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Vanini e il suo monumento a Taurisano PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Gigi Montonato   
Venerdì 06 Maggio 2016 06:10

[“Presenza taurisanese” anno XXXIV n. 4 – aprile 2016, p. 13]


Finalmente, verrebbe di dire. Finalmente Vanini ha il suo monumento a Taurisano. “Patria mia nobilissima” la chiamò in un passo dei Dialoghi. Ma “finalmente” non lo diciamo, perché la parola fine non esiste per Vanini, neppure per esprimere nella radice di un avverbio la soddisfazione di un traguardo.

E’ stato realizzato un manufatto in bronzo, che richiama vagamente il volto del Filosofo ed è stato collocato al centro del paese, con a destra il Palazzo Ducale, simbolo del potere politico, e di fronte la Chiesa Madre, simbolo del potere religioso.

E’ il monumento a Vanini. Ma più che altro è un omaggio alla sua filosofia. Va ricordato che un ritratto del Vanini, storicamente documentato come autentico, non esiste. Esistono delle stampe, le quali, a parte quella della “Neue Bibliothec” del 1714, che si differenzia, propongono tutte un medesimo volto del Vanini, nelle fattezze che ormai da due secoli in qua sono universalmente note. Ce n’era uno a Taurisano. Lo possedeva la famiglia Coronisio, peraltro imparentata coi Vanini. Secondo una testimonianza orale di Luigi Ponzi fu distrutto insieme ad altre cose del Filosofo nel corso dell’Ottocento in atmosfere clericali. Forse poteva essere quello l’autentico o quanto meno il più attendibile.

L’opera odierna è dell’architetto milanese Paolo Prevedini, che più di tre anni fa, nel novembre del 2012, vinse il concorso di idee, all’uopo bandito dall’Amministrazione Comunale. Un concorso, a dire il vero, affrettato e perciò povero di concorrenti e di proposte, appena una decina, e – diciamolo pure – in penuria di soldi. Un nostro approccio informale con l’Assessore Claudio Scordella, per riaprire i termini e rivedere i criteri per ampliare la partecipazione, non ebbe alcun esito.

Chapeau! L’intento era di realizzare il monumento, dopo quasi un secolo e mezzo dall’idea prima; e il monumento ora c’è. Come non dire che è stata un’impresa?

Fu nel 1868 che a Firenze sorse un comitato presieduto da Giuseppe Ferrari (1811-1876), il più rappresentativo esponente della scuola democratica risorgimentale, quello che proponeva un’Italia repubblicana e federale, per realizzare un monumento a Vanini in Lecce. Del comitato fece parte anche Guido Porzio, che tanto si prodigò a tenere viva l’idea del monumento e i collegamenti tra Firenze e Lecce. In quegli anni intanto egli lavorava alla traduzione delle opere vaniniane.  Ne parla in un suo scritto del 1909 lo storico Pietro Palumbo.

Il Comitato si rivolse allo scultore Antonio Bortone di Ruffano, che si adoperò alla bozza di un progetto, che apparve troppo impegnativo per essere realizzato. L’Amministrazione Provinciale ripiegò, per la sollecitazione del consigliere e deputato Gaetano Brunetti, su un busto in marmo, che fu scolpito dal Bortone (1868) e da sempre in mostra nella Biblioteca Provinciale di Lecce. In quegli stessi anni fu realizzato un altro busto del Vanini dallo scultore Eugenio Maccagnani (1888) su committenza dell’Amministrazione comunale leccese, da collocare nella Villa Garibaldi del capoluogo salentino, dove da sempre fa bella mostra di sé, grave nel volto, sulla destra entrando dall’ingresso di Viale XXV Luglio, dirimpetto alla Prefettura.

Di un monumento a Vanini in Taurisano si incominciò a parlare nel 1969, alle Celebrazioni per il 350° anniversario della sua morte, ma solo come vaga ipotesi tra tante belle cose da fare nell’entusiasmo del risveglio intorno alla figura del Filosofo, che finalmente trovava nella sua terra natale degna attenzione. Allora si formò un comitato di ben trenta persone presieduto dal Sindaco, ins. Ugo Baglivo, che comprendeva la cittadinanza in tutte le sue componenti, politiche, sociali, culturali e generazionali; cui era vicino l’intero Consiglio Comunale, formato da venti consiglieri, i quali chiesero espressamente e ottennero di essere puntualmente informati su tutte le iniziative e piena partecipazione alle fasi esecutive. Fu quella una vera manifestazione comunalpopolare, come non ce ne sarebbero più state.

L’idea del monumento non andò oltre un’ipotesi. Altre erano allora le priorità, prima tra tutte l’acquisto della casa di via Roma, per farne un centro studi, la Domus Vaniniana, come suggerì il Professore Antonio Corsano, che di quelle celebrazioni fu il patrono. Come poi sarebbe accaduto, con l’acquisto della casa sotto la seconda Amministrazione di Antonio Santoro e il successivo restauro sotto l’Amministrazione di Claudio Leuzzi.

In coda a quelle celebrazioni si chiuse anche la secolare questione della lapide di Giovanni Bovio del 1876. L’Amministrazione Comunale accettò la proposta della Loggia massonica leccese “Liberi e Coscienti” di donare al Comune di Taurisano la lapide con l’epigrafe del filosofo tranese. Il manufatto è veramente pregevole. Realizzato a Ravenna in mosaico, il pannello, che contiene anche l’effigie di Vanini, fu collocato sulla facciata della casa che la tradizione vuole essere stata dei Vanini, con una cerimonia svoltasi l’anno successivo.

Si ricominciò a parlare seriamente del monumento a Vanini nel 1997, quando la Giunta Comunale di Claudio Leuzzi nominò una specifica commissione e mise in bilancio una prima somma (30 mln di lire). Ma fu nel fervore dei due convegni del 1999 su Vanini (380° anniversario della morte) e su Corsano (Centenario della nascita), Amministrazione di Mario Manco, che si riprese il discorso del monumento e si integrò in bilancio la precedente somma, che comunque rimase esigua. Nel corso della seconda Amministrazione di Luigi Guidano fu approvato l’atto deliberativo del concorso di idee, poi bandito ed espletato sotto l’Amministrazione di Lucio Di Seclì.

Per tornare alla soluzione scultorea di Prevedini, che in verità ha provocato qualche perplessità, anche per il sito della sua collocazione, essa appare comunque all’altezza dell’iniziativa e dell’attesa; poteva essere scelta benissimo tra mille altre. Non è il numero dei partecipanti che conferisce valore all’«idea» vincitrice di un concorso, ma l’opera in sé. Essa dà allo spazio urbano del paese un tocco di modernità e di respiro nazionale; paga un debito di riconoscenza al suo cittadino più conosciuto nel mondo e sicuramente fa pensare più di quanto non avrebbe fatto un busto tradizionale del filosofo. Il che, per stare nei termini della filosofia, risponde alla domanda di fondo, che è sempre di conoscere e di affinare gli strumenti critici del pensiero.

 

 

 

 


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