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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
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Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
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Programma febbraio 2021
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Home Archivio attività Ecco i vincitori del laboratorio "La pagina che non c'è"
Ecco i vincitori del laboratorio "La pagina che non c'è" PDF Stampa E-mail
Archivio attività
Venerdì 29 Aprile 2016 06:15

LA PAGINA CHE NON C’È

L’ISOLA DEL TESORO

EPILOGO

34. La nuova mappa: viaggio alla ricerca del tesoro

Mentre stavamo ancora sull’isola, Silver disse che, insieme ai suoi uomini, doveva andare a sistemare la vela dell’Hispaniola perché potessero ritornare tutti in Inghilterra; tuttavia, poco dopo, sentii che il cuoco diceva agli altri di preparare la loro fuga con il tesoro. Subito lo riferii al capitano Smollett che mi disse di tenere gli occhi aperti su di loro e sul bottino. Intanto, Ben Gunn mi prese in disparte insieme al capitano, e disse che doveva subito rivelarci qualcosa di importante:

-         Jim, Smollett, voi non sapete ancora molto di me. Quando sono approdato su quest’isola, mi sono messo a cercare il tesoro perché … Insomma … volevo anch’io la mia parte. Ho seguito il percorso senza temere che qualcun altro prima o dopo di me avesse potuto trovarlo, perché ero certo che la mappa fosse una sola. Quando l’ho trovato, l’ho aperto immediatamente; dentro, al posto delle monete d’oro, c’erano pezzi di carta pieni di numeri e un foglio con dei buchi che sembravano fatti apposta. Ho pensato che potevano essere un’altra mappa, anche se non sono mai riuscito a decifrarla. Venite con me nella mia caverna, ve li mostrerò: vediamo cosa ne pensate.

Lo seguimmo. Rimasi senza parole. Non avrei mai potuto immaginare che Ben Gunn avesse nascosto il contenuto del baule.

Quando arrivammo alla grotta, ci mostrò i pezzi di carta. Subito notai che quei pezzettini potevano essere messi insieme, come un puzzle. Iniziammo così a cercare di combinarli. Non fu facile, anche perché i pezzi erano pieni di numeri. Dopo un’ora circa, riuscimmo a completare quel “puzzle”.

-         E adesso? – disse il capitano Smollett – Cosa ce ne facciamo?-.

Mentre tutti eravamo assorti nei nostri pensieri, una folata di vento invase la grotta. Mentre Ben Gunn e il capitano cercavano di mettersi al riparo, io osservai i fogli: essi caddero a terra e si sovrapposero. Subito capii che si trattava di un enigma e che i buchi mettevano in risalto solo una parte dei numeri. Spiegai questo ai due, che non sembrarono comprendere subito. Così dissi:

-         Non capite? Queste potrebbero essere le coordinate per arrivare al vero tesoro! –

Ben e Smollett mi guardarono sbalorditi. Presero i fogli sovrapposti e, dopo, mi fecero cenno di aver capito. Intanto che io e il capitano decifravamo le coordinate, Ben Gunn esclamò:

-         E Silver e i ribelli? Cosa facciamo con loro? Non possiamo certo lasciarli venire con noi alla ricerca del forziere!-

Pensai che Benn non aveva tutti i torti e che dovevamo trovare una soluzione al più presto. Il capitano prese la parola:

-         Potremmo fare in questo modo: riempiremo il vecchio baule con delle pietre per appesantirlo; poi, sicuramente, durante la notte i ribelli cercheranno di scappare con il tesoro e se ne andranno con i sassi. –

