Programma maggio 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Maggio 2022 Mercoledì 4 maggio, ore 18:30, Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse: dott. Massimo Graziuso,... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea dei Soci 22 aprile 2022
Convocazione Assemblea dei Soci   L’Assemblea dei Soci è convocata nella Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse venerdì 22 aprile alle ore 16,00 in prima convocazione e 17,00 in... Leggi tutto...
Programma Aprile 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Aprile 2022 ●       Venerdì 1 aprile, ore 17:00, Officine di Placetelling - L’Università del Salento... Leggi tutto...
Immagine
Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Home Universitaria Universitaria Viva l’Università del Salento! - (5 aprile 2016)
Viva l’Università del Salento! - (5 aprile 2016) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Martedì 05 Aprile 2016 12:15

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 5 aprile 2016]

 

L’Università del Salento ha il primato negativo nazionale, rispetto a tutte le Università italiane (siamo superati solo da due università telematiche), per la presentazione di prodotti della ricerca ai fini della valutazione delle università. Ogni docente era chiamato a presentare i suoi prodotti, per rappresentare con il proprio lavoro quello che l’Università produce per contribuire al progresso della conoscenza, una delle missioni fondamentali dell’istituzione universitaria. La mancata presentazione è una forma di protesta per il blocco degli scatti stipendiali. Devo dire che sono stato tentato anche io di non presentare i miei prodotti, ma per altri motivi. L’Università del Salento ha puntato pochissimo sulla qualità della ricerca. L’esito delle precedenti valutazioni non ha minimamente influito sulle scelte dell’Ateneo, che ha perseguito politiche di retroguardia, miranti solo alla didattica, disaccoppiata dalla ricerca. La strategia dell’esamificio non paga. E ora eccoci qui, a dimostrare con il primato nazionale nel rifiuto alla valutazione, che la ricerca non ci entusiasma. Il Rettore sa che l’errore è strategico, e continua a stimolare dall’interno e all’esterno la necessità di azioni dimostrative che invertano questa nefasta tendenza.

Abbiamo ricevuto una montagna di denaro per appalti edilizi. Avrebbero dovuto essere il volano per costruire realtà scientifiche che avrebbero attirato finanziamenti con le proprie progettualità, basate su solida reputazione in campo scientifico. E invece… Se siamo in queste condizioni è ovvio che la gestione messa in atto sino ad ora non va bene. Ora chiediamo aiuto, ma per chiedere aiuto bisogna proporre qualcosa di nuovo. Che cosa proporre?

La riforma dell’Università ha praticamente chiuso le Facoltà e ha ristretto gli spazi di interazione tra le discipline, costrette all’interno di Dipartimenti sempre più monotematici. L’Unione Europea, invece, chiede sempre più approcci integrati, olistici, ecosistemici. Visioni che riescano a comprendere il “tutto” e non solo la sua scomposizione in “parti”. Troppo spesso abbiamo affrontato problemi complessi con soluzioni di breve termine di problemi specifici che non tenevano in considerazione gli effetti a cascata che, nel medio e lungo termine, avrebbero creato problemi ancora più gravi di quelli apparentemente risolti. Bisogna saper guardare lontano, ma senza gettare via l’esperienza del guardare da vicino. Chi osserva la realtà al microscopio delle soluzioni a breve termine deve almeno poter parlare con chi usa il telescopio di chi guarda al medio e lungo termine. L’Università monodisciplinare, focalizzata all’iperspecializzazione, ha fatto il suo tempo. Deve restare l’alta professionalità, ma ci vuole maggiore elasticità di vedute, per essere equipaggiati intellettualmente al continuo cambiamento che caratterizza questa parte della storia. Se ci si è formati all’interno di un recinto disciplinare, raramente si riuscirà ad uscirne. Bisogna abbattere i recinti, e andare contro la tendenza imperante, annusando l’aria del cambiamento, per inseguirlo. Prima degli altri. E, da ultimi, si può ambire a diventare primi.

Sono quasi trent’anni che lavoro all’Università del Salento. So che i talenti sono tanti e di ottimo livello. Vanno messi assieme, devono interagire, rinforzarsi a vicenda, con il confronto e la collaborazione. Il salto, l’acrobazia concettuale, potrebbe essere un Dipartimento di Scienze Integrate. Dove ci sia spazio per tutto, dalla poesia alla fisica nucleare, dall’economia all’ecologia, dall’ingegneria alla geologia, dalla giurisprudenza alla storia, all’arte e la musica alla filosofia. Qualcosa che è già stato attuato, in passato. Lo fece Oronzo Limone con il quarto settore ISUFI, e lo fece Domenico Laforgia con Ingegneria Rinascimentale. Il Rinascimento della nostra Università si può attuare con un progetto. Mettere assieme tutti quelli che lavorano ad alto livello (sono tanti) per creare un nucleo che poi trascini tutto il resto, verso l’alto. Per sperimentare nuovi modi di fare didattica, e nuovi modi di fare ricerca. Che sia campione di progettazione europea, magari sostenuto da un forte ufficio amministrativo. Questa, per me, potrebbe essere una proposta su cui invitare a scommettere. Dicendo: abbiamo imparato dalle esperienze passate. Vogliamo fare qualcosa di nuovo, al passo con le richieste dei tempi. Su questo costruiremo le proposte didattiche, ma sappiamo che senza ottima scienza (e scienza qui equivale a conoscenza) non c’è gran che da trasmettere a chi si affida a noi per la propria formazione. Abbiamo ottima scienza, e vogliamo mescolare i vari ingredienti per fare qualcosa che risponda alle richieste del futuro, guardando lontano. Certo, forse gli ordinamenti attuali, la burocrazia, non lo permettono. Se ci faremo fermare dagli adempimenti, rinunciando agli obiettivi, il futuro sarà ancora più buio. Le regole si cambiano, se sono inadeguate ad affrontare i problemi che abbiamo davanti. Viva l’Università del Salento!


Torna su