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UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
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"Lettura al rovescio. Dialogo poetico con il mio Maestro” di Maria Rita Bozzetti PDF Stampa E-mail
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Scritto da Maria Concetta Cataldo   
Sabato 26 Marzo 2016 08:55

L’ultima, in ordine di tempo, opera poetica di Maria Rita Bozzetti ha come titolo“ LETTURA AL ROVESCIO”. I due termini rivelano “ab initio” la complessità del contenuto: che si dipana in questo assunto: l’essenza di ogni sentire umano non è in ciò che è immediatamente percepibile ma nel suo “retro”. Si tratta di uno scritto intimo che, come ci svela l’autrice, “nasce da una personale via cercata nella solitaria coscienza” e io aggiungo quando la disperante distanza che altri frappongono da noi genera il dolore più profondo nell’anima. Nel momento in cui i perchè dell’uomo all’uomo non ricevono risposta, nasce l’esigenza interiore dell’ascolto di una parola saggia e limpida che salvi la coscienza ( cito l’Autrice) “da smarrimento di paura” e di violenza.  Siamo in presenza del dialogo tra un’anima e il “Maestro” verso il quale salgono come  preghiera acuti interrogativi capitali sul senso dell’umano sentire; e il Maestro all’ascolto di quel “canto d’aiuto” conduce l’anima, per mano e con passo lieve verso il “rovescio” della tela disegnata dalle azioni umane, là dove più evidenti sono i nodi, le imperfezioni, le infedeltà, le tortuosità del cuore. Così l’inganno non è di chi lo subisce e sperimenta l’infedeltà e l’incomprensione nel cerchio più intimo di se stesso da parte dell’amico o dell’altro, ma l’inganno lede colui che inganna che credendo di liberarsi dal dolce giogo di un legame amicale  entra nella schiavitù di un altro più forte potere quello della propria malizia, un potere che attraverso tutta una serie di minute infedeltà lo fa decadere spiritualmente ed  entrare nella notte dell’anima. L’inganno non ferisce la persona tradita, che pur soffrendo giunge all’approdo “della coscienza dell’universo in noi”... “dimensiona male e inganno fuori dal cuore”. L’inganno si rovescia nel suo opposto, su colui che ha tradito, come lacerazione e tradimento di sé.Queste riflessioni dell’anima convergono tutte in un’unica urgente richiesta: CHI E’ PER OGNI UOMO L’ALTRO DA SE.  Qual è la verità che non delude nella relazione tra sé e l’altro. L’altro dovrebbe essere colui che può colmare  il nostro bisogno non il nostro vuoto, né  causarlo allontanandosi e fuggendo come spinto dalla “centrifuga forza del tuo dolore”  e arroccato in superba solitudine evita accuratamente di soffrire della tua sofferenza  preferendo il silenzio alla simbiosi dell’incontro!   Il bisogno che l’altro dovrebbe colmare è il bisogno di un incontro, è desiderio di percorrere appaiati, con mano stretta all’altrui mano, con passo uguale, insieme un tratto di strada alla ricerca di quella luce che permette di vivere il meglio possibile da uomini: essenziale esigenza nel dialogo tra l’io e il tu! L’uomo moderno ha voluto e creduto di colmarla con i “lumi” della razionalità, del denaro, del potere, del proprio tornaconto, dell’ipocrisia che esclude la forza del cuore.

L’incalcolabile danno ha prodotto l’estraneità delle coscienze, la disumanizzazione  dei rapporti  d’amore. L’abbandono del noi non può mai supplire l’unisono di due vite dove ciascuna è disponibile in reciprocità all’altra mettendo in gioco la propria esperienza del vivere. In queste pagine l’estrema sensibilità dell’Autrice tende ad aprirsi alla speranza, a una via che sia possibilità che ogni azione umana divenga verità dell’agire non ingannevole apparenza. All’interno del “noi” solo l’autenticità dello scambio tocca il cuore, e aiuta a dare  nuovo indirizzo all’esistenza. In questa intima complicità si coglie la luce di Verità che si accende nella comune accoglienza di un’immensità che dissolve le tenebre dell’angoscia, del dubbio, del dolore. A questo punto la simbiosi con l’altro innesta inevitabilmente il senso di Dio che il Maestro indica come Amore Assoluto di relazione espressa nella prossimità più tenera alla creatura. Le pagine di questo libro sono da tenere a parte, come in uno scrigno e da sfogliare quando l’intimità del nostro pensiero ha necessità di un faro che compensi l’ombra che ha oscurato la vita.