Seguì una risata a dir poco maligna che rimbombò in tutta la caverna. Ci mettemmo tutti a lavoro. Contemporaneamente pensavo alla faccia di Silver quando avrebbe scoperto di essere stato imbrogliato. La notte non riuscii a dormire molto perché pensavo a quello che avrei fatto al giorno dopo e anche perché disturbato dai rumori di Silver e dei suoi che stavano per appropriarsi del forziere. Sognai di prendere il tesoro, di ritornare a casa e riabbracciare la mamma e tutti coloro che mi avevano sostenuto nel mio viaggio. Non vedevo l’ora che arrivasse l’alba. Appena vidi la sua luce mi levai e, dopo aver svegliato quei due dormiglioni di Ben e del capitano, la prima cosa che proposi di fare fu di accertarci che Silver e gli altri se ne fossero andati con il forziere. Mi dispiacque molto di non trovare più l’Hispaniola. Dopo un’ora di preparativi e dopo essere riusciti ad individuare il posto indicato dalle coordinate, ci incamminammo verso la Montagna delle Due Punte. Il viaggio non fu molto lungo. Ci fermammo ogni ora per essere certi del percorso che dovevamo seguire. La parte più difficile fu scalare la montagna. Utilizzammo corde e picconi. Mentre salivo riuscivo a vedere tutta l’isola sotto di me: la Montagna del Cannocchiale, i boschi, le foreste e, persino, la caverna di Ben Gunn; sembrava di vivere un sogno! Percepivo odori e suoni della natura che non avevo mai sentito in Inghilterra. Dopo essere arrivati in cima alla montagna, trovammo un’insenatura che al suo interno custodiva il vero tesoro, il cui splendore ripagava di tutta la fatica e dei sacrifici affrontati durante la nostra avventura. Lo trascinammo fino all’uscita. La discesa poco ripida ci portò facilmente verso la costa. Riaffiorava, però, un altro grosso problema: come ritornare in Inghilterra? Proposi:

-         Potremmo costruire una zattera! - .

Subito ci mettemmo al lavoro: tagliammo la legna necessaria e, utilizzando corde e coltelli, creammo la zattera. Dentro trascinammo il baule e delle provviste e ci mettemmo in viaggio. L’imbarcazione era lenta e, per questo motivo, decidemmo di remare a turno per velocizzare il percorso, remando con energie sempre fresche. La quiete del viaggio si interruppe con la visione di un’ombra in lontananza. Molti sperarono fosse un miraggio ma non fu così; quando pensammo fosse tutto finito, l’incubo riemerse: John Silver era tornato. Iniziammo a preparare le munizioni: ci attendeva una battaglia navale.

Sapevamo benissimo di essere in netto svantaggio, poiché, essi avevano i cannoni carichi e anche un’imbarcazione molto più resistente. Li incoraggia:

-         Loro hanno le armi ma noi abbiamo l’astuzia! - .

Si aprì il fuoco incrociato: feci rimanere gli altri sulla zattera mentre io saltai furtivamente sull’Hispaniola. Alle spalle dei tiratori, rivolti verso i miei compagni, tagliai con il mio fido coltello la corda dell’albero maestro e, prima che cadesse la vela, ritornai rapidamente sulla zattera.

Guardammo orgogliosi quegli uomini che, invano, si dimenavano cercando di liberarsi dalle grinfie di quel grande telo, ma ormai erano dei bersagli mobili.

-         Il bene vince sempre contro il male, come appare evidente in questo caso. John Silver ci ha tradito; ora è stato punito – disse il capitano Smollet.

Alzando il bicchiere, continuò:

-         Un brindisi in ricordo di tutte le vittime causate dal suo atteggiamento d’egoismo - .

Era finita, avevamo vinto! A bordo dell’Hispaniola, ritornai insieme agli altri a casa fra le braccia di mia madre e con il tesoro.

Anni dopo ricostruì la locanda chiamandola “Il Capitano Flint” in onore del grande uomo che mi aveva fatto vivere quell’avventura e cyhe mi aveva fatto capire che la mia vera casa era il mare. Egli mi aveva fatto diventare ciò che sono ora: Il Capitano Hawkins.

