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NOTERELLANDO … Costume e malcostume 31. Da Tiresia al futuro: oroscopi e profezie PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Giovedì 31 Marzo 2016 06:20

["Il Galatino" anno XLIX n. 6 del 25 marzo 2016, p. 3]

 

Prima di addentrarmi nell’oggetto di questo nuovo incontro, mi sembra giusto raccontare fugacemente – sia a chi lo conosce già, e ancor più a chi non lo conosce – il mito di Tiresia, il famoso indovino di cui si parla nell’Odissea di Omero.

Figlio del nobile tebano Evereo e della ninfa Cariclo, Tiresia divenne cieco per aver visto nuda la dea Atena mentre si bagnava nella fonte Ippocrene. Un’altra versione della sua cecità narra che egli, vedendo due serpenti accoppiati, uccise la femmina e fu tramutato in donna; dopo sette anni vide altri due serpenti accoppiati, uccise il maschio, e tornò ad essere un uomo. Per dirimere una disputa, proprio a lui – che era stato donna e uomo – gli dei chiesero un giorno, chi, fra l’uomo e la donna, provasse più piacere in amore. E la risposta di Tiresia fu inequivocabile: «Il piacere sessuale si compone di dieci parti: il maschio ne prova solo una, mentre la femmina ne prova nove».

Infuriata perché l’indovino aveva svelato un tale segreto, la dea Era lo rese cieco, ma Zeus, non potendo annullare tale condanna, per ricompensarlo in qualche modo della menomazione subita, gli diede la facoltà di poter prevedere il futuro.

Storia e leggenda fascinosissima ancorché drammatica, tanto che molti scrittori e poeti, dal citato Omero fino ad Apollinaire, passando per Esiodo e Sofocle, ne hanno ampiamente parlato. Il nostro sommo Dante, pone Tiresia – condannato a vagare in eterno con la testa ruotata all’indietro, per contrappasso al suo potere preveggente – nella quarta bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno, dove sono per l’appunto condannati, per fraudolenza, molti maghi e indovini.

 

*   *   *

 

Siamo ancora agli inizi del 2016, sempre in tempo, quindi, per verificare se cominciano ad avverarsi (e magari qualcuna s’è già avverata) le varie visioni e previsioni dei tantissimi maghi, indovini, veggenti e fattucchiere che – in numero non esiguo (ed anzi in sempre maggiore crescita) – circolano intorno a noi.

Non parlo dei vari Alberti, Barbanera, Branko, Fox e ai molti altri o altre che vanno per la maggiore, professionalmente dediti a oroscopi personali sui vari segni astrologici attraverso giornali o trasmissioni televisive: direi che questi, in fin dei conti, fanno spesso anche simpatia, e in qualche misura – un po’ per gioco, un po’ per tenere su di spirito i molti appassionati di tali ‘confidenze’ – alleggeriscono le fatiche quotidiane, elargendo innocenti speranze, candide illusioni o sospirose vaghezze d’amore e di fortuna… Siamo, in tal caso, ovviamente più prossimi ai campi della fantasia, del gioco, del sorriso, che non a quelli della scienza esatta.

Mi suscitano invece molto meno simpatia – sentendomi anche offeso nella mia intelligenza e concretezza – i ricorrenti (e talora inquietanti) fenomeni di veggenti dichiarati, brevettati, e supportati da certa stampa, pensando anche alle migliaia o milioni di persone semplici e indifese, che vengono attratte da rivelazioni clamorose e strabilianti, che si dimostrano poi mere sciocchezze o autentiche fanfaluche. E se la cosa finisce lì, transeat! Ma se tali ‘invenzioni’ vengono poi strumentalizzate come gratuiti ‘colpi di teatro’ o, peggio ancora per losche finalità, la questione diventerebbe allora più pesantina.

Di recente, mi è capitato di leggere di una veggente bulgara, Baba Vanga, morta nel 1997, che per più di cinquant’anni ha dedicato la sua vita alla chiaroveggenza, pur essendo rimasta cieca fin dall’età di dodici anni, a causa di una violenta tromba d’aria che le riempì gli occhi di sabbia e polvere, sigillandoli per sempre.

Premetto che, pur affiorando d’istinto un normale scetticismo, il mio approccio a notizie del genere è sempre onesto e rigoroso. Parto, cioè, da una posizione di rispetto assoluto, senza prevenzioni nei confronti della notizia – ancorché stupefacente – e mi rendo disponibile e propositivo fino alla fine della questione.

Mi piace però, in aperto e sereno contraddittorio, fare la ‘parte dell’avvocato del diavolo’, come insegnava il professore di filosofia Cassano ai bei tempi del Liceo “Colonna”. Per meglio capire la materia e l’affermazione che mi si propone, essa deve avere necessariamente supporti non effimeri né pretestuosi, correlazioni inattaccabili, notazioni oggettive: punti forti, insomma, e incontestabili, che ne determinino la ragionevolezza e veridicità o quanto ad esse più prossimo.

Intanto, le previsioni di maghi e maghe sono sempre previsioni catastrofiche: la terza guerra mondiale già prevista per il 2013, l’invasione del pianeta Terra da parte di alieni (data non pervenuta), l’assassinio di quattro grandi leader politici nel 2009 (tra cui anche Obama, al quale auguriamo lunghissima vita ancora), e simili tragedie.

In secondo luogo – ed è questo il punto – il significato di alcune profezie (che è sempre generico e nebuloso), diventa chiaro soltanto dopo che un fatto è accaduto. Come, ad esempio, il crollo delle due torri gemelle di New York (11 settembre 2001), previsto molti anni prima con frasi generiche come «lupi e uccelli d’acciaio invaderanno l’America e spargeranno sangue innocente». Nessuno, prima di quel tragico evento, avrebbe mai associato tale profezia alle torri di New York. Per non dire della moltitudine di altre profetiche catastrofi, mai avveratesi in alcun modo (per nostra fortuna), e presto cadute nel dimenticatoio (per l’ignominia di chi le aveva predette).

La dice lunga, infine, che padre Dante abbia messo all’Inferno i maghi e gli indovini. Li ha condannati per almeno due motivazioni: la prima riguarda i ‘veri’ maghi (i veggenti riconosciuti nella mitologia classica, come per l’appunto Tiresia), i quali hanno la colpa di rivelare i misteri divini; la seconda è verso i ‘falsi’ profeti e negromanti, che per il proprio interesse e vantaggio – e a scapito dei semplici e degli onesti – strumentalizzano ad arte la verità.

Il domani, in definitiva, è (un po’) come verrà, ma anche (e in gran misura) come noi stessi lo costruiamo. Meglio, comunque, andargli incontro con un po’ di serenità, volontà, sapienza, coraggio. E sempre, possibilmente, con il sorriso sottobraccio.

Auguri a tutti voi per milioni di giorni belli a venire.


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