Quasi tutta l’opera poetica di Maria Rita Bozzetti appartiene a un genere letterario di tipo religioso. E qui mi preme osservare come spesso l’approccio a questi testi da parte di chi è abituato a considerare la vita solo dall’interno delle  proprie passioni o nel gioco delle volontà umane o dell’immaginazione, genera un giudizio superficiale, distratto e a volte anche falso. Questo tipo di valutazione nasce da un errore fondamentale quello di volere applicare a questi scritti un’estetica profana. Caterina da Siena scriveva:” Leva sopra di te e apri l’occhio dell’intelletto tuo e vedrai quanto è l’inganno che l’anima riceve in se medesima perché la radice dell’amor proprio non è sradicata”. Leggere questi testi arroccati nel proprio io e dunque con insufficiente apertura psicologica si rischia l’incomprensione e  l’impossibilità di scoprire l’indice determinatore della potenza e dell’originalità  di uno scritto religioso. Leggendo e rileggendo LETTURA A ROVESCIO io ho sentito il soffio dei grandi mistici quelli, per intenderci, del periodo più grandioso della vita religiosa italiana, fiamminga, tedesca. E dunque è un’estetica mistica quella da applicare alla lettura dei versi di questo testo, un’estetica che richiede il massimo di purificazione, di concentrazione interiore e di capacità di introspezione perché simili letture  esigono nel contempo l’esame di se stessi. “Lettura a rovescio” come gli scritti dei grandi mistici partono da un’esperienza umana sincera, da un moto vivace dello spirito e ci presentano svolte inaspettate di analisi profonda di sé e del proprio dolore, ma  sempre sfociano in una sorta di contemplazione primaverile; avverto  la necessità di questo termine per parlare della primavera dello spirito  che si fa strada quando si affaccia la speranza, una speranza  che ci rivela che la solida conquista dei valori dell’anima  è avvenuta. L’Autrice riesce in modo straordinario a oggettivare il suo stato interiore e nei momenti di maggiore slancio vive la poesia più disincarnata che un poeta possa offrire. Questo tipo di poetica noi troviamo nel mirabile capitolo sul senso dell’amore.  In questo brano, tra le righe, possiamo cogliere il senso dell’amore universale. Nel momento in cui la pienezza della vita giunge al massimo e il tumulto dello spirito diviene intensissimo, entra in gioco quell’amore che si espande e sente di voler abbracciare ogni essere sulla terra. E’ l’amore che plasma l’uomo d’infinito. E allora la poesia diventa cosmica. Croce scriveva: “La poesia si affissa generosa e serena nel dramma dell’anima e vittoriosa nella vita dolorosa e grandiosa del cosmo.” Ritengo senza alcun dubbio che la poesia di “Lettura a rovescio” possiede un respiro universale, e come tale è utile ad ogni uomo sia che appartenga a una confessione religiosa sia che non creda in alcun Dio.  In ogni uomo accadono tempeste interiori, tumulti dello spirito, e ciascuno può ricorrere al  “Maestro”, la cui identità  è stata a mio avviso, efficacemente evidenziata nell’ importante documento del Concilio Vaticano II: La Costituzione Conciliare “Gaudium et Spes - La Chiesa nel mondo contemporaneo” che al versetto 16/a così recita:“ Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, la cui voce, che lo chiama sempre e chiaramente dice all’orecchio e al cuore  ad amare il bene e a fuggire il male . Obbedire ad essa è la dignità stessa dell’uomo”  La coscienza dunque è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo; un voce in noi ma non di noi. E’ questa a mio avviso la vera identità del Maestro che parla all’anima nelle pagine di “Lettura a rovescio”. Nella coscienza, per la quale ogni uomo è uguale a un altro uomo, ciascuno può ricercare la verità del proprio agire, risolvere le angosce morali, sciogliere i dubbi, trovare il conforto e il timone della vita. Quella legge nella coscienza è come il nostro libro sapienziale al quale possiamo porre domande, ascoltarne le risposte determinare e  orientare la nostra esistenza. I valori fondamentali della vita non possono essere imposti con la forza né attraverso affascinanti suggestioni. L’uomo segue norme etiche in libertà guidato da profonde convinzioni personali  in quanto possiede un intimo centro di azione, appunto un Maestro, che è al di sopra della sua pura  corporeità. Per chi è credente quel Maestro è il barlume di divinità presente in ogni uomo; nel sacrario della coscienza infatti si rivela l’intima unione della nostra vita interiore col divino. Quando il credente con Agostino si chiede: “Quid autem amo, cum te amo?” “ Che cosa amo quando amo te?” (Confessioni x, 6-8) La sua risposta suona chiara:  “Il vero oggetto dell’amore per Dio è la luce dell’uomo interiore che è in me, là dove splende alla mia anima ciò che non è costretto dallo spazio, e risuona ciò che non è incalzato  dal tempo”. Per chi non è credente la qualità morale di un essere umano sta nell’obbedire alla propria coscienza testimone di un’origine che in sé è bene e giustizia, e da sempre nostra prima dimora e imperativo categorico della condotta morale. Io invito chi legge a far tesoro di “Lettura a rovescio” , un testo che lascia nel cuore un profondo messaggio:  ogni essere umano accogliendo nella propria esistenza quanto è lacerato, disumano e doloroso  ha sempre la capacità di trasformarlo in amore significante per la vita.



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