 

 

Istituto Comprensivo Polo I Galatina

Scuola secondaria di primo grado “Giovanni Pascoli”

Classe II sezione C

 

Enrico Codazzo

Giorgia De Pascalis

Ilaria Mandorino

Marco Esposito

Silvia Carachino

Sofia Sambati

 

 

LA PAGINA CHE NON C’È

IL GIARDINO SEGRETO

LA FAMIGLIA RIFIORITA

 

Il signor Craven che per molto tempo era stato lontano dal proprio figlio perché gli ricordava la sua defunta moglie ora era fiero di lui, per la sua forza di volontà e per l’ amore che gli dimostrava.

Mary era felice, continuava a giocare con Dickon e Colin e si occupava con cura del giardino, aiutata da Ben.

Quella mattina il giardiniere, in occasione dell’ undicesimo compleanno della ragazza, le chiese:

“Qual è il tuo colore preferito?”

“Il bianco perché mi ricorda il colore preferito della mia mamma, lei portava sempre una rosa bianca fra i capelli ed in ogni festa era la più ammirata da tutti”.

“Allora il mio regalo di compleanno sarà quello di piantare nel nostro giardino delle bellissime piante di rosa bianca.”

Per quel giorno Lord Craven aveva organizzato una battuta di caccia alla volpe, per questo aveva invitato le più illustri famiglie della Contea; fervevano i preparativi, che coinvolgevano tutto il personale, i ragazzi, invece, giocavano in giardino.

Mary: “Che strani i grandi, si divertono ad uccidere gli animali, secondo me è ingiusto.”

Dickon: “Questa è una cattiveria, come vorrei che tornassero a mani vuote, per me gli animali vanno rispettati e protetti.”

Colin: “ Neanche io capisco quest’ usanza, da grande non parteciperò mai ad un tale svago.”

Mentre conversava, Dickon era impegnato a vangare il terreno per poi piantare le rose bianche. Era l’ unico pezzo di terreno rimasto incolto ed il ragazzo faticava liberarlo dalle erbacce e dai sassi.

“Guardate, ragazzi! C’ è qualcosa qui sotto! Aiutatemi ad estrarlo.”

I tre ragazzi lo aiutarono e, sorpresa, videro uno scrigno impolverato. Lo forzarono con gli attrezzi di Dickon e vi trovarono un vecchio diario, ingiallito; lo aprirono e dalle pagine caddero delle rose secche.

Incuriositi iniziarono a sfogliarlo e furono attratti da una foto che raffigurava due neonati, dietro alla foto    c’ era scritto: “I miei adorati gemelli Mary e Colin, un bacio dalla loro mamma Lilias.”

La sorpresa fu grande, i due ragazzi si abbracciarono piangendo, Colin impallidito disse: “Chi l’avrebbe mai immaginato?”

E Mary: “ecco perché sentivo tanta tenerezza per te e mi preoccupavo della tua salute. Invece quella che io credevo la mia vera mamma, nei miei confronti era distaccata, ma io le volevo bene lo stesso.”

In quel momento la signora Medlock entrò nel giardino:

“Ragazzi, è pronta la vostra merenda, fate presto perché Lord Craven ed i suoi amici stanno rientrando dalla caccia e fra poco ci sarà il ricevimento a cui parteciperanno tutti gli ospiti con le rispettive famiglie.”

Mary e Colin salutarono Dickon e corsero nel salone per incontrare il padre e per mostrargli il diario ritrovato. Appena lo videro gli saltarono al collo gridando: “Papino, papino, siamo felici di conoscere la verità, guarda il tesoro che abbiamo trovato!”

Il padre guardò la foto con gli occhi lucidi, ricambiò l’ abbraccio e mandò i figli in cucina.

“Andate a prendere la merenda perché ora devo occuparmi degli ospiti che arriveranno a momenti.”

Nella grande cucina la servitù alacremente preparava il banchetto per gli illustri invitati.

