Sarebbe bene rendere esplicita questa strategia, perché incide molto sul livello qualitativo delle Università in cui si formano le nuove generazioni. Ogni città deve chiedere alle proprie Università: voi in che direzione state andando?

 


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