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"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
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Programma gennaio 2019
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Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
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Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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NOTERELLANDO… Costume e malcostume 32. Le appassionanti Olimpiadi d’Italiano PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Mercoledì 20 Aprile 2016 06:03

[“Il Galatino” a. XLIX n. 7 del 15 aprile 2016, p. 3.]


Mai fare di tutta l’erba un fascio.

Si ha un bel dire (un ‘brutto’ dire, anzi!) che il mondo d’oggi è allo sbando, che troppe cose non vanno, che le nuove generazioni sono malate, disorientate, attratte più dall’edonismo, dai social network o dallo sballo, che dai ‘nobili ideali’ di un tempo.

Concetto troppo generico e ingiustamente falso nella sostanza. Dall’alba dell’umanità, tutte le generazioni più giovani sono sempre state ‘diverse’ da quelle precedenti. E non è sempre detto che il ‘nuovo’ sia peggiore del ‘vecchio’ (come, d’altronde, non lo è, semplicisticamente, neanche il contrario). È il cammino fisiologico dell’evoluzione, l’eterna disputa tra genitori e figli, o tra ‘conservatori’ e ‘progressisti’, con opinioni, ragioni e punti d’osservazione differenti, ma non per questo necessariamente inconciliabili.

La notizia che propongo in questa occasione è di quelle che rinfrancano, che aprono l’animo alla gioia, all’entusiasmo, alla speranza. Che indicano la strada virtuosa verso l’attenzione e conservazione di valori preziosi e inestinguibili. Notizie che dovrebbero essere molto più frequenti, accanto alle tante ‘cattive notizie’. Che sono sempre troppe, e talora, volutamente, solo quelle, sempre secondo i dettami di un certo giornalismo (stampato, e ancor peggio televisivo), che è spesso qualunquista, e comunque voglioso di rimestare nella melma della politica o della cronaca nera o del gossip. Perché, infine, se “Tutto va male, madama la Marchesa” l’audience s’impenna al massimo… Vuoi mettere?

Sulla notizia buona, come sul buon esempio, non si ha spazio per discutere più di tanto. Nella notizia buona i toni alti e beceri, le urla, le aggressioni verbali, il chiasso diffuso e volgare, non servono. E di capri espiatori, poi – veri, presunti o spudoratamente falsi – non se ne trovano punto.

La bella notizia che qui propongo parla, intanto, di giovani. Di ragazzi adolescenti del nostro tempo, che – vivendo intensamente il “loro” tempo, e nonostante le varie tentazioni e contraddizioni – dimostrano di essere ancora liberi, sapienti, fantasiosi, appassionati, entusiasti. Smentendo il luogo comune (ma succedeva già nei ‘nostri’ anni Sessanta come ai tempi delle più antiche civiltà) che vuole i giovani e giovanissimi in massima parte ignoranti, sbandati, illusi, disperati, violenti, senza ideali.

Mi oppongo fermamente. Pur riconoscendo i vari e molteplici disagi in cui vivono alcuni giovani d’oggi, ho da sempre il piacere di progettare e impegnarmi insieme a loro: da quando ero loro coetaneo fino ad oggi, che ne sono diventato idealmente il padre, se non il nonno. I giovani hanno bisogno di amicizia e amore. Che, per primi, donano a piene mani. Sanno condividere e ascoltare. Chiedendo solo di essere anche ascoltati. Perché hanno la loro precisa personalità e sensibilità. Le loro idee. E la voglia di futuro.

 

*   *   *

 

Riservate agli studenti degli istituti superiori (con la partecipazione anche di alcuni Istituti italiani all’estero), nell’Aula magna del Convitto nazionale Vittorio Emanuele II di Roma, il 18 marzo scorso si è svolto l’atto conclusivo delle Olimpiadi di Lingua italiana, promosse dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in sinergia con l’Accademia della Crusca, e sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Quasi raddoppiando il numero dei partecipanti nell’edizione del 2015, gli studenti iscritti quest’anno sono stati 43.244. «Nelle loro mani – ha rilevato il ministro Stefania Giannini – è il testimone del valore della lingua italiana come segno d’identità, competenza e partecipazione».

Le Olimpiadi d’Italiano tengono conto di varie doti essenziali, che i giovani studenti degli istituti superiori (suddivisi in due fasce d’età: junior e senior) hanno dovuto esprimere al meglio, e che vanno dalla capacità di scrittura e di sintesi alla facilità di comprensione del testo redatto alla basilare struttura del nostro idioma. La cerimonia di premiazione è avvenuta il 19 marzo alla Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma.

Il tema di quest’anno proponeva l’utilizzo dell’italiano proprio nel settore del giornalismo. Dopo varie e articolate selezioni, sono stati prescelti 84 finalisti (47 ragazze e 37 ragazzi) di tutte le Regioni italiane. Con 7 finalisti ciascuna, le due Regioni più rappresentate sono state l’Emilia-Romagna e la nostra Puglia.

Rimarchiamo doverosamente, e con legittimo orgoglio, la partecipazione del nostro Liceo “Pietro Colonna” di Galatina (con due semifinaliste: Tatiana Dell’Anna e Isabella Carrozzini), e del Liceo Scientifico-Linguistico “Aldo Vallone” (con tre semifinalisti: Isabella Rizzo, Maria Letizia Colazzo e Simone Congedo), congratulandoci con questi giovani ‘campioni’, e invitandoli – qualora lo volessero – a esercitarsi anche sul nostro Galatino. L’invito vale, naturalmente, anche per tutti gli altri studenti salentini, e in particolare per la quindicenne Aurora Legittimo di Casarano (studentessa della II B nel Liceo “Giulio Cesare Vanini”), vincitrice assoluta del secondo posto nella sezione ‘junior’.

Ma il successo, in questi casi, è sempre di tutti: di chi ha partecipato con gioia – studenti, insegnanti, genitori –, di chi ama lo studio, la cultura, la propria lingua, come di chi sa riconoscere il bello anche in un ‘semplice’ tema d’italiano o in una intervista o articolo di giornale ben scritti e ben proposti.

Infine, nonostante l’assedio di anglismi e tecnicismi, l’Italiano è vivo. E dunque: viva l’Italiano!

L’occasione è anche utile per ricordare che la nostra bella lingua – di Dante, di Leopardi o di Manzoni o di Eco – è stata approfondita e insegnata anche da eminenti studiosi salentini e galatinesi come Aldo Vallone, per citare alcuni fra i più grandi e amati, e Mario Marti, al quale, almeno una solenne targa commemorativa nel nostro Liceo Colonna, se non un busto, è più che doveroso dedicare.

Possiamo confidare che ciò avvenga presto o prestissimo? Auguri!


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