Mary mentre prendeva la merenda dalle mani di una giovane donna, maldestramente fece cadere il diario; la donna si chinò e raccolse da terra la foto.

Il suo volto cambiò espressione, guardò con tenerezza i due ragazzi, socchiuse gli occhi e ripensò al suo passato. In quegli attimi le tornò in mente la sofferenza provata con il colera, il caos nel suo palazzo, le urla dei domestici. Li riguardò e riconobbe in Mary la piccola bimba che le era stata affidata dal cognato alla morte della moglie, cioè sua sorella Lilias. In quel momento tutta la sofferenza provata in quell’anno, sembrò svanire.

Uscì con loro dalla cucina incurante del richiamo della signora Medlock e corsero da Lord Craven.

Quando il cognato li vide, riconobbe la donna e ricollegò tutto ciò che era accaduto. Invitò la cognata e i figli a prepararsi per il ricevimento durante il quale si sarebbero presentati come una vera famiglia.

La musica si diffondeva per il salone, i bicchieri tintinnavano sui vassoi mentre i camerieri servivano gli invitati che chiacchieravano ricordando le imprese di cacca, invece le dame si ammiravano a vicenda e presentavano le proprie figlie da marito.

Al suono del gong la musica si interruppe e dalla scalinata principale scese la famiglia Craven al competo.

Lord Craven iniziò a presentare agli amici la cognata ed i figli e quando giunse alla presenza di Sir Button, questi guardò la donna sbalordito e poi chiamò in disparte l’ amico.

“Quella bella signora somiglia tanto alla mia domestica che è venuta ad aiutare la vostra servitù in cucina. L’ho portata dall’India nel mio ultimo viaggio perché mi sembrava che avesse modi signorili adatti alla mia famiglia, per questo l’ ho fatta partecipare a quest’ occasione importante.

Mi ha raccontato di aver perso la memoria in seguito ad un’epidemia di colera che l’ha costretta a vivere per molto tempo in ospedale. Chi l’aveva trovata ricordava che stava nascosta sotto le macerie, indossava abiti a brandelli, aveva il volto irriconoscibile e non dava segni di vita. Questa storia mi aveva impietosito anche perché mi ha raccontato che la deridevano chiamandola “Lady” per i suoi modi raffinati. I ragazzi come mai sono entrambi tuoi figli?”.

E Lord Craven: “ Sono i miei due gemelli che dopo pochi mesi dalla morte di mia moglie ho dovuto separare perché non riuscivo a vederli insieme ed a crescerli, perché avevo un dolore troppo grande che mi rendeva insensibile. Mary è cresciuta in India affidata alla sorella di mia moglie e quando un anno fa c’è stata l’epidemia di colera ed hanno creduto che fossero morti entrambi i genitori, è ritornata in Inghilterra credendomi suo zio.

Ora io e mia cognata Victoria abbiamo deciso di unirci in matrimonio; lo celebreremo a giorni in giardino, il nostro bellissimo giardino tutto fiorito di rose bianche: i fiori preferiti da Lilias”.

Mary interruppe il discorso: “Padre, dopo le vostre nozze andremo in viaggio in India? Vorrei tanto rivedere con Colin, Martha e Dickon i luoghi della mia infanzia e rivivere le meravigliose feste indiane; indosserò lunghi abiti di seta e metterò tra i capelli una rosa bianca come faceva la mia mamma”.

Lord Craven, sorridendole, acconsentì.

 

 

 

 

 

Istituto Comprensivo Polo III

Scuola secondario di primo grado “Giovanni XXIII”

Gli alunni delle classi prime:

Alena Giannaccari

Giada Marra

Lucrezia Marzo

Larah Croce

Chiara Tinelli

Giacomo Conte

Federico De Finis

Andrea Gabrieli

Anna Paola Mauro

Francesco Solidoro

Sara De Pascalis

Beatrice Durante

Gabriele Mandorino

Daniele Margiotta

Noemi Notaro


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