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UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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NOTERELLANDO... Costume e malcostume 30. Siamo tutti cuochi (e sommelier) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Sabato 12 Marzo 2016 06:49
[“Il Galatino” anno XLIX  n. 5 dell’11 marzo 2016]

 

In principio – anno di grazia 1999 – era Gambero Rosso Channel.

Poi, all’alba del 2000, arrivò Alice Tv, e nell’autunno dello stesso anno, La prova del cuoco, che Antonella Clerici conduce da allora con sempre grande successo. Nel frattempo, sono nate Alice Master Pizza, Il boss delle torte, Chef per un giorno, Cotto e mangiato, Cuochi e fiamme, I menu di Benedetta, Master Chef, Unti e bisunti… E potrei continuare con almeno altri venti titoli di trasmissioni televisive dedicate alla cucina, ai fornelli, alle ricette: insomma, al cibo e alla culinaria…

Gli esperti la chiamano, infatti, Food Tv, la Televisione del Cibo. Un fenomeno internazionale (essendo diffuso in Europa come in America, in Cina e Giappone), che negli ultimi tre lustri è in costante crescita, nonostante alcune di queste trasmissioni siano piuttosto improvvisate, raffazzonate, avventuristiche, e qualcuna perfino stucchevole.

Non proprio tutto, insomma, è… cucinato a dovere.

Succede sempre così. Uno traccia il solco, apre la strada a nuove idee e iniziative, e al minimo riscontro più o meno positivo, gli emuli affiorano a frotte, a fiumane, a moltitudini. «Piatto ricco (è il caso di dirlo) mi ci ficco!». Salvo, poi, che questi imitatori e seguaci siano troppo spesso animati non proprio da intenti artistici, didattici o culturali ma esclusivamente di profitto economico e/o personalistico, senza quindi corrispondere al telespettatore un minimo di schietto e istruttivo divertimento, e men che meno attendibili informazioni e ‘istruzioni per l’uso’. Come la va, la va.

A imitazione dei programmi seri e di giusto successo, ti prepariamo una nostra imitazione, una ‘pietanza’ affine, ma insipida e sciocca, tanto (così la pensano taluni di questi signori…) tu non te ne accorgi nemmeno: te ne stai seduto in poltrona, e come un merluzzo semi-addormentato abbocchi a tutto ciò che ti propiniamo, infiocchettandolo ad arte con ipocriti sorrisetti, roboanti paroloni, e adeguati lustrini e paillettes, tipo show all’americana.

 

*  *  *

 

In genere, non sono un patito della tv. Mi piace, ma con moderazione. E non ne sono comunque condizionato. D’altro canto – lo aggiungo per completezza di pensiero – non ho nulla contro di essa, e ci rispettiamo a vicenda. La considero come un utilissimo strumento divulgativo, ormai quasi indispensabile. Senza esserne, però, soggiogato. Tanto che il tettuccio della nostra casetta, del tutto privo di antennone paraboliche, ripetitori, e altri gingilli avveniristici, potrebbe idealmente somigliare a un’isoletta dispersa nel mare magnum del terrazzo condominiale, con una piccola antennina a mo’ di palma, circondata dalla foresta amazzonica dei sofisticati aggeggi elettronici o pannelli-radar dei vicini.

A loro va bene così. A me, vecchiettino un po’ retrò, va bene cosà. Semplicemente.

Le poche trasmissioni che vedo e ascolto con interesse e piacere mi bastano e avanzano. E resto comunque curioso nel ricercare e osservare programmi che, pur non ritenendoli a me congeniali, possono destare interesse, arricchendo talora le mie conoscenze. Come nel caso, appunto, dell’enogastronomia, che è ormai materia da considerarsi fra le regine delle trasmissioni.

Quello che mi preme, tuttavia, è sempre la qualità intrinseca delle cose o dei fenomeni. Capire se quello che vedo, ascolto o leggo è, intanto, degno di credito e di attenzione, se mi si dice la verità (facendomi acquisire nuovi apprendimenti) o se è tutta e soltanto strumentale finzione, banale spettacolarità o, peggio ancora, aria fritta.

Ecco: un conto è il divertimento leggero, allegro, disimpegnato, come può essere – nella fattispecie – l’insegnamento a divertirsi tra i fornelli o ad approfondire la conoscenza di prodotti fondamentali come l’olio e il vino (purché i ‘maestri’ prescelti alla bisogna siano seri professionisti e validi conoscitori); ben altro è la strumentalizzazione o il carpire la buona fede del telespettatore.

Un po’ di attenzione e di spirito critico non guastano mai. Uomini siamo, altro che merluzzi addormentati!

Appassioniamoci, dunque, alle trasmissioni ‘appetitose’! In definitiva – come nel celebre assunto filosofico di Feuerbach – “L’uomo è ciò che mangia”: esiste, cioè, un nesso diretto tra psiche e corpo.

L’importante è che la spettacolarizzazione della ‘cucineria’ televisiva non sfoci nella banalità o, peggio, nella demagogia populistica come succede in varie trasmissioni. Troppi chef ‘professoroni’ che pontificano con boria e sussiego, manco fossero comandanti d’armata. Troppi sommelier ‘maghi del cavatappi’, che per bere un po’ di vino – tra scegliere il bicchiere adeguato, versarvi un dito o due del nettare, roteare quanto basta, alzare il calice per osservare la trasparenza, annusare, umettare le labbra, indovinare la gradazione e la composizione degli uvaggi, e anche la zona d’origine, e l’annata, il nome del contadino che l’ha prodotto, e i suoi parenti di primo grado – quel vino lì, nel frattempo, è diventato aceto!…

Dai! Siamo seri!!! Con tutto il rispetto per la cultura enogastronomica, cucinare, mangiare e bere deve tornare ad essere – in semplice purezza – Arte e Sapienza. Gusto e Piacere. Gioia e Convivialità.

Basta con queste gare televisive che appaiono missioni di Indiana Jones all’ultimo respiro. Con allievi irretiti e plagiati, che devono preparare un bucatino all’amatriciana entro quattro minuti e dodici secondi netti, pena l’ignominia. Sotto lo sguardo severo, spesso irritato, e ancora più spesso di offensivo rimprovero, dell’autonominatosi immenso Imperatore dei Cuochi e Pontefice Massimo degli Chef… Lasciamole perdere, queste autentiche ridicolaggini, che non rendono alcun merito alla buona tavola e alla nostra millenaria tradizione culinaria.

E ora, scusate, se vi lascio per un momento. M’è venuto desiderio di un piattino di thria e cìciari e di pìttule della nonna, innaffiate da un po’ di mieru buono: quello ‘ignorante’, che macchia il bicchiere.

Fra un po’ apparecchio la tavola, mentre la mia Teresina è già tra i fornelli.

Se volete, con nostro grande piacere, potete favorire.


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