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I figli di Medea PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Pietro Giannini   
Domenica 13 Marzo 2016 08:48

["Il Galatino" anno XLIX n. 5 dell'11 marzo 2016]

 

La cronaca (La Repubblica, 13 febbraio 2016) ci riporta l'ennesimo caso riconducibile alla ormai nota sindrome di Medea. Ecco il resoconto di Federica Angeli: "Ha puntato la canna di un fucile calibro 12 alla fronte del figlio di 8 anni e ha sparato il primo colpo. Poi ha rivolto l'arma contro se stessa, sotto la gola, e ha premuto ancora il grilletto…L'omicidio-suicidio che è costato la vita al piccolo Giosuè L. ed alla mamma Laura P., 33 anni, è il drammatico epilogo di una guerra a colpi di querele, minacce, dispetti, tra la donna e l'ex compagno, padre del bimbo…Una convivenza durata nove anni e finita un anno fa nel peggiore dei modi…«Probabilmente ha pensato che fosse meglio uccidere il figlio e se stessa piuttosto che vederlo affidato al padre», sostengono i carabinieri…Una tragedia che si trascina dietro una scia interminabile di denunce: la donna aveva querelato l'ex compagno per stalking perché a suo dire vessata da minacce persecutorie: lui aveva controdenunciato la donna perché si rifiutava di fargli vedere i figlio e perché, secondo lui, non era in grado di occuparsi dei figli…Ovviamente la donna non voleva saperne di separarsi dal figlio e gli ultimi mesi sono stati una guerra di dispetti, ricatti, minacce e accuse reciproche".

Fatte salve le inevitabili differenze della situazione attuale (il suicidio della made e le modalità dello svolgimento dei fatti), la vicenda presenta notevoli somiglianze con la storia di Medea e Giasone quale si legge nella nota tragedia euripidea. Al centro della contesa è, in entrambi i casi, il destino dei figli (o del figlio). Anche nella tragedia antica essi sono oggetto di un contenzioso tra i coniugi. Il padre li vuole sottrarre alla madre per non consegnarli ad un destino di esuli, quale Medea dovrà affrontare, e per dare loro uno status più prestigioso, associandoli al nuovo rango regale che egli si appresta ad assumere sposando la figlia del re di Corinto, Creonte. La madre, ovviamente, non vuole accedere alla richiesta perché non vuole privarsi della loro presenza. Nella moderna 'versione' del mito il contrasto tra i coniugi è affidato alla casistica giudiziaria delle denunce e delle controdenunce che si ispirano a varie tipologie di reato. Ma la motivazione del rifiuto della madre è contenuta nelle parole dei carabinieri, secondo cui la madre «ha pensato che fosse meglio uccidere il figlio e se stessa piuttosto che vederlo affidato al padre». Sono in fondo le stesse motivazioni, anche se non esplicitamente espresse, di Medea, come forse non espresso è, nelle motivazioni della madre moderna, il desiderio di far soffrire il padre, che invece è prevalente nelle parole di Medea. E l'odio che, all'inizio della tragedia, ella esprime nei confronti dei figli è solo il riflesso dell'odio verso Giasone, che l'ha tradita, come diverrà evidente nella parte finale del dramma in cui Medea esita più volte tra l'esecuzione del diabolico piano e gli affetti profondi di madre.

Comunque si tratta di motivazioni umane ben comprensibili e che si ispirano ad un fondo vitale (o bestiale) dell'uomo che emerge in vari momenti della vicenda umana (e quello di Medea ha dimostrato una sua persistente virulenza) e che i Greci hanno avuto il merito di cogliere con lucidità e di proporre alla cultura occidentale come motivo permanente della loro identità e della loro vita